Percorsi INDIRE: formazione abbreviata o sanatoria? la scorciatoia del Governo messa in discussione al TAR

Il dibattito sulla formazione dei docenti di sostegno in Italia ha raggiunto livelli di tensione senza precedenti con l’introduzione del D.L. 31 maggio 2024, n. 71, che stabilisce “Disposizioni urgenti in materia di sport, di sostegno didattico agli alunni con disabilità e in materia di università e ricerca”.

Il ruolo di INDIRE

Il decreto affida a INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) il compito di attivare percorsi di specializzazione per il sostegno agli alunni con disabilità. Tuttavia, molti vedono questa misura come una “sanatoria” per coloro che hanno già esperienza sul campo o hanno conseguito il TFA all’estero, piuttosto che un vero rafforzamento della qualità dell’insegnamento inclusivo.

Formazione abbreviata e critiche

Il Governo ha deciso di introdurre un percorso formativo abbreviato, che prevede solo 30 CFU e un numero limitato di ore di tirocinio. Questa decisione ha suscitato forti critiche da parte di pedagoghi e docenti, che la considerano una svalutazione del tradizionale TFA sostegno, il quale richiede 60 CFU e un iter formativo più rigoroso.

Disparità di trattamento

Chi ha seguito il percorso tradizionale teme che i corsi INDIRE possano ridurre la qualità della formazione e creare disparità tra i docenti. Riconoscere l’esperienza sul campo potrebbe evitare lunghi contenziosi legali, ma penalizzerebbe coloro che hanno investito tempo e risorse in una formazione più completa.

Impatto sulle graduatorie

Questa situazione potrebbe compromettere l’equità nelle graduatorie, già afflitte da un sovraffollamento cronico in molte province. I docenti specializzati con percorsi più lunghi si troverebbero a competere con chi ha ottenuto il titolo in modo più rapido, generando tensioni all’interno della categoria.

Reazioni politiche e sociali

L’iniziativa del Governo ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico, con l’opposizione che ha presentato interrogazioni e interpellanze in Parlamento. Il Collettivo Docenti di Sostegno Specializzati ha denunciato il rischio che il percorso abbreviato formi insegnanti non adeguatamente preparati.

Il ricorso al TAR

La questione si fa ancor più complessa con il ricorso depositato al TAR Lazio dal Collettivo, la cui prima udienza è prevista per il 4 marzo 2025. Questo ricorso mira a fermare una misura considerata dannosa per il sistema scolastico inclusivo, evidenziando il rischio che non affronti realmente la carenza di docenti di sostegno.

Il dibattito si concentra sulla necessità di trovare un equilibrio tra urgenza e qualità nella formazione dei docenti di sostegno. È fondamentale che le istituzioni e la comunità accademica collaborino per mantenere standard formativi rigorosi, evitando di compromettere la qualità dell’insegnamento e il diritto degli alunni con disabilità a un’istruzione adeguata.

La formazione dei docenti di sostegno non può essere ridotta a una mera procedura burocratica: si tratta di una scelta etica e professionale che deve affrontare le sfide dell’inclusione scolastica.

Gabriele Cicerchia

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