La scuola aziendalistica di Valditara: ora tocca ai tecnici

Collettiva.it

Stefano Iucci

Nel silenzio quasi generale il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, sta provando a cambiare gli assetti della scuola superiore secondaria italiana. E lo fa a colpi di decreti, disegni di legge e provvedimenti random che inaspriscono in senso punitivo la disciplina. Sullo sfondo l’autonomia differenziata, la sortita leghista sulle gabbie salariali per i docenti del Sud e il dimensionamento scolastico che nei prossimi anni taglierà migliaia di scuole autonome.

Il senso di questo disegno si può riassumere sinteticamente in alcuni nodi chiave: scuola sempre più piegata alle esigenze del mercato e delle imprese, riduzione del tempo scuola, ordine e disciplina. Riducendo ancor più all’osso, istruzione intesa come addestramento al lavoro.

Su Collettiva ci siamo già occupati della nuova filiera tecnico-professionale e del liceo del made in Italy. Ultimo tassello di questo disegno, ma solo in ordine cronologico, la riforma dell’istruzione tecnica che per ora, ci dice Graziamaria Pistorino, segretaria nazionale Flc Cgil, “secondo quanto comunicato alle organizzazioni sindacali, è stata rimandata all’anno scolastico 2025-26.

Ma cosa prevede questa riforma? Innanzitutto, spiega Pistorino, una premessa: “La proposta è figlia del Pnrr e parte da un progetto del ministro Bianchi: questo per dire che, purtroppo, questa idea lavoristica della scuola attraversa governi e ideologie, non è specifica di questo esecutivo”.

Una formazione con meno cultura

Nel dettaglio, il riordino (in attuazione del Dl 144/22) prevede la conferma dell’attuale scansione degli istituti tecnici: due bienni e un anno finale. Solo che

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