Istruzione e ricerca: basta con la precarietà

Collettiva.it

Stefano Iucci

“Zero precarietà” nella scuola, nelle università, nella ricerca, nella formazione professionale, nei conservatori e nelle accademie. Non è un’utopia: basta avere la volontà politica di farlo, dando concretezza a tutte quelle parole che spesso si “sprecano” per sottolineare – in particolare dopo la pandemia – il ruolo strategico di questi comparti per la crescita del sistema PaeseProposte concrete per raggiungere questo obiettivo sono state presentate oggi (22 aprile) dalla FLC CGIL in una conferenza stampa nella Sala Caduti di Nassirya di palazzo Madama a Roma.

Come spiega Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL, “il rilancio del sistema pubblico della conoscenza rappresenta infatti l’unico vero investimento per il futuro del nostro Paese e per offrire speranze e prospettive alle nuove generazioni. Per questo il personale della scuola, dell’università, della ricerca, dell’alta formazione artistica e musicale deve tornare ad essere percepito come una straordinaria risorsa”.

È inaccettabile, continua la sindacalista, il fatto che “nei settori della conoscenza abbiamo quasi 500 mila precari a vario titolo: dai contratti a tempo determinato, agli assegnisti e ai collaboratori”. Ed è altrettanto inaccettabile che “per molti di loro il rapporto di lavoro sia soggetto a continue scadenze e rinnovi incerti, disconoscendo il valore della continuità quale elemento fondamentale per garantire la qualità delle prestazioni professionali, oltre che le prospettive di vita di centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori”.

Perché il punto è proprio questo, sottolinea Fracassi: “La nostra rivendicazione non è legata soltanto al tema fondamentale della qualità del lavoro ma, anche a quello della qualità del servizio e le nostre proposte vanno in questa

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