Le riforme degli esami non finiscono mai


Retorica riformatrice, rapporto tra discipline e persona, crisi dell’interdisciplinarità: i difficili nodi del nuovo Esame di Maturità.

Matematica: il limite se x tende a zero
di sen(x) su x è uguale a uno per davvero
E l’integrale. di una derivata, è importante,
è la funzione di partenza più K, costante
Italiano: Manzoni: gli sposi, provvidenza;
Ungaretti: “M’illumino d’immenso”, l’essenza
Dante: Beatrice, la commedia che fatica, 100 canti …
Dalla canzone Maturandi di Lorenzo Baglioni

La dichiarazione sottoscritta dal Ministro dell’Istruzione e del Merito sull’ennesimo cambiamento dell’Esame di Stato conclusivo dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore è stata già oggetto di disamina su Matmedia. Peraltro, non sembra inopportuno ritornare su una tematica che condiziona l’impegno quotidiano di docenti e studenti all’interno della scuola militante. Ecco alcune ulteriori riflessioni sul testo in questione, presentate come spunti per sollecitare un rinnovato dibattito, di periodo in periodo.

Il ritorno all’Esame di Maturità e l’orale radicalmente nuovo

 “Da quest’anno si torna all’Esame di Maturità, con un orale radicalmente nuovo.”

Antico rito di passaggio sudafricano

Esame non più di Stato, ma di Maturità. Chi ha introdotto il cambio di denominazione forse non si rende conto del reale significato di “maturità”. La si può definire “piena e chiara conoscenza dei vari temi e problemi della vita e del sapere, spesso accompagnata da un’adeguata esperienza”. È mai possibile che una conoscenza e un’esperienza di tal genere siano in possesso di esaminandi giunti o in procinto di giungere alla maggiore età? E anche se per assurdo ne fossero in possesso, come sarebbe possibile accertarlo nella breve durata temporale dell’esame? Gli adulti, che definiscono i criteri in base ai quali giudicare maturi o immaturi i giovani, sono essi stessi maturi per il loro status di adulti? Una vita intera non basta per conseguire una maturità che possa essere considerata definitiva.

Quando si parla di maturità dei giovani con riferimento all’esame conclusivo dei corsi di studio secondario superiore, si attua generalmente una scissione fra psiche e soma. La dimensione psicosomatica della crisi puberale viene ignorata e si smarrisce così la possibilità di comprendere appieno la ricerca adolescenziale di un’esistenza serena, rilassata, esente dall’ansia di prestazione, insomma di un’oasi chill, per usare una parola che l’Accademia della Crusca ha incluso fra le parole dell’anno:

“Nel linguaggio giovanile, e nei suoi usi in rete, chill assume il significato generico di ‘rilassamento’, ‘tranquillità’, ‘relax’ e ‘calmo’, ‘tranquillo’, ‘privo di stress’. Come sostantivo e aggettivo può descrivere un atteggiamento sereno e disinvolto, una persona rilassata e calma, un’attività priva di pressioni o stress, una situazione piacevole e distesa. Lo troviamo in espressioni del tipo ‘Dai, stasera facciamo qualcosa di chill, niente di troppo impegnativo’, ‘Stai chill, non c’è niente di cui preoccuparsi’ o ‘Mi sta simpatico il nuovo professore di fisica, è super chill’, ma anche in locuzioni fisse come stare nel chill: ‘Oggi non voglio stress, sto nel chill’.

Nel film Notte prima degli esami, ambientato alla fine degli anni ottanta, viene rappresentato un docente autoritario e inflessibile, soprannominato “La carogna”, contrapposto a uno studente dell’ultimo anno che lo ricopre di insulti, convinto di non doverlo mai più incontrare, mentre se lo ritroverà in Commissione d’esame. In quel clima epocale l’esame giungeva a coronamento di un controproducente autoritarismo scolastico.  Eppure, fra il docente e lo studente si giungerà a una sorta d’intesa, come si può desumere dalla complessa trama del film. Sul sito denominato spettacolomania si legge in proposito:

“Il film ci ricorda che l’istruzione è più dei programmi ministeriali. È fatta di persone, studenti, professori e famiglie […] Magari è proprio questo il segreto della longevità del film, ovvero ricordarci che, al di là delle formule e dei percorsi, l’istruzione è prima di tutto una storia umana.”

È inadeguato ogni intervento sull’esame che lo consideri separatamente dall’intero corso di studi, come se la prova venisse fuori dal nulla.

