Prove Invalsi 2023: sono requisito di ammissione per l’esame
Dal primo marzo tornano le prove Invalsi di Italiano, Matematica e Inglese. Come da calendario, i primi a cimentarsi saranno i ragazzi e le ragazze dell’ultimo anno delle superiori, che a giugno dovranno affrontare l’esame di maturità.
Quest’anno c’è una importante novità: per la prima volta, le prove Invalsi sono requisito di ammissione all’esame di maturità anche se non hanno nessuna influenza sugli esiti finali dell’esame. A prevederlo è un decreto legislativo, il n. 62 del 2017, che però all’esame di Stato finora non è mai stato applicato, essendo stato sospeso in questi anni a causa dell’emergenza Covid.
«La pandemia, con il suo passaggio improvviso e dalle conseguenze tragiche – ha detto il presidente di Invalsi, Roberto Ricci – ha lasciato un segno evidente nella scuola in termini di esiti di apprendimento degli studenti. Il tempo ha dimostrato in modo molto evidente che i dati acquisiti attraverso prove standardizzate forniscono informazioni utili e necessarie a più scopi: innanzitutto aiutare la scuola a trovare percorsi di miglioramento all’interno della propria specifica realtà e capire come intervenire al meglio nel supportare la scuola a progredire e a rinnovarsi».
Valditara: «Obiettivo scuola intelligente e stimolante»
Intanto oggi il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, intervenendo alla presentazione di Didacta Italia, dall’8 al 10 marzo a Firenze, ha affermato che tra gli obiettivi che si pone c’è anche quello di una scuola «intelligente, stimolante, dove si studia con passione e serenità». «Stiamo preparano una indicazione agli enti locali per dare attenzione alle luci, ai colori, alla qualità del suono e della didattica negli istituti – ha spiegato il ministro – mi piacerebbe che ogni docente avesse un suo studiolo a scuola, una postazione con un pc, una libreria, dove poter preparare le lezioni, ricevere i genitori, fare ricerca». Il ministro ha anche detto di voler puntare sulla formazione dei docenti che riguardi in particolare l’uso delle tecnologie nella didattica, compresa l’intelligenza artificiale: «Voglio porre un’enfasi particolare sulla formazione continua degli insegnanti. È necessario che gli insegnanti ricevano una formazione di qualità e continua durante la loro carriera. La scuola dovrebbe avere una missione non solo didattica, ma anche di ricerca e questo è un aspetto poco discusso. Durante le mie visite in alcuni istituti scolastici, ho visto addirittura brevetti che dovrebbero essere valorizzati e trasformati in realtà applicative. Vorrei una scuola 4.0 come previsto dal Pnrr, innovativa, all’avanguardia e che sappia essere un modello nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale».
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