Bianchi: “La scuola del futuro? Deve costruire comunità anche grazie alla tecnologia”

La pandemia ha cambiato la scuola? E quali insegnamenti restano per il futuro?
Se è vero che da ogni caduta è necessario rialzarsi più forti di prima, lo stesso deve fare le scuola che ha subito un forte colpo quando, d’improvviso, il Covid-19 è entrato nelle aule e ha costretto anche alla chiusura delle scuole.
Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi sa che non è stato semplice, ma vuole evidenziare ciò che di buono la pandemia ha lasciato.
Durante un’intervista al Sole 24 Ore, infatti, il ministro ha spiegato che “L’emergenza che stiamo vivendo ha impresso forti accelerazioni nella scuola. Ha generato profondi cambiamenti. La scuola, per reagire a una condizione del tutto inattesa, quella della gestione della pandemia, ha messo in moto energie nuove, si è messa in cammino verso il futuro, avviando dal basso quelle riforme di cui si parla da venti anni.”
Adesso è tempo di mettere in atto questi cambiamenti, sostenerli e renderli fondanti per la scuola del futuro.
“Non possiamo e non vogliamo tornare a ciò che c’era prima, perché la normalità di prima lasciava indietro, in molte aree del Paese, un ragazzo su tre. Non possiamo permettercelo”, sottolinea il Ministro.
COSì SARA’ LA SCUOLA DEL FUTURO
Sulle basi di quanto accaduto con la pandemia, va costruita una scuola nuova che secondo il Ministro dell’Istruzione si può descrivere come segue.
“La scuola del futuro deve tornare a mettere al centro le persone. Più nello specifico, le persone in crescita, i nostri bambini e ragazzi. Attraverso questa attenzione, la scuola può svolgere un altro dei suoi compiti principali: costruire comunità. È a scuola che studentesse e studenti imparano a guardare dentro di sé, a riconoscere chi hanno accanto non come un rivale o un nemico ma come un compagno, a scoprire l’importanza della parola “insieme”.
Costruire comunità, quindi, deve essere l’obiettivo da perseguire sempre. Ma questo, specifica Bianchi, si può fare anche grazie all’innovazione e alla tecnologia.
“Attraverso l’esperienza difficile della didattica a distanza abbiamo compreso l’importanza della Rete e della tecnologia. Non possono essere sostituti della presenza, ma l’innovazione digitale può essere sfruttata dalle nostre scuole per accorciare le distanze, per creare legami, per scambiare idee e buone pratiche.”
Cosa serve? Le competenze per farlo.
Alla comunità educante, quindi, spetterà il compito “di fornire mezzi e competenze per essere cittadini digitali responsabili.”
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