Destra e sinistra, oggi

Da tempo c’è chi sostiene che la classica dicotomia politica tra “destra” e “sinistra” sia oggi superata, non abbia più ragione di esistere in un mondo dall’economia globalizzata. Anche la più nota definizione, quella che ne diede Norberto Bobbio in un saggio del 1994, in cui sosteneva che la sinistra mira all’uguaglianza sociale mentre la destra accetta e sostiene le disuguaglianze, non è più attuale se si considerano le politiche dei governi della cosiddetta “seconda repubblica.” Oggi si tende ad emarginare i rispettivi estremismi e parlare piuttosto di “centro-destra” e di “centro-sinistra”, uno schema bipolare in cui si è innestato, con apparente equidistanza da entrambi gli schieramenti, il Movimento Cinque Stelle, che ha dato voce all’antipolitica da sempre molto diffusa nel nostro Paese.
L’alternanza tra i due schieramenti al governo non ha comportato sensibili differenze per i cittadini, molto sfiduciati nei confronti della politica in generale. Il successo del centro-destra alle ultime elezioni in Italia, estesosi anche alla maggior parte dei Paesi europei, non deriva tanto, secondo me, da particolari meriti di quest’ultimo, quanto dai demeriti della parte opposta. La sinistra ha compiuto negli ultimi decenni due colossali errori: il primo è quello di aver abbandonato gli strati più bassi della società, non solo rinunciando al vecchio ideale della lotta di classe ma anche disinteressandosi sempre più delle condizioni dei lavoratori per integrarsi totalmente nel sistema capitalistico; il secondo è stato quello di sostenere acriticamente fenomeni sociali come il femminismo ed i cosiddetti “diritti” delle minoranze (immigrati, gay ecc.), posizioni che non sono condivise dalla maggioranza della popolazione, neanche da molti di coloro che prima votavano convintamente a sinistra. I problemi di criminalità derivati dall’immigrazione incontrollata, in effetti, sono sentiti da tutti i cittadini come un pericolo per la propria sicurezza, e quindi chi sostiene l’accoglienza degli immigrati senza controllo non può godere dell’appoggio delle masse. Si aggiunga a questo l’antipaticissimo atteggiamento dei cosiddetti “radical-chic” di sinistra, che si considerano depositari in assoluto della Cultura e della Verità e ostentano una presunta superiorità che offende il senso comune. Se la sinistra non emenderà questi errori, difficilmente potrà risollevarsi.
Diciamo che sul piano teorico, ossia ideologico, esistono ancora differenze tra destra e sinistra: mentre la prima è conservatrice, protesa verso l’ordine e la disciplina, attenta nel riconoscere le differenze ed i meriti individuali, la seconda è progressista, liberale o meglio libertaria, egualitarista nel sostenere i diritti delle minoranze. Ma anche su questo piano gli angoli si sono smussati abbastanza: nel cosiddetto centro-destra, infatti, esiste un partito (Forza Italia) che sul libertarismo e sui diritti sociali si avvicina molto alla sinistra (ad esempio nell’accettare le unioni gay, la libertà sessuale più sfrenata ecc.) Anche la Lega ha cambiato atteggiamento su certe tematiche: qualche decennio fa Gianfranco Fini (che non era leghista ma vicino a molte posizioni della Lega attuale) diceva che non avrebbe affidato suo figlio ad un maestro omosessuale, mentre adesso persino Salvini dice “ciascuno può amare chi vuole”, benché poi aggiunga che i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre.
Se qualche differenza esiste sul piano ideologico e sull’interpretazione della storia recente (l’insulso fondare il dibattito politico sulla dicotomia fascismo-antifascismo, roba di oltre 80 anni fa!), è su quello dell’agire pratico che le divergenze non esistono quasi più, tanto è vero che spesso i governi di centro-sinistra emanano provvedimenti che sembrerebbero più adatti al centro-destra, e viceversa. Nelle decisioni più importanti e nella politica estera, tanto rilevante in questo periodo, i due schieramenti nella sostanza si equivalgono: il governo Meloni, infatti, su questo piano sembra la fotocopia di quelli di Draghi, di Conte, di Renzi ecc. La sottomissione ai diktat degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Europea è rimasta la stessa di prima, se non è addirittura aumentata; anche il nostro Paese a guida centro-destra ha aderito alle stupide sanzioni contro la Russia e all’appoggio incondizionato all’Ucraina solo per obbedire ad ordini internazionali. E’ vero che la sovranità dei singoli Paesi è diminuita per tutti a seguito dell’egemonia della NATO, della UE e dei grandi potentati economici; ma noi italiani siamo ancora più sottomessi degli altri, non abbiamo una nostra volontà né alcuna libertà di agire autonomamente e di salvaguardare la nostra sovranità. Ciò dispiace molto a tante persone che hanno appoggiato la coalizione di centro-destra alle elezioni, ma che probabilmente non andranno più a votare. Ci saremmo aspettati provvedimenti decisivi da questo governo, che invece prosegue nel solco dei precedenti e praticamente non fa nulla che possa definirsi “di destra”: l’immigrazione clandestina continua, le città sono sempre meno sicure a causa della criminalità e delle cosiddette “baby-gang” che nessuno controlla; se un cittadino si difende dalla violenza altrui viene processato e condannato mentre i delinquenti vengono liberati subito o quasi; dilagano l’ìimmoralità, la perversione e la pornografia; la televisione, i mezzi d’informazione e di diffusione della cultura restano saldamente nelle mani della sinistra; la stessa Rai permette a giornalisti faziosi come quelli di “Report” e a giullari come Benigni di accusare e insultare impunemente il Presidente del Consiglio e altre Istituzioni senza che nessuno reagisca. E poi qualcuno ha avuto persino la spudoratezza di accusare il governo di essere oppressore, autoritario, “fascista” tanto per usare un termine abusato? Secondo me è vero l’esatto contrario: se un’accusa può farsi alla Meloni ed agli altri ministri è quella di essere troppo deboli, accondiscendenti, persino succubi degli avversari. Un governo che non ha nulla di destra e che sotto questo aspetto ha tradito la fiducia della maggior parte dei suoi elettori.
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