M. Murgia, Chirù
Michela Murgia, un vento nuovo
di Antonio Stanca
Una nuova edizione ha avuto di recente presso Mondadori Libri, su licenza Einaudi, Chirú, un romanzo di Michela Murgia che risale al 2015 quando era diventata nota con Accabadora e con i riconoscimenti che le aveva procurato. Di formazione cattolica la Murgia era agli inizi di un’attività che non sarebbe stata solo narrativa.
Nata a Cabras nel 1972, sarebbe morta a Roma nel 2023 quando aveva cinquantuno anni. Non è vissuta molto ma molto ha fatto. Ha cominciato con lo studio di Scienze Religiose presso la Diocesi di Oristano, ha insegnato religione per alcuni anni, ha fatto la guida turistica, l’impiegata in aziende, si è applicata senza perdere di vista quanto avveniva o si profilava nella realtà del momento. Non è mai rimasta lontana dai problemi del suo tempo. Ne ha fatto motivo di narrativa, di teatro, è stata saggista, giornalista, ha condotto trasmissioni televisive, radiofoniche finalizzate, tra l’altro, a fornire aggiornamenti, indicazioni, consigli di lettura riguardo al panorama culturale, letterario, artistico contemporaneo. L’hanno vista altre manifestazioni pubbliche, è stata la prima donna a tenere nel 2020, alla Scala di Milano, il discorso inaugurale. Avvenne a porte chiuse per il Covid. Una presenza attiva la sua, chiara, lucida negli interventi, orali o scritti, circa i tanti problemi che la modernità ha accumulato. Un’attivista può essere definita la Murgia: il suo spirito di partecipazione, la sua passione sono quelli che nelle sue opere, romanzi, teatro, vanno alla ricerca della regola, della misura, dell’equilibrio pur in vicende complicate. Sembra che interpreti quell’antico bisogno di giustizia, di riscatto proprio della sua Sardegna. Non a caso si era messa in politica per l’Indipendenza dell’isola. È un animo accesso e così nelle opere. Spesso sono storie d’amore molto sofferte per le quali la scrittrice cerca una via d’uscita. Anche in Chirú succede così: un giovane, che studia al Conservatorio, si rivolge a Eleonora, maestra di musica e attrice di teatro impegnata a rappresentare il suo repertorio in Italia e all’estero, affinché lo aiuti ad acquisire una solida preparazione musicale. Eleonora accetta e tra i due avviene un fenomeno di attrazione al quale nemmeno lei riesce a sfuggire. Anche se non si vedono si pensano in continuazione finché Eleonora non incontra Martin, un ricco svedese proprietario di un teatro e organizzatore di spettacoli. Anche l’uomo è attirato dalla sua bellezza e la donna pensa sia giunto il momento di staccarsi da Chirú. Lo farà nonostante il travaglio e il dolore che si rende conto di procurare al ragazzo e a sé stessa. Soffriranno entrambi ma è più giusto così.
Abile sarà la scrittrice a procedere con sicurezza, chiarezza nello svolgimento e nella soluzione di un rapporto diventato così difficile. Niente le sfuggirà di quanto avvenuto in breve tempo tra il ragazzo e la donna. Non ci sarà particolare che rimanga privo di evidenza, che non si aggiunga al già detto. Ricca di qualità è la Murgia e non rinuncia a mostrarle nei contenuti e nella forma. A muoverla, sostenerla sono le ragioni dello spirito, le considera superiori a tutte, le persegue, le rappresenta, ne scrive convinta che valgano ovunque e per sempre. La sua prima formazione cattolica è servita ad orientarla in questo senso ma poi sono venute le sue convinzioni, si sono formati i suoi principi, quelli che volevano essere regole per la vita, per l’umanità, per la storia. Una delle ultime grandi umaniste può essere considerata Michela Murgia, della sua religione da bambina ha fatto un messaggio aperto a tutte le forme della sua attività fossero di scrittrice o di drammaturga, di giornalista o di saggista. In molti sensi si è impegnata perché il suo era un vento nuovo e ovunque pensava che dovesse farlo giungere!
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