Fracassi: “Bene il contratto, ma ritardi inammissibili”
Collettiva.it
di Stefano Iucci
Ci sono voluti ben sei mesi dopo la firma ma finalmente oltre un milione e 300 mila lavoratori di scuola, università, ricerca, Afam hanno il contratto 2019-21 rinnovato. Una buona notizia per docenti, personale Ata, ricercatori, tecnologi, lettori, tecnici e amministrativi del comparto. La sigla definitiva è infatti arrivata il 18 gennaio, dopo che l’intesa era stata siglata addirittura a luglio con pieno mandato di lavoratrici e lavoratori che si sono espressi in oltre 9.000 assemblee nei luoghi di lavoro. “Siamo soddisfatti, ovviamente. Ma è inammissibile – commenta Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil – una dinamica che vede un contratto chiuso dopo una lunghissima trattativa per arrivare alla definizione di un’intesa ormai scaduta e con la firma definitiva addirittura sei mesi dopo”.
Come si spiega tutto ciò?
Si spiega con un iter incomprensibile per la certificazione finanziaria e di legittimità normativa. Una cosa singolare, se si pensa che le risorse sono certificate dall’inizio e che il Mef non è certo assente durante la trattativa e con norme molto precise. Insomma, si tratta di passaggi che hanno elementi inaccettabili di invasività nella dinamica contrattuale.
Che poi penalizza le persone…
Sì, alla fine i soldi arrivano nelle tasche dei lavoratori con sei mesi di ritardo. Poiché il governo si riempie continuamente la bocca con slogan sulla semplificazione, ecco direi che in questo caso si può e deve semplificare.
Che giudizio dai sulla sostanza del contratto?
Lo giudico un buon contratto, ma bisogna fare una precisazione doverosa.