Data Governance Act: guida all’uso secondario dei dati

Nell’attuale era digitale, i dati rappresentano una risorsa strategica e cruciale per cittadini e imprese. Infatti, già nel 2006, il matematico inglese Clive Humby affermava che “i dati sono il nuovo petrolio”, avendone intuito l’enorme potenziale informativo, economico e sociale.

Con i dati, infatti, si può rendere la produzione più efficiente; nel settore sanitario i dati possono contribuire a fornire un’assistenza più attenta, a migliorare i trattamenti, ad esempio personalizzandoli in base alle specifiche esigenze e possono dare una maggiore spinta verso nuove terapie per le malattie rare o croniche. I dati sono anche un potente motore per l’innovazione e per la creazione di nuovi posti di lavoro, nonché una risorsa fondamentale per le start-up e le PMI[1].

Indice degli argomenti

Utilizzo dei dati e implicazioni etiche

Storicamente, l’utilizzo di sempre maggiori quantità di dati è stato il fulcro per l’esercizio del potere e, in diverse occasioni, ha rappresentato anche terreno fertile per il sorgere di conflitti e crisi diplomatiche. Si pensi allo scandalo Datagate, scoppiato nel 2013, quando l’informatico Edward Snowden ha rivelato che i dati di buona parte dei cittadini del mondo erano oggetto di spionaggio da parte del governo americano. L’evento ebbe un impatto sociale non indifferente e spostò l’attenzione sulla corretta gestione dei dati personali, rendendo i cittadini più consapevoli dell’importanza di questo diritto fondamentale.

Protezione dei dati personali e sfide normative

Non è un caso, infatti, che la protezione dei dati personali sia diventata un tema sempre più centrale negli ultimi anni, complici il crescente utilizzo delle tecnologie digitali data driven e lo scambio continuo di informazioni attraverso il web. Pertanto, l’estrazione e l’utilizzo massiccio di dati sollevano questioni complesse in termini di privacy, etica e conformità normativa.

Uso secondario dei dati e Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Alla luce dell’enorme potenziale dei dati, negli ultimi anni, sta prendendo sempre più piede il tema dell’utilizzo di dati in contesti diversi da quello per cui sono stati raccolti, ossia l’uso secondario dei dati, soprattutto alla luce dell’approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il quale ha lo scopo di favorire la crescita economica e l’innovazione per risollevarsi dalle conseguenze della pandemia da Covid-19.

Definizione e applicazioni dell’uso secondario dei dati

L’uso secondario dei dati si riferisce alla pratica di impiegare informazioni raccolte per uno scopo iniziale in contesti e applicazioni differenti rispetto a quelli originariamente previsti. Questa pratica abbraccia un’ampia gamma di attività, tra cui analisi di mercato avanzate, personalizzazione di servizi, sviluppo di modelli predittivi e monetizzazione dei dati stessi.

Vantaggi dell’uso secondario dei dati in vari settori

In generale, sono svariati i settori che possono trarre dei vantaggi dall’uso secondario dei dati. Si pensi al campo della ricerca scientifica, nel quale i dati potrebbero essere utilizzati per dare un’accelerazione alle scoperte mediche e migliorare la comprensione di alcune malattie; ancora, l’uso secondario dei dati nell’agricoltura di precisione potrebbe aiutare gli agricoltori ad analizzare i dati in tempo reale, come meteo, temperatura, umidità o segnali GPS e dare informazioni utili a capire come ottimizzare i processi produttivi; inoltre, possono essere raccolti i dati sulle abitudini di spostamento e di consumo delle persone, allo scopo di meglio effettuare la pianificazione urbana, così da rendere le città sempre più sostenibili ed efficienti[2].

Evoluzione del concetto di uso secondario dei dati

Il concetto di uso secondario dei dati ha inevitabilmente subito un’evoluzione nel tempo, anche alla luce dell’affermarsi dei nuovi bisogni sociali, fonte di produzione e aggiornamento normativo. In proposito, la Commissione europea, nel 2020, ha dato il via al progetto “strategia europea in materia di dati”, avente l’obiettivo di creare spazi europei comuni di dati, di modo da sfruttarne a pieno le potenzialità e dare il via al mercato unico dei dati per consentire loro di fluire liberamente all’interno dell’UE e tra i settori strategici, a vantaggio di aziende, ricercatori e pubbliche amministrazioni. In questo contesto, si è affermato un nuovo concetto di riutilizzo dei dati, ai sensi del Regolamento Ue 2022/868 (Data Governance Act), il quale, nell’ottica di garantire una maggiore condivisione dei dati, prevede la possibilità di riutilizzare determinate categorie di dati protetti detenuti da enti pubblici.

