L’8 marzo lotto per la parità

Gender Gap, due parole note, un fenomeno che riguarda tutte le donne, dalla nascita alla vecchiaia, che agisce inconsapevolmente per una impostazione di sistema, che parte dalla scuola e arriva fino al mondo del lavoro. Divario di genere, meglio esplicitato, che, nonostante una maggiore consapevolezza, è ancora troppo presente nel mondo del lavoro e che si traduce in minor tasso di occupazione e differenza di inquadramento e salariale. Il gender pay gap, ridottosi tra il 2017 e il 2019, ha ripreso a crescere dal 2022, attestandosi al 10%: da circa 3 mila euro a oltre 14 mila euro in meno a seconda dell’inquadramento, ecco di quanto differiscono gli stipendi delle donne rispetto a quelli dei loro colleghi in Italia (dati Istat). Dati che diventano ancor più significativi se letti congiuntamente a quelli sull’occupazione femminile. In Italia il tasso di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni è pari al 56,5%, mentre quello maschile è del 76%, con un divario di 19,5 punti percentuali e la causa dell’inattività femminile risulta prevalentemente legata a esigenze di carattere familiare: in altre parole il divario di genere si amplia notevolmente in presenza di figli.
Donne e STEM
Oggi nel mondo e in Italia la percentuale di donne laureate e occupate nell’area delle discipline scientifiche è ancora nettamente inferiore a quella degli uomini. L’Italia risulta terzultima in Europa per parità di genere nella ricerca: nelle discipline STEM (Science, technology, engineering and mathematics), solo il 41,4% dei laureati è donna, contro il
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