La funzione taumaturgica del Liceo del Made in Italy

La funzione taumaturgica del Liceo del Made in Italy

di Mario Maviglia

Comincia a prendere forma il cosiddetto Liceo del Made in Italy. Ne ha parlato recentemente la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nell’ambito di Vinitaly a Verona e a Milano in occasione del Salone del Mobile. Esiste anche un Disegno di Legge (DDL S. 497, primo firmatario Carmela Bucalo) presentato il 25 gennaio di quest’anno e assegnato al Senato per la discussione. Nella relazione di accompagnamento sono esposte le finalità di questo nuovo Liceo che mira a “formare una classe dirigente in grado di mettere a sistema opportunità e criticità con metodo, capace di puntare su solide competenze in economia, marketing, comunicazione, così come nel digitale, ma allo stesso tempo una classe dirigente che conosca il tessuto storico, sociale e culturale forgiato da storia millenaria.”

Dal canto suo, il Consiglio dei ministri ha approvato, nel corso della seduta del 31 maggio 2023, il disegno di legge sul cosiddetto Made in Italy, che inserisce in una cornice più organica e generale la promozione e valorizzazione delle eccellenze italiane, il patrimonio storico-artistico e le radici culturali nazionali. Viene prevista l’istituzione di un Fondo Strategico Nazionale del Made in Italy, per incentivare la crescita e il rafforzamento delle filiere di qualità nazionali e offrire al Made in Italy nuove opportunità di sviluppo ed espansione, oltre che strumenti di tutela e salvaguardia dei marchi italiani.

All’interno di tale quadro è contemplata la nascita del nuovo Liceo del Made in Italy allo scopo di sostenere le conoscenze e le capacità riguardanti la qualità dei prodotti della tradizione italiana attraverso un percorso liceale in grado di fornire ai giovani adeguate competenze linguistiche, economiche, di marketing, storico-giuridiche, artistiche, così da valorizzare i singoli settori produttivi nazionali e territoriali. Il nuovo Liceo dovrebbe diventare operativo a partire dall’anno scolastico 2024/2025.

Al di là di una certa prosopopea dal sapore nazional-popolare, le intenzioni sembrano andare nella direzione di un maggior riconoscimento del Made in Italy. Per quanto riguarda nello specifico l’istituendo Liceo, si tratta di capire se la via scelta sia quella giusta. Innanzi tutto è opportuno ricordare che attualmente le tre tipologie di istituti superiori (Licei, Tecnici, Professionali) offrono complessivamente 31 diversi indirizzi. A questi vanno aggiunti i corsi di formazione professionale di competenza delle Regioni. Sotto questo profilo non si può dire che in Italia l’offerta formativa non sia in grado di soddisfare i diversibisogni di istruzione. 

La nascita di un nuovo tipo di Liceo va ad incrementare ulteriormente questa possibilità di scelta per gli studenti a conclusione del primo ciclo di istruzione, ma crea nel contempo problemi di identificazione della specificità del nuovo istituto. La relazione accompagnatoria al DDL S497 afferma che “il cosiddetto Made in Italy è dato dalla creatività e dalla naturalezza, specificatamente italiana, con cui si spazia dalle specialità agroalimentari, alla moda, all’arredamento, al design, e che spesso traggono origine ed ispirazione dai nostri antichi mestieri. Questo insieme di eccellenze italiane deve essere messo a sistema, governato e potenziato.” Se questo è vero, non si comprende perché limitare ad un solo liceo il conseguimento di questi nobili obiettivi. Ci si dimentica peraltro che esistono già istituti superiori dove “le specialità agroalimentari, la moda, l’arredamento e il design” sono materie di insegnamento; questi istituti non sono forse interessati a promuovere a loro volta il Made in Italy? Non si tiene conto, inoltre, che con la riforma del 2017 uno degli indirizzi dell’Istituto Professionale è denominato proprio “Industria e Artigianato per il Made in Italy”. Perché creare quindi un ulteriore Liceo con questa vocazione? Non bastava potenziare le scuole già esistenti e rendere trasversale l’approccio al Made in Itlay? In fondo i diplomati di qualsiasi liceo o istituto tecnico o professionale attualmente in essere, se adeguatamente preparati, dovrebbero acquisire quelle competenze “particolarmente avanzate negli studi afferenti alle scienze giuridiche ed economiche, all’interno di un quadro culturale che, riservando attenzione anche alle scienze matematiche, fisiche e naturali, consenta di cogliere le intersezioni tra i saperi e di elaborare una visione critica della realtà”, come recita l’art. 2 del DDL S497. Se bastasse la creazione di un nuovo Liceo per conseguire questi risultati, la scuola italiana conoscerebbe finalmente una vera rivoluzione. Un Liceo taumaturgico, insomma.

In realtà, sorge il sospetto che questa operazione nasconda un vizio antico di parte della cultura italiana, retaggio del patrimonio gentiliano, ossia quello di considerare come “vera scuola” il liceo in tutte le sue declinazioni, con il liceo classico of courseall’apice, e poi a seguire tutte le altre sub-specie scolastiche. Ma non è da escludere che sia anche un’iniziativa astutamenteideologica, finalizzata a non affrontare i veri problemi della scuola italiana. Questa retorica sul valore del Made in Italy cozza in effetti con alcuni problemi atavici della scuola italiana che la contraddistinguono, in senso negativo, rispetto agli altri Paesi dell’UE: l’alto tasso di abbandono scolastico, il numero elevato di NEET, la precaria situazione di troppi edifici scolastici, gli stipendi da sopravvivenza del personale della scuola, gli esiti scolastici non proprio esaltanti così come impietosamente certificati dalle indagini internazionali, e via dicendo. L’istituendoLiceo del Mady in Italy sembra inventato apposta per “nascondere la polvere sotto il tappeto” (to sweep the dust under the carpet). Il tappeto però è di qualità. Made in Italy, obviously…

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