Uso secondario nell’ambito della strategia europea in materia di dati: il DGA

La strategia europea in materia di dati è stata elaborata dalla Commissione europea nel 2020 e mira a far acquisire all’UE una posizione di leadership nella società basata sui dati. Ricordiamo che il Regolamento Ue 2022/868 (Data Governance Act) è una componente fondamentale della suddetta strategia (insieme al Digital Services Act, Digital Markets Act e Data Act) e consente il riutilizzo di determinate categorie di dati detenuti da enti pubblici.

Obiettivi e condizioni del Data Governance Act

Al fine di sfruttare a pieno l’enorme potenziale dei dati, il legislatore europeo ha ritenuto che debba essere più facile condividere i dati in modo affidabile e sicuro attraverso tale pratica. Questa necessità è alla base del Data Governance Act, il quale cerca di promuovere la condivisione dei dati nell’Ue cercando di limitare una serie di ostacoli, tra cui la scarsa fiducia nello scambio delle informazioni, le questioni relative al riutilizzo dei dati del settore pubblico e alla raccolta dei dati per il bene comune, nonché gli ostacoli tecnici.

Categorie di dati riutilizzabili e condizioni

Nello specifico, per riutilizzo di dati il Data Governance Act intende l’utilizzo di dati in possesso di enti pubblici da parte di persone fisiche o giuridiche a fini commerciali o non commerciali diversi dallo scopo iniziale nell’ambito dei compiti di servizio pubblico per i quali i dati sono stati prodotti, fatta eccezione per lo scambio di dati tra enti pubblici esclusivamente in adempimento dei loro compiti di servizio pubblico (art. 2 par. 2). Le categorie di dati che possono essere oggetto di riutilizzo sono i dati detenuti da enti pubblici che sono protetti per motivi di riservatezza commerciale, compresi i segreti commerciali, professionali o d’impresa; riservatezza statistica; protezione dei diritti di proprietà intellettuale di terzi; protezione dei dati personali, nella misura in cui tali dati non rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva (UE) 2019/1024 (Direttiva Open Data relativa all’apertura dei dati e al riutilizzo dell’informazione del settore pubblico).

Tecniche di anonimizzazione e valutazione delle richieste di riutilizzo

Tuttavia, è necessario considerare che il Data Governance Act pone delle condizioni al riutilizzo dei dati. Difatti, ai sensi dell’art. 5 del DGA, il riutilizzo dei dati è possibile se i dati stessi siano anonimizzati nel caso di dati personali, oppure modificati, aggregati o trattati mediante qualsiasi altro metodo di controllo della divulgazione, nel caso di informazioni commerciali riservate, compresi i segreti commerciali o i contenuti protetti da diritti di proprietà intellettuale. In tal senso, è fondamentale individuare le tecniche idonee di anonimizzazione e verificare il rischio di re-identificazione e i possibili impatti sugli interessati[3]. Inoltre, lo stesso art. 5 aggiunge che le condizioni per il riutilizzo devono essere non discriminatorie, trasparenti, proporzionate e oggettivamente giustificate in relazione alle categorie di dati e alle finalità del riutilizzo e alla natura dei dati per i quali è consentito il riutilizzo. È bene poi ricordare che, ai sensi dell’art. 9 DGA, l’ente pubblico deve valutare la richiesta di riutilizzo ricevuta entro un massimo di due mesi e in casi eccezionali di particolare complessità o in presenza di un volume elevato di dati richiesti, questo termine può essere prorogato di ulteriori 30 giorni.

