250 giorni di scuola? Macché, solo un pesce d’aprile. 200 giorni sono più che sufficienti

Per questa volta è andata bene: niente 250 giornate di lezione, a parità di ore settimanali di lavoro complessive, al posto delle già esperimentate 200 giornate per anno scolastico.
Tutto rimane come prima di oggi, che è appunto il Primo aprile e che, come è ormai consuetudine, sottolineiamo col tradizionale “pesce”, sperando che sia fresco, nel senso che non provochi inattese “ugge”, né fra i prof, né fra gli studenti, ma solo una godibile, larga, liberatoria risata: come è del resto il nostro intento.
Ma che è anche un modo, questo Primo aprile, di fronte alle secchezze di ogni giorno, di sottolineare che una volta l’anno, almeno, bisogna lasciare, come diceva Amleto, “i sassi e i fromboli di una vita stracca” fuori dalla porta e concedersi una risata, seppure a denti stretti.
Il sindacato, invece, che pesci non ne mangia e che è abituato alle contrattazioni pesanti, con ogni probabilità, continuerà nella sua
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