Sulle Prove Invalsi

Prove Invalsi ormai accettate e migliorabili

di Francesco Scoppetta

Un insegnante di scuola media che sapevo esser contrario alle prove Invalsi, dopo diversi anni ci tiene a dirmi che ha cambiato idea. Adesso è diventato favorevole alle prove anche se ritiene che potrebbero essere predisposte meglio. Mi sottolinea che ci sono voluti anni per ovviare al cheating, quando tutti sapevano che far svolgere in un’aula prove con gli stessi quesiti per tutti incentivavano la mutua cooperazione di docente e alunni. Così come ci sono voluti anni per capire che se si fornivano le stesse domande nelle prove su carta a tutti i ragazzi, quantomeno occorreva ruotarle nelle diverse versioni dei fascicoli.

Con le prove computer based il passo in avanti è stato notevole ma adesso un alunno può essere favorito dal caso perchè nelle prove di matematica non trova, per esempio, domande di geometria, o di algebra, oppure ha meno quesiti da fare rispetto al suo compagno di classe. Quindi da prove Invalsi in alcune aree inaffidabili perché i risultati derivavano da comportamenti scorretti siamo passati a prove in cui il caso favorisce alcuni allievi a scapito di altri. Eppure l’Invalsi giura che le prove non sono uguali per tutti ma hanno lo stesso grado di difficoltà.

E ci ricorda che ogni prova, prima di essere somministrata agli alunni, impegna quasi 200 autori, selezionati tra docenti, dirigenti scolastici e ricercatori; viene inoltre proposta a migliaia di studenti (pre-test) e i risultati vengono analizzati statisticamente. Tutto questo per verificarne la precisione, l’equità e la capacità di misurazione.

L’Invalsi, grazie ai test effettuati negli anni scorsi, possiede ormai numerosissimi dati sulla capacità di risposta degli studenti alle domande presenti nella “banca dei quesiti” dello stesso Istituto. L’analisi statistica dei suddetti dati permette di calcolare la probabilità dello studente, data una risposta a una delle domande della prova, di rispondere correttamente alle altre domande presenti nella “banca dei quesiti” dell’Invalsi. E’ come se lo studente rispondesse a ulteriori domande rispetto a quelle della prova, fornendo conseguentemente maggiori informazioni a fini valutativi. Ciascuna abilità, oggetto di misurazione nelle tre prove, è declinata in cinque livelli (grazie ad un modello statistico), ognuno dei quali descrive ciò che l’alunno sa fare. I livelli raggiunti in ciascuna delle discipline oggetto della rilevazione (Italiano, Matematica, Inglese) sono certificati.

Rispetto ai quiz per la patente o ai quesiti per la prova selettiva dei concorsi, per prepararsi alle prove Invalsi non si tratta di rinforzare infatti la memoria accoppiando la risposta giusta alla domanda (Chi ha la precedenza a questo incrocio?). Come esigeva la scuola tradizionale, non si tratta più di registrare le esatte parole della spiegazione del docente per ripetergliele in sede di interrogazione. Si tratta di saper ragionare (scuola delle competenze), perchè ogni quesito Invalsi cerca invece di misurare la capacità degli studenti di saper usare le conoscenze apprese per risolvere uno degli infiniti problemi della vita reale, per connetterle ad altre conoscenze o applicarle in un altro ambito.

Provare qualche quesito degli anni precedenti può essere utile giusto per prendere familiarità con il formato delle Prove e così non perder tempo, per capire il meccanismo, ma ciò detto, tanti docenti sanno che il miglioramento passa attraverso una didattica un po’ diversa che, per dirlo in maniera facile, renda chiaro agli studenti che si ricordano meglio i concetti e le nozioni se prima sono stati compresi. Anche una poesia si recita meglio a memoria se prima ragionandovi sopra se ne è davvero compreso senso e significati.

Sembra ormai diventata minoritaria la posizione contraria di tutti quelli, sindacati compresi, che hanno dipinto le prove Invalsi come il cavallo di Troia per valutare gli insegnanti. Se i risultati della mia classe vengono portati all’esterno io docente sarò chiamato a risponderne, è meglio che essi rimangano nella mia assoluta disponibilità, lontano da occhi indiscreti, anche perchè poi se per tutto l’anno l’alunno Rossi ha accumulato tante insufficienze debbo essere solo io a poter decidere in piena libertà se nello scrutinio finale diventeranno magicamente una sufficienza piena.

Insomma, le prove sembrano ormai accettate dalla scuola militante anche se lo strumento, come tutti gli strumenti, può essere migliorato. Non saprei dire in quale misura venga invece accolto il presupposto principale della somministrazione delle prove che resta pur sempre quello di una verifica del Sistema. Si può e deve riconoscere allo Stato e al Ministero dell’Istruzione il diritto di verificare sull’intero territorio nazionale gli esiti dell’insegnamento, gli apprendimenti, in corrispondenza di certe classi di età degli allievi? E in una scuola dove la libertà di insegnamento voluta dalla Costituzione è diventata libertà di voto e valutazione sommativa, quegli esiti come possono essere comparati se non attraverso prove somministrate nelle scuole anno per anno? Il fatto che tali prove non siano più uguali per tutti gli allievi (come succede con la maturità) è dovuto al fatto che possono essere somministrate in giorni diversi. In altre occasioni ho avuto modo di dire che se non facesse le prove Invalsi il nostro Stato potrebbe essere paragonato ad un produttore che dopo aver finanziato la realizzazione di un film si rifiutasse di guardare il prodotto finito perchè tanto i soldi li ha già spesi.