Proposta di Regolamento European Health Data Space

Bisogna, poi, considerare che nonostante le difficoltà nell’assicurare l’irreversibilità assoluta del processo di anonimizzazione e l’effettività del risultato, a livello europeo l’utilizzo di tecniche di anonimizzazione e pseudonimizzazione a presidio della sicurezza dei dati è spesso incoraggiato soprattutto nel caso di trattamenti che coinvolgono categorie di dati particolari (art. 9 GDPR), come ad esempio in ambito sanitario e nel settore della ricerca medico-scientifica[4]. Dunque, ad integrazione delle disposizioni del Data Governance Act, si pone la Proposta di Regolamento European Health Data Space (EHDS), lex specialis rispetto al DGA, in attesa di pubblicazione definitiva nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue.

Obiettivi dell’European Health Data Space

L’EHDS ha diversi obiettivi, tra cui quello di consentire alle persone di assumere il controllo dei propri dati sanitari e agevolare lo scambio di dati per favorire la prestazione di assistenza sanitaria in tutta l’UE (uso primario dei dati); promuovere un autentico mercato unico per i sistemi di cartelle cliniche elettroniche; fornire un sistema coerente, affidabile ed efficiente per il riutilizzo dei dati sanitari in ambiti quali la ricerca, l’innovazione, l’elaborazione delle politiche e le attività normative (uso secondario dei dati)[5]. In particolare, l’uso secondario sarà consentito tramite meccanismi di autorizzazione rilasciati da un organismo responsabile dell’accesso ai dati in ambienti sicuri di trattamento, attraverso l’applicazione di strumenti di anonimizzazione[6].

La necessità di un quadro legislativo armonizzato con l’individuo al centro

In generale è comunque sempre necessario contemperare il progresso con diversi caveat, prime fra tutte le disposizioni legislative. Difatti, in contesti come questi, si tratta non solo di rispettare la normativa data protection, ma anche le disposizioni della strategia digitale europea (Data Governance Act, nonché la più specifica Proposta di Regolamento Ue sullo spazio europeo dei dati sanitari) e quelle inerenti la cybersecurity (prime tra tutte la Direttiva NIS2 e non solo), stante l’importanza di proteggere i dati (soprattutto le categorie particolari di dati ex art. 9 GDPR) dalle sempre più pressanti minacce dei cybercriminali.

In conclusione, è bene considerare che l’obiettivo dell’UE sia quello di confermarsi come leader nella gestione e circolazione dei dati, creando un unico apparato di regole che renda la dimensione digitale uno spazio aperto e sicuro. Tuttavia, l’incertezza giuridica provocata dalla frammentarietà del quadro normativo vigente – in un ambito transfrontaliero quale è quello attuale – da un lato, impedisce di mettere in luce la potenziale efficienza del riutilizzo dei dati (e, contestualmente, dell’IA), dall’altro, rischia di sollevare serie criticità con ricadute sulla tutela dei singoli coinvolti.

Perlopiù, trattasi di un ambito interdisciplinare che combina la protezione dei dati personali e non personali, la circolazione e il commercio dei dati, il dominio delle (grandi e piccole) piattaforme digitali, la preservazione della concorrenza, la salvaguardia del consumatore, la tutela dei diritti della proprietà intellettuale e così via. Dalle numerose difficoltà derivanti dalla suddetta frammentarietà (fra cui le complicazioni di “coordinamento interno”) sorge il dubbio se adottare un unico corpus iuris digitalis[7].

Pertanto, per superare tali ostacoli, è cruciale mantenere la centralità dell’individuo e prevedere un quadro legislativo armonizzato idoneo ad assicurare un mercato unico che possa essere considerato un modello per gli Stati Membri[8].

Note


[1] Commissione europea, L’atto sulla governance dei dati spiegato, disponibile al seguente link: https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/data-governance-act-explained#ecl-inpage-l4iguon6

[2] M. MASNADA, E. NUNZIANTE, Uso secondario dei dati personali: occasione di crescita che l’Italia non può perdere, Agenda Digitale, 7 dicembre 2023, disponibile al seguente link: https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/uso-secondario-dei-dati-personali-occasione-di-crescita-che-litalia-non-puo-perdere/

[3] A. CATALETA, A. NISTICO’, Riuso dei dati e privacy, chiariamo i dubbi agli operatori, in Cybersecurity360, 3 agosto 2023, disponibile al seguente link: https://www.cybersecurity360.it/legal/privacy-dati-personali/riuso-dei-dati-e-privacy-chiariamo-i-dubbi-agli-operatori/

