Festa della Liberazione, verso una rivoluzione socratica per la scuola

Nel corso della propria vita può capitare di dover affidare se stessi o un proprio caro alle cure di un medico. Che si tratti di un percorso di cura o di un intervento chirurgico, il sentimento che si prova al termine del periodo terapeutico è sicuramente di gratitudine. Quest’anno potrei intitolarlo così “Un anno nelle mani dei medici”. E sì, così è stato per la mia piccolina, curata e assistita dalla Dott.ssa Ruzzini Laura, “Specialista in ortopedia pediatrica” presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Così è stato per me, anche se per un problema molto più lieve, in ogni caso curato ed assistito dal Dottore Stefano Capasso Medico Chirurgo .
A voi che del vostro lavoro fate una missione, a voi che a volte siete chiamati a salvare la vita, che avete sempre sempre una parola di supporto e un gesto gentile, a voi medici dico grazie…
Ma senza dimenticare il prezioso lavoro degli infermieri in corsia o in sala operatoria, lo stesso vale per gli anestesisti.

Ma la mia profonda riflessione in questo periodo particolare nasce spontanea, constatando in prima persona la professionalità dei medici, che dell’esperienza sul campo fanno la loro virtù professionale. Mi rivolgo direttamente al Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, e le chiedo come sia possibile mortificare in questo modo il mondo della scuola, gli insegnati precari e non solo. Le professioni che ho citato, come tutte le altre, passano necessariamente dalla scuola, intesa come luogo di crescita e di cultura fino all’università. I professionisti che ho citato, come ho già ribadito, necessitano di anni di esperienza sul campo per poter esercitare al meglio, evitando ogni minimo errore. Come ad esempio un pilota di aereo, che ha bisogno necessariamente di un minimo di ore di volo, per esercitare la professione e così in tutti i settori.
Perché nella scuola non valgono nulla gli anni di esperienza da precario?
Se un uomo o una donna lavorano nelle scuole per 10 e anche 15 anni, perché necessitano di percorsi ad ostacoli per raggiungere l’agognato ruolo ?
Perché i precari devono essere umiliati con selezioni assurde?
Distinguere il precario storico dal precario di nuovo inserimento è fondamentale. Il precario storico va stabilizzato se ha prestato servizio “senza demerito”, ovvero se non ha ricevuto alcun tipo di sanzione. Ancor di più se lo stesso ha preso parte a commissioni d’esame, se ogni anno partecipa a consigli di classe per determinare promozioni o bocciature, altrimenti si potrebbe tranquillamente dire che è tutto un grande bluff.

Perché non sanare in primis il precariato storico e poi pensare ad un sistema di reclutamento per i nuovi inserimenti in graduatoria?
Perché non chiedere i titoli necessari in prima istanza e non in corso d’opera?
Per dire basta a questo atavico problema della scuola, basterebbe davvero un pò di buon senso e niente più !!!

Diego Palma, presidente dell’associazione La Voce della Scuola LIVE

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