Stefano Bazzucchi ha fatto un semplice esempio per spiegare a tutti il punto cruciale delle rilevazioni. Molti insegnanti contrari alle prove fanno finta di non sapere perchè i libri di testo adottati, per tutte le materie, sono sempre dei veri malloppi, ponderosi, costruiti allo scopo di dare a ciascun docente la libertà di formare il suo menù scegliendo le pietanze preferite ed escludendone altre. “Se devo fare – ragionando per assurdo – un’indagine sulla media esatta dell’altezza di tutti i sessanta milioni circa di italiani e per fare questo intendo misurarli tutti, ho bisogno di uno strumento per poter effettuare le misure come, per esempio, un’asta metrata. Ora, quanto deve essere alto questo strumento? Più di due metri? Ovviamente sì, ci sono di sicuro italiani che sono alti più di due metri. Ma sono proprio sicuro che in Italia non ci sia qualcuno che possa essere più alto? Bè, per evitare problemi ed essere assolutamente sicuro che lo strumento che utilizzerò sarà in grado di misurare tutti, ma proprio tutti, utilizzerò un’asta di quasi tre metri. Io sono assolutamente certo che non troverò nessuno in Italia che sia più alto di tre metri e, nello stesso tempo, sono altrettanto certo che quello strumento sarà in grado di misurare tutti gli italiani.

Ecco, la prova Invalsi, per certi aspetti, funziona così: la sua alta difficoltà è dovuta proprio al fatto che deve essere uno strumento in grado di misurare anche il livello di apprendimento dell’alunno cosiddetto “eccellente”, cioè di quell’alunno che “mostra un grado di comprensione di un testo o di elaborazione di contenuti matematici ben al di sopra della media”.

La distribuzione normale (la più importante distribuzione statistica) è rappresentata dalla curva “a campana” gaussiana che ritroviamo nelle indagini OCSE-Pisa a cui partecipa anche l’Italia. Alle estremità troviamo le percentuali più basse ( livello inferiore-1 e di eccellenza-6) mentre al centro abbiamo quelle più numerose (livelli intermedi 3 e 4).

Qual è la differenza con quello che fanno i docenti di una scuola quando predispongono le prove di verifica per le classi parallele? E’ presto detto: tutti in una scuola si ritrovano d’accordo nel definire esattamente il livello più basso, mentre al contrario il livello più alto si tende ad estenderlo, con la conseguenza che non si riesce a distinguere più chi, per capirci, ha un livello buono, ottimo o eccellente. La stessa cosa sta succedendo anche con l’esame di Stato dove il “100 e lode” non è più l’eccellenza ma ricomprende ormai una schiera vastissima di alunni bravi, soprattutto in alcune Regioni.

Come sostiene Bazzucchi, soltanto i docenti che hanno compreso questi aspetti e che hanno poi approfondito la natura e la funzione dello strumento di rilevazione, lo “affrontano” con molta più tranquillità, consapevoli del fatto che, generalmente, i risultati rifletteranno la situazione della classe così com’è. Quando poi collegheranno i risultati alla situazione di contesto gli stessi acquisteranno maggiore significato. Per l’insegnante tutto ciò rappresenterà solo un ulteriore strumento di conoscenza della sua classe, un ulteriore elemento utile per la valutazione che è, e rimane, una sua specifica competenza professionale.

Le prove Invalsi sono costruite appositamente per uno scopo: comprendere, nella misurazione dei livelli di apprendimento, tutte le fasce di livello. I quesiti, quindi, oltre che a coprire tutta la gamma delle diverse competenze disciplinari, hanno coefficienti di difficoltà diversi.

Un ristretto numero di domande ha coefficienti molto alti di difficoltà e sono destinate alla misurazione della fascia di “eccellenza”. A questi quesiti, ovviamente, sarà in grado di rispondere solo un numero esiguo di alunni. Il test non dovrà dirci se questa fascia di eccellenza è esigua, ma quanto è esigua, consapevoli del fatto che oltre a un certo valore percentuale è impossibile che si vada. A questo punto è chiaro che un alunno di livello medio, cioè con un livello di apprendimento adeguato per la sua età, attesterà la sua “performance” su valori medi. In pratica, risponderà a un 60-70% di quesiti, sbagliando, probabilmente, la maggior parte dei quesiti con livello di difficoltà più elevato.

Forse soltanto ora, dopo tutti gli anni trascorsi dal 2005/06, quando si iniziò a somministrare le prime prove Invalsi di italiano e matematica, molti docenti considerano del tutto “normale” che nelle prove Invalsi ci siano “domande difficilissime alle quali nemmeno gli adulti sanno rispondere”, come ogni anno si sente dire in giro. Pensando ad una classe con 20 alunni di scuola primaria, ad esempio, non è raro trovare solo 3 di essi che mostrano livelli di comprensione di un testo e di interpretazione paragonabile a quelli di un adulto. E se per un adulto sono livelli normali, per il bambino rappresentano l’espressione di un’eccellenza. Tutti gli altri bambini che non hanno risposto sono del tutto normali, anzi, sarebbe anomalo il contrario, cioè la risposta corretta a tutti quei quesiti da parte di quasi tutti gli alunni, se non di tutti.

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