[4] E. CURRELI, L. LIGUORI, E. MANDARA’, Dati anonimi e pseudonimi: cosa cambia per la ricerca dopo l’ultima sentenza della Corte Ue, in Agenda Digitale, 28 giugno 2023, disponibile al seguente link: https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/dati-anonimi-e-pseudonimi-cosa-cambia-per-la-ricerca-dopo-lultima-sentenza-della-corte-ue/

[5] Commissione europea, Spazio europeo dei dati sanitari, disponibile al seguente link: https://health.ec.europa.eu/ehealth-digital-health-and-care/european-health-data-space_it

[6] M. MASNADA, E. NUNZIANTE, op. cit.

[7] G. CERRINA FERRONI, Luci e ombre della Data Stategy europea, in Agenda digitale, Network Digital 360, 2022, in F. M. MANCIOPPI, La regolamentazione dell’intelligenza artificiale come opzione per la salvaguardia dei valori fondamentali dell’UE, in Federalismi.it n. 7 il 20/03/2024

[8] D. POLETTI, Gli intermediari, cit., p. 48, 54-55

Continua la lettura su: https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/data-management/data-governance-act-guida-alluso-secondario-secondario-dei-dati/ Autore del post: Agenda Digitale Fonte: https://www.agendadigitale.eu

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di Bruno Lorenzo Castrovinci

Viviamo in un’epoca in cui l’innovazione tecnologica avanza a un ritmo vertiginoso, trasformando profondamente ogni aspetto della nostra società. L’intelligenza artificiale (IA), il metaverso, l’Internet of Things (IoT), la robotica e le macchine intelligenti stanno ridefinendo le nostre vite con una rapidità tale che ciò che oggi appare all’avanguardia rischia di diventare obsoleto in breve tempo. Questa accelerazione è alimentata dalla capacità dell’IA di elaborare enormi quantità di dati in frazioni di secondo e dall’interconnessione globale delle menti più brillanti, che collaborano in tempo reale per un’evoluzione sociale senza precedenti.

In questo scenario dinamico, la telemedicina emerge come una delle innovazioni più significative nel campo della sanità moderna. Utilizzando tecnologie avanzate per fornire servizi medici a distanza, la telemedicina sta trasformando il settore sanitario, rendendo le cure più accessibili, efficienti e personalizzate. Questo cambiamento non si limita all’adozione di nuove tecnologie, ma richiede anche una profonda riforma del sistema educativo per formare professionisti competenti, pronti a operare in questo nuovo contesto.

La telemedicina non solo rivoluziona le modalità di cura e assistenza, ma anticipa anche sviluppi futuri nella bionica, promuovendo un’integrazione sempre più stretta tra uomo e macchina. Questo processo di ibridazione ci conduce verso la realizzazione dei primi esseri umani bionici e degli androidi, aprendo nuove frontiere nella medicina e nella tecnologia.

In sintesi, la telemedicina rappresenta un punto di convergenza tra innovazione tecnologica e pratica medica, offrendo opportunità senza precedenti per migliorare la qualità della vita e l’efficienza dei servizi sanitari. Tuttavia, per sfruttare appieno queste potenzialità, è essenziale investire nella formazione di nuove figure professionali, capaci di navigare con competenza e sensibilità in questo panorama in continua evoluzione.

Cos’è la telemedicina e come funziona

La telemedicina è una delle risposte più potenti e innovative alle sfide che il mondo moderno pone al sistema sanitario. Con l’obiettivo di abbattere le barriere geografiche e garantire cure di qualità indipendentemente dalla posizione del paziente, la telemedicina si basa sull’utilizzo di strumenti digitali avanzati per trasformare il modo in cui medici e pazienti interagiscono. Grazie a tecnologie come la televisita, il teleconsulto, il telemonitoraggio e persino la telechirurgia, il concetto di assistenza sanitaria viene completamente ridefinito, spostandosi verso una dimensione globale e interconnessa.

Attraverso piattaforme digitali sicure e intuitive, unite a dispositivi connessi di ultima generazione, i medici possono accedere in tempo reale ai dati clinici dei loro pazienti. Parametri vitali, immagini diagnostiche e informazioni anamnestiche vengono condivisi senza soluzione di continuità, garantendo diagnosi rapide e personalizzate. Questo approccio non solo aumenta l’efficienza del sistema sanitario, ma offre anche un supporto immediato e continuo ai pazienti, riducendo drasticamente la necessità di spostamenti fisici.