Definire “radicalmente nuovo” l’esame orale tradisce un intento autocelebrativo, rivelando il compiacimento di chi si ritiene un riformatore illuminato. Un’effettiva novità radicale dell’esame comporterebbe l’annullamento totale della sua precedente struttura contenutistica e delle relative pratiche degli esaminatori. Cambiamenti teorici sono stati introdotti, ma non è detto che si rivelino autenticamente migliorativi nella prassi. Ciò che davvero importa, senza che nella dichiarazione ve ne sia traccia, è il miglioramento delle conoscenze dei candidati nell’ambito delle discipline oggetto d’esame. La padronanza dei contenuti disciplinari, intesa come avvenuta integrazione di essi nel patrimonio culturale degli allievi, costituisce il vero banco di prova.

L’abolizione della cosiddetta tesina

“Abbiamo tolto la discussione del documento, che obbligava a fare collegamenti interdisciplinari forzati, creando inutile apprensione nei ragazzi, anche a causa della sua casuale imprevedibilità, e che non contemplava necessariamente una valutazione disciplinare.”

Candidati

La discussione del documento, ovvero della cosiddetta tesina, nell’ottica ministeriale “obbligava a fare collegamenti interdisciplinari forzati”. Non risponde al vero che vi fosse un obbligo di forzare i collegamenti: forzature potevano avvenire, ma non necessariamente. In ogni caso la Commissione esaminatrice aveva nel documento elaborato dallo studente un punto di riferimento utile al fine dell’instaurarsi di un colloquio disteso, senza creare “inutile apprensione nei ragazzi”, che al contrario venivano messi più a loro agio. Parlare poi di “casuale imprevedibilità” significa ignorare la realtà dei fatti, cioè che il presentatore della tesina era consapevole degli argomenti da trattare. Poteva verificarsi certamente un inconveniente, ossia la presentazione di una tesina elaborata con sotterfugi, ricorrendo a materiale organizzato reperibile in rete, ma di fronte a tale trasgressione la Commissione esaminatrice acquisiva elementi utili anche in negativo per una sua valutazione in pectore da verificare ulteriormente in corso d’esame.

La discussione del documento consentiva inoltre di coinvolgere nella discussione anche altre discipline oltre a quelle designate per il colloquio. È sconvolgente constatare che proprio i rapporti fra diverse discipline, dimostrati indispensabili dalla più avvertita gnoseologia contemporanea per una seria ricerca della verità o delle verità, vengono bypassati.

Il colloquio

 “Abbiamo preferito puntare su un colloquio riferito a quattro discipline, durante il quale il candidato potrà dimostrare non solo il grado di conoscenze e competenze raggiunto, ma anche il grado di autonomia e responsabilità acquisito. Da qui la rilevanza delle attività extracurricolari, sportive o culturali. Da qui l’importanza delle azioni particolarmente meritevoli compiute.”

Candidata

A prima vista non si comprende quale tipo di relazione sussista fra conoscenze e competenze disciplinari da una parte e autonomia e responsabilità dall’altra. Infatti, autonomia e responsabilità sono rilevabili sul piano comportamentale e non riguardano la padronanza del sapere curricolare. Il chiarimento viene desunto dal periodo successivo, che rinvia a forme di attività extrascolastiche. Dunque, la Commissione esaminatrice nel corso del colloquio potrà trovarsi a dover considerare esperienze di vita, magari forzate come nell’alternanza scuola-lavoro, stabilendo anche per esse il grado conseguito. Si introduce così la condotta non solo a scuola, ma anche al di fuori di essa, come materia sottoposta a valutazione.

I risultati dell’accertamento delle conoscenze e competenze disciplinari possedute dal candidato dovrebbero essere integrati con notizie concernenti altre sue attività ed azioni. Questa precettistica impartita agli esaminatori vuol essere accattivante per i candidati, in modo da scongiurare clamorose azioni di protesta, come quelle intorno alle quali si è acceso nella scorsa tornata di esame un fervente dibattito. Ricordiamo che si erano manifestate proteste contro procedure di valutazione dichiarate mortificanti da diversi candidati: avendo conseguito un punteggio sufficiente per conseguire il diploma prima ancora di presentarsi all’orale, essi rifiutavano di sostenere il colloquio, asserendo che si sentivano ridotti a numeri e non erano presi in considerazione come persone. Ed ora si vorrebbe considerare come persone quegli stessi studenti mortificati con i famigerati test.

Conseguenze del rifiuto di sostenere la prova orale

 “Da qui anche la necessità di ripetere l’anno per chi si rifiuterà di essere valutato all’orale.”

Candidato

Questa disposizione risolve sbrigativamente il problema di una protesta studentesca scatenatasi contro l’esame e contro la scuola stessa. D’altronde, è evidente che un esame articolato in prova scritta e prova orale, se non siano state sostenute entrambe le prove, non può essere considerato completo. Alla misura repressiva si accompagna poi contraddittoriamente la ventilata intenzione di tener conto del malessere manifestato dagli studenti, come a volerne accogliere seriamente le istanze di non vedersi ridotti a meri numeri. Il punto cruciale riguarda quindi una questione filosoficamente delicata qual è quella dell’esistenza, sottoposta dai giovani all’attenzione della società adulta.

