Gli effetti economici dell’Intelligenza Artificiale: intervista a Carlo Cottarelli

Durante gli Stati Generali della Scuola Digitale 2025, tenutisi a Bergamo, Carlo Cottarelli – Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani – è stato protagonista di un’intervista moderata da Emiliano Audisio (Wired Italia), in cui ha analizzato l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sull’economia. Un confronto a tutto campo, che ha preso le mosse dal suo ultimo libro, “Chimere, sogni e fallimenti dell’economia”.

Nel libro, Cottarelli propone una riflessione sull’economia non solo come scienza tecnica, ma come strumento per interpretare il mondo, bilanciando sogni e limiti concreti. Questo approccio è il punto di partenza per analizzare una delle questioni più urgenti dell’attualità: gli effetti dell’Intelligenza Artificiale (IA) sul sistema economico.

L’IA come nuova rivoluzione industriale?

Il dibattito attorno all’IA richiama spesso i grandi passaggi storici delle rivoluzioni industriali, evocando paragoni che sollevano domande cruciali sulle somiglianze e le differenze rispetto al passato. La chiave di lettura economica resta quella della produttività: quante unità un lavoratore riesce a produrre in un’ora. Ogni salto tecnologico ha storicamente generato un aumento di produttività – dalla meccanizzazione dell’industria alla digitalizzazione.

Ma con l’aumento della produttività nasce anche un nodo critico: la sostituzione del lavoro umano. Un tema che ha attraversato i secoli, dai timori dei luddisti nel XIX secolo fino alle attuali preoccupazioni sull’automazione. Eppure, come ricorda Cottarelli, la storia ci insegna che l’innovazione ha sempre creato nuove opportunità, cambiando il volto del lavoro e, spesso, riducendo il tempo necessario per raggiungere gli stessi risultati produttivi.

La novità dell’IA: la sostituzione del lavoro intellettuale

A differenza delle precedenti rivoluzioni industriali, l’IA non si limita a intervenire sulle attività fisiche o ripetitive. Al contrario, sta impattando in misura crescente sui lavori cognitivi e creativi. Scrittura, analisi dati, sintesi e persino la creatività: ambiti che fino a pochi anni fa sembravano esclusivo appannaggio umano, oggi sono sempre più coinvolti.

Nonostante il grande fermento, però, l’impatto complessivo dell’IA sulla produttività è ancora limitato. Tra il 1920 e il 1970, gli Stati Uniti registrarono un +2% annuo nella crescita della produttività; negli ultimi decenni siamo intorno allo 0,4%. L’IA, quindi, potrebbe essere ancora in fase di “rodaggio”, con effetti che si dispiegheranno più pienamente nei prossimi anni. Ma non tutti gli economisti sono ottimisti: esperienze precedenti – come quella dei personal computer negli anni ‘80 – hanno mostrato che le promesse non sempre si traducono in risultati immediati.

I settori più coinvolti e le nuove competenze richieste

Oggi, l’IA sta trasformando profondamente settori ad alto contenuto intellettuale: finanza, sanità, ricerca, media. Un esempio concreto? L’editing di testi: strumenti di IA sono in grado di semplificare e migliorare la scrittura, automatizzando attività che finora richiedevano intervento umano.

Ma questo porta con sé un’esigenza fondamentale: conoscere ciò che si delega. Per interagire con un sistema intelligente, serve sapere come funziona, quali risultati produce e con quali limiti. In altre parole, servono nuove competenze.

L’Europa tra ritardi e potenzialità

Dal punto di vista degli investimenti, l’Europa è in netto ritardo. Gli Stati Uniti investono circa 340 miliardi di dollari l’anno in IA, la Cina 140. L’Europa molto meno. Il rischio è che si allarghi ulteriormente il divario tecnologico tra chi guida l’innovazione e chi rincorre.

Ostacoli principali? La frammentazione del mercato e la difficoltà a creare aziende con scala paragonabile ai colossi americani e cinesi. Le big tech USA hanno superato capitalizzazioni da oltre 3 trilioni di dollari, mentre in Europa mancano player con simile peso globale.

Anche sul fronte normativo, l’approccio europeo è più prudente: attenzione a privacy ed etica, contro un modello USA più flessibile. Un vantaggio in termini di tutela dei diritti, ma anche un potenziale limite alla velocità di innovazione.

Formazione e scuola: la chiave per il futuro

Come affrontare le sfide dell’IA? Per Cottarelli, la risposta è nella formazione. Servono competenze tecniche, certo, ma anche capacità critiche, interpretative e analitiche. E la scuola gioca un ruolo cruciale: deve formare cittadini in grado di porre domande efficaci, comprendere gli strumenti digitali e usarli con consapevolezza.

Esperienze di educazione all’IA nelle scuole hanno mostrato che, oltre alla conoscenza, va trasmessa fiducia: nella propria capacità di adattarsi, di apprendere, di affrontare il cambiamento.

Conclusioni

L’Intelligenza Artificiale è una delle sfide decisive del nostro tempo. Il suo potenziale trasformativo è enorme, ma per coglierne davvero i frutti servono politiche ambiziose, investimenti mirati e una nuova visione europea.

Cottarelli individua due priorità: rafforzare la cooperazione tra Paesi UE per creare un ecosistema tecnologico competitivo e puntare sulla ricerca e sviluppo, bilanciando innovazione e regolazione. Solo così sarà possibile trasformare le incertezze dell’IA in opportunità concrete per una crescita sostenibile e inclusiva.

Continua la lettura su: https://imparadigitale.nova100.ilsole24ore.com/2025/04/05/gli-effetti-economici-dellintelligenza-artificiale-intervista-a-carlo-cottarelli/ Autore del post: Impara Digitale Fonte:

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