La telemedicina non si limita alla mera trasposizione digitale di pratiche mediche tradizionali. Essa rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma, in cui l’accessibilità e la personalizzazione delle cure diventano centrali. Attraverso l’uso di sensori, dispositivi portatili e piattaforme integrate, anche le aree più remote o con carenze strutturali possono beneficiare di un’assistenza sanitaria di alto livello. Non si tratta solo di curare malattie, ma di garantire una qualità della vita superiore, portando l’innovazione al servizio delle persone.

L’integrazione dell’intelligenza artificiale nella telemedicina e nella medicina di oggi

L’integrazione dell’intelligenza artificiale (IA) nella telemedicina sta rivoluzionando il panorama sanitario, offrendo strumenti avanzati per l’analisi e l’interpretazione dei dati clinici. Algoritmi sofisticati sono in grado di esaminare immagini mediche, come radiografie e tomografie assiali computerizzate (TAC), identificando anomalie con una precisione che spesso supera quella umana. Questa capacità consente diagnosi più rapide e accurate, fondamentali per interventi tempestivi e per migliorare gli esiti terapeutici.

Un esempio concreto di questa applicazione è rappresentato dall’utilizzo dell’IA nella diagnosi precoce di patologie oncologiche. Attraverso l’analisi di immagini radiologiche, gli algoritmi possono rilevare lesioni sospette in stadi iniziali, aumentando significativamente le possibilità di successo dei trattamenti. Inoltre, l’IA è impiegata per prevedere l’evoluzione di determinate patologie, supportando i medici nella scelta delle strategie terapeutiche più appropriate.

Oltre alla diagnostica, l’IA svolge un ruolo cruciale nella personalizzazione dei trattamenti. Analizzando i dati specifici di ciascun paziente, come il profilo genetico, lo stile di vita e la storia clinica, gli algoritmi possono suggerire piani terapeutici su misura, ottimizzando l’efficacia delle cure e riducendo gli effetti collaterali. Questo approccio, noto come medicina di precisione, rappresenta un cambiamento paradigmatico nella pratica medica, focalizzandosi sulle esigenze individuali piuttosto che su protocolli standardizzati.

Gli assistenti virtuali basati su IA stanno trasformando l’interazione tra pazienti e sistema sanitario. Questi strumenti forniscono supporto nella gestione dei sintomi, offrono informazioni tempestive e facilitano l’accesso ai servizi sanitari. Ad esempio, chatbot intelligenti possono rispondere a domande comuni, aiutare nella prenotazione di appuntamenti e ricordare l’assunzione di farmaci, migliorando l’aderenza terapeutica e l’esperienza complessiva del paziente.

L’implementazione dell’IA nella telemedicina comporta anche sfide significative, tra cui questioni etiche, la necessità di garantire la privacy dei dati e l’importanza di mantenere un controllo umano sulle decisioni cliniche. È essenziale che l’IA sia utilizzata come strumento di supporto, integrando l’expertise dei professionisti sanitari senza sostituirla. La formazione continua degli operatori e l’aggiornamento delle normative sono fondamentali per garantire un utilizzo responsabile e efficace di queste tecnologie emergenti.

In conclusione, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella telemedicina offre opportunità straordinarie per migliorare la qualità e l’accessibilità delle cure. Tuttavia, è cruciale affrontare con attenzione le sfide associate, assicurando che l’innovazione tecnologica sia sempre al servizio del benessere umano.

Il ruolo dell’Internet of Things (IoT) nella telemedicina

L’Internet of Things (IoT) rappresenta una rivoluzione tecnologica che connette oggetti fisici alla rete, permettendo loro di comunicare e scambiare dati senza l’intervento umano. Questa interconnessione trasforma oggetti quotidiani in dispositivi “intelligenti”, capaci di raccogliere, elaborare e trasmettere informazioni. In ambito sanitario, l’IoT ha dato origine all’Internet of Medical Things (IoMT), un insieme di dispositivi e applicazioni mediche che interagiscono attraverso reti online per migliorare l’assistenza ai pazienti.