La presunta valorizzazione della persona

“In una società che ha necessità di riscoprire il valore della maturità, il nuovo esame orale consente di valorizzare nella sua interezza la persona dello studente.”

Su scala planetaria la società, se ancora la si può definire tale, necessita effettivamente di riscattarsi dal suo degrado, dovuto innanzitutto a decrepiti, bellicosi e spudorati detentori del potere. In una situazione sentita ormai come irreversibile la speranza che le nuove generazioni possano rigenerare l’umanità si palesa aleatoria. Tuttavia, si presume di poter valorizzare lo studente, che nella dichiarazione viene definito “persona” nel senso che, oltre a rispondere a domande sui programmi svolti, potrà parlare di sé.

Orbene, se da un lato continuerà ad essere valutato in termini numerici “il grado di conoscenze e competenze raggiunto” in un numero purtroppo limitato di discipline, dall’altro risulterà difficile, anzi impossibile, stabilire nella breve durata dell’esame “il grado di autonomia e responsabilità acquisito”, basandosi su “attività extracurricolari” e “azioni particolarmente meritevoli”, perché autonomia e responsabilità sono caratteristiche totalizzanti, non suscettibili di essere graduate: o si è autonomi e responsabili o non lo si è.

Fin qui l’analisi critica della dichiarazione del Ministro dell’Istruzione e del Merito. Volendo passare ora dalla pars destruens a una pars construens, s’impone la necessità di confrontarsi coi significati del termine “cultura”, essendo la scuola un’agenzia culturale nel senso più ampio del termine, che include la formazione degli educandi. Quindi le prove d’esame non possono limitarsi ad accertare “il grado di conoscenze e competenze raggiunto”, come accadrebbe se ci si fermasse all’indicazione ministeriale per quanto attiene alle discipline. Bisogna esigere invece che gli esaminatori svolgano le loro ricognizioni alla luce di una definizione più ampia di “cultura”, qual è la seguente:

 “L’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo.”

Questo aspetto fondamentale dell’esame non risulta presente nella dichiarazione ministeriale, che a dispetto di quanto dichiarato finisce con lo scindere le discipline dalla personalità. Si tratta invece di accertare se e in quale misura le cognizioni siano diventate parte integrante della vita intellettiva ed emotiva del candidato, che potrà anche essere meritevole per aspetti extrascolastici, estranei però al rapporto da lui instaurato fra i contenuti culturali e la sua forma identitaria del sapere. In definitiva, è condivisibile quanto già osservato da Matmedia:

“Il comunicato e la dichiarazione del Ministro trasformano problemi strutturali in narrazione morale utilizzando il lessico pedagogico come copertura ideologica. Nel complesso, un testo politico che usa la scuola come scenario simbolico.”

L’auspicio è che nell’intero corso degli studi, non solo in sede d’esame, il candidato venga valorizzato come persona, obbediente o dissenziente che sia, in un clima aperto al confronto, ove possa palesare una crescita cognitiva ed emotiva con uno stile comunicativo elegante, che si potrebbe definire simbolo di “elevanza”, neologismo coniato da studenti liceali per indicare l’alta eleganza morale; uno stile, dunque, alieno dalla volgarità che l’odierno mondo politico su scala globale tende ormai sfacciatamente a ostentare sul proscenio dei social.

Nonostante tutto, l’Esame di Stato continua ad avere per studenti e studentesse un significato intimo, quello di un’esperienza irripetibile, destinata a suscitare nostalgia nel momento stesso in cui ci si ritrova alle prese col futuro, come Lorenzo Baglioni, il cantautore di cui sono stati riportati alcuni confusionari e strampalati versi in epigrafe, canta in “Maturandi”:

“La maturità è come un rito di passaggio …
Dopo non sarà più niente come prima
Come il mondo il giorno dopo Nagasaki ed Hiroshima …
Non so niente di domani, anzi, sì, una cosa sola
Va bene, lo ammetto: mi mancherà la scuola.”

Un approfondito studio dei riti di passaggio è stato compiuto dagli antropologi Arnold Van Gennep e Victor Turner. Nell’iniziazione risalta il problema del rapporto fra il soggetto da integrare e la comunità. Un ruolo di mediazione è svolto dal divinatore. Non sappiamo se gli insigni antropologi citati avrebbero visto un divinatore nell’attuale Ministro dell’Istruzione e del Merito.

L’esame nel cinema:

wikipedia.org/wiki/Notte_prima_degli_esami_(film)

Canzoni sugli esami:

https://www.google.com/search?Canzoni+sugli+esami&mst

Riti di passaggio:

 www.digies.unirc.it/documentazione/materiale_didattico

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