Un esempio pratico dell’IoMT è l’utilizzo di sensori indossabili che monitorano costantemente parametri vitali come la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e i livelli di ossigeno nel sangue. Questi dispositivi raccolgono dati in tempo reale e li trasmettono a piattaforme cloud accessibili ai professionisti sanitari, consentendo una valutazione immediata e accurata dello stato di salute del paziente.

Questa tecnologia è particolarmente vantaggiosa nella gestione delle malattie croniche. Ad esempio, pazienti affetti da diabete possono utilizzare glucometri intelligenti che monitorano continuamente i livelli di glucosio e inviano i dati al medico curante. In caso di valori anomali, il sistema può allertare sia il paziente che il medico, permettendo interventi tempestivi e prevenendo complicanze.

In situazioni di emergenza, come aritmie cardiache o crisi ipoglicemiche, i dispositivi IoT possono rilevare rapidamente l’evento e inviare notifiche immediate ai servizi di emergenza o ai familiari, garantendo una risposta rapida e appropriata. Ad esempio, un pacemaker connesso può monitorare il ritmo cardiaco e segnalare anomalie critiche, attivando protocolli di emergenza.

L’implementazione dell’IoT nella telemedicina non solo migliora la qualità delle cure, ma promuove anche un approccio proattivo alla salute, dove la prevenzione e il monitoraggio continuo riducono la necessità di interventi ospedalieri e migliorano la qualità della vita dei pazienti. Tuttavia, è fondamentale garantire la sicurezza e la privacy dei dati raccolti, adottando misure adeguate per proteggere le informazioni sensibili dei pazienti.

In conclusione, l’IoT sta trasformando la telemedicina, offrendo soluzioni innovative per il monitoraggio e la gestione della salute. L’integrazione di dispositivi connessi nel sistema sanitario rappresenta un passo significativo verso un’assistenza più efficiente, personalizzata e reattiva alle esigenze dei pazienti.

Lo stato della telemedicina in Italia e nel mondo

A livello globale, la telemedicina si è affermata come una componente chiave dei sistemi sanitari moderni, con esempi di successo in paesi come gli Stati Uniti e le nazioni scandinave. In queste aree, infrastrutture tecnologiche avanzate e politiche sanitarie lungimiranti hanno favorito una rapida adozione di strumenti e servizi di telemedicina. Negli Stati Uniti, aziende come Teladoc Health e Amwell guidano il settore, offrendo accesso 24/7 a teleconsulti e monitoraggi remoti, spesso integrati con assicurazioni sanitarie. Nei paesi scandinavi, invece, la telemedicina è diventata una parte intrinseca dei sistemi sanitari pubblici, grazie a programmi governativi che promuovono l’uso di dispositivi connessi per monitorare condizioni croniche, come il diabete e le malattie cardiovascolari.

In Italia, la pandemia di COVID-19 ha rappresentato un punto di svolta per la telemedicina. La necessità di mantenere il distanziamento sociale e la pressione sul sistema sanitario hanno portato all’implementazione di piattaforme per la gestione a distanza dei pazienti cronici e l’introduzione della televisita in molte regioni. Progetti sperimentali, come quelli della Lombardia e del Veneto, hanno dimostrato l’efficacia della telemedicina nel ridurre gli accessi in ospedale e garantire continuità assistenziale, soprattutto per i pazienti fragili.

Nonostante questi progressi, l’Italia si trova ancora di fronte a sfide importanti. La mancanza di uniformità nelle infrastrutture digitali tra le diverse regioni crea disparità nell’accesso ai servizi di telemedicina, con alcune aree rurali che restano penalizzate. Inoltre, l’assenza di una normativa unificata rende complessa l’integrazione della telemedicina nel sistema sanitario nazionale, sollevando questioni legate alla privacy dei dati e alla responsabilità medica. Per colmare queste lacune, sono necessari investimenti significativi in infrastrutture tecnologiche e un quadro normativo chiaro che standardizzi i requisiti tecnici e organizzativi dei servizi di telemedicina.

La telemedicina rappresenta quindi un’opportunità straordinaria per migliorare l’efficienza e l’equità del sistema sanitario, ma il suo pieno potenziale può essere raggiunto solo superando le barriere attuali attraverso politiche coordinate e uno sforzo collettivo per modernizzare il settore.

Nuove competenze richieste dalla telemedicina

L’avvento della telemedicina sta ridefinendo il panorama sanitario, richiedendo la formazione di figure professionali altamente specializzate e in grado di gestire la complessità di un ecosistema tecnologico avanzato. Tra queste emergono tecnici capaci di installare e manutenere dispositivi e piattaforme digitali, infermieri digitali che uniscono competenze cliniche tradizionali all’uso di strumenti tecnologici e data scientist sanitari, esperti nell’analisi e interpretazione di grandi volumi di dati clinici per supportare decisioni mediche.

In questo contesto, le competenze tecniche (hard skills) includono la capacità di utilizzare piattaforme di telemedicina, come sistemi di telemonitoraggio e teleconsulto, e di gestire tecnologie emergenti come l’Intelligenza Artificiale e l’Internet of Things (IoT). La conoscenza di strumenti per la raccolta, l’archiviazione e l’analisi di dati sanitari è fondamentale, così come l’applicazione di algoritmi di machine learning per migliorare la diagnosi e il trattamento dei pazienti. Allo stesso tempo, è cruciale la padronanza delle normative sulla privacy e sulla sicurezza dei dati, garantendo il rispetto delle leggi nazionali e internazionali in materia.

Accanto a queste, le competenze trasversali (soft skills) diventano essenziali per affrontare un ambiente in rapida evoluzione. La capacità di lavorare in team multidisciplinari, comprendendo le prospettive di medici, ingegneri, informatici e amministratori, è una priorità per ottimizzare il funzionamento delle tecnologie e garantire un’assistenza sanitaria efficace. Il problem solving, l’empatia e la capacità di comunicare in modo chiaro e accessibile con pazienti e colleghi sono indispensabili per costruire fiducia e collaborazione.

Infine, le life skills, come l’autogestione e la flessibilità, aiutano i professionisti a navigare in un settore dove il cambiamento è costante. La curiosità intellettuale e la disponibilità a imparare nuove tecnologie e metodologie consentono di rimanere aggiornati e di sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla telemedicina.

Questo insieme di competenze, che integra hard, soft e life skills, non solo prepara i professionisti a utilizzare strumenti avanzati, ma li rende protagonisti attivi del cambiamento, capaci di modellare il futuro della sanità in un mondo sempre più digitale e interconnesso.

Il chirurgo del futuro: competenze nel metaverso, robotica e nanotecnologie

L’avvento del metaverso, combinato con la robotica chirurgica e le nanotecnologie, rappresenta una frontiera emergente nel settore sanitario. Questa convergenza tecnologica sta trasformando il modo in cui i medici apprendono, interagiscono e operano, richiedendo competenze altamente specializzate che vanno ben oltre le tradizionali capacità cliniche.

Per operare nel metaverso, i professionisti sanitari devono acquisire competenze in realtà virtuale (VR) e aumentata (AR), strumenti che permettono di simulare ambienti chirurgici complessi per la formazione o di sovrapporre informazioni digitali in tempo reale durante gli interventi. Questi strumenti non solo migliorano la precisione e l’efficacia delle procedure, ma consentono anche ai chirurghi di lavorare da remoto, collaborando con esperti situati in diverse parti del mondo.

La robotica chirurgica, già ampiamente utilizzata con sistemi come il da Vinci, si integra nel metaverso per offrire livelli senza precedenti di precisione e controllo. I chirurghi, attraverso interfacce immersive, possono manipolare robot dotati di strumenti miniaturizzati per eseguire interventi complessi, sfruttando le nanotecnologie per operare su scala microscopica. Questo richiede una comprensione approfondita dei sistemi robotici, delle interfacce uomo-macchina e delle tecniche avanzate di navigazione chirurgica in spazi tridimensionali.

In questo contesto, le competenze tecniche includono la padronanza delle piattaforme di simulazione chirurgica VR e AR, la capacità di utilizzare software per la modellazione 3D dei tessuti e degli organi, e una conoscenza avanzata dei principi di fisica e ingegneria applicati alla robotica e alle nanotecnologie. I chirurghi devono anche saper interpretare dati complessi provenienti da sensori intelligenti e immagini ad alta risoluzione, integrandoli in tempo reale per prendere decisioni operative.

Le soft skills, come il lavoro in team multidisciplinari, diventano ancora più cruciali in un ambiente chirurgico virtuale. La collaborazione con ingegneri, programmatori e data scientist è essenziale per ottimizzare le tecnologie utilizzate e per affrontare problemi tecnici durante le procedure. Inoltre, la capacità di adattarsi rapidamente alle innovazioni e di apprendere nuove tecnologie è fondamentale in un settore in rapida evoluzione.

Infine, operare nel metaverso con tecnologie così avanzate solleva importanti questioni etiche e di sicurezza. I professionisti devono essere formati per garantire la privacy dei pazienti, prevenire errori dovuti alla tecnologia e mantenere un controllo umano diretto, anche in scenari altamente automatizzati. Questa combinazione di competenze tecniche, etiche e umane definisce il profilo del chirurgo del futuro, in grado di sfruttare il metaverso, la robotica e le nanotecnologie per trasformare la pratica medica.

Il modello formativo 4+2 come risposta alle esigenze del settore

Il modello formativo 4+2 rappresenta una rivoluzione nell’istruzione tecnica e professionale italiana, introdotto dalla Legge 8 agosto 2024, n. 121, e delineato dal Decreto Legislativo del 21 settembre 2022. Questo percorso educativo integra una base solida di conoscenze nei primi quattro anni di istruzione secondaria tecnica o professionale con una specializzazione avanzata nei successivi due anni presso gli Istituti Tecnici Superiori (ITS Academy). Gli istituti tecnici forniscono una preparazione bilanciata tra teoria e pratica, puntando sull’innovazione tecnologica e sulla digitalizzazione. La successiva specializzazione negli ITS Academy si caratterizza per un forte collegamento con il mondo del lavoro, grazie a collaborazioni strutturate con aziende e università, rispondendo alle esigenze di settori strategici come la sanità digitale, le biotecnologie e l’intelligenza artificiale. I piani di studio includono discipline innovative come bioingegneria, biotecnologie, programmazione e informatica applicata. Gli studenti vengono formati per utilizzare tecnologie IoT, piattaforme di telemedicina e algoritmi di IA per l’analisi dei dati clinici, con un approccio che integra aspetti etici e normativi, come la protezione dei dati e la privacy. Questo modello mira a formare professionisti altamente qualificati, capaci di affrontare le sfide di un mercato del lavoro in costante evoluzione, aumentando le opportunità di occupazione e colmando il divario di competenze rispetto al panorama internazionale. Grazie alla sua struttura innovativa, il modello 4+2 non solo rende il sistema educativo italiano competitivo a livello globale, ma favorisce anche il progresso economico e sociale del Paese, creando una sinergia tra formazione e produzione.

Conclusione

La telemedicina non è solo il futuro della sanità, ma l’alba di una nuova era, dove tecnologia e cura si intrecciano in un abbraccio rivoluzionario, per donare al mondo una sanità più vicina, efficiente e umana. Questo straordinario progresso, però, non può esistere senza figure capaci di interpretarlo, professionisti con competenze visionarie e una preparazione proiettata verso l’orizzonte del domani. Ed è qui che il modello formativo 4+2, nato dalla sinergia tra istituti tecnici e ITS Academy, si erge come una risposta innovativa, pronta a forgiare gli esperti che guideranno un mondo interconnesso, dominato dall’Internet delle Cose (IoT) e dall’Intelligenza Artificiale (IA).

Non si tratta solo di un percorso educativo, ma di una chiave per accedere a carriere di straordinario valore, che spaziano dalla medicina alla chirurgia, fino alle professioni sanitarie più avanzate. In un mondo in costante trasformazione, investire nella formazione non è solo un dovere, ma un’occasione per plasmare un sistema sanitario all’altezza dei sogni e delle esigenze di una società in evoluzione.

In questo contesto, la formazione non è semplicemente un cammino, ma un atto di fede nell’ingegno umano, una promessa impressa nel cuore della nostra specie. È la trama sottile che ci unisce al futuro, dove il coraggio dell’innovazione incontra la potenza immaginativa dei sogni. È il ponte verso un ideale di perfezione e resilienza, un viaggio che avvicina l’eternità, trasformandola da mito a possibilità.

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