Educazione Sessuale a Scuola: la Scelta di Valditara Favorisce i Fondamentalisti?

ROMA – L’annuncio del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sulla regolamentazione dei corsi di educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane sta suscitando un acceso dibattito politico e sociale. Secondo la nuova norma, senza l’autorizzazione dei genitori, agli studenti non sarà consentito partecipare a tali percorsi formativi. Una scelta che, secondo molti osservatori, rischia di colpire duramente i diritti delle ragazze e dei ragazzi, soprattutto in contesti familiari conservatori o estremisti.

A sollevare con forza la questione è Elisabetta Piccolotti , deputata di Alleanza Verdi e Sinistra e membro della Commissione Cultura alla Camera. “Questa norma rappresenta un favore diretto alle famiglie fondamentaliste ed estremiste presenti in Italia”, afferma Piccolotti. “Si tratta di una decisione ingiusta e pericolosa, che priva i giovani del diritto universale ad un’istruzione libera, pluralista e informata, indipendentemente dalla cultura o religione della famiglia d’origine”.

L’educazione sessuale e affettiva nelle scuole è riconosciuta a livello internazionale come uno strumento essenziale per promuovere la salute riproduttiva, prevenire la violenza di genere e contrastare gli stereotipi sessuali. In Italia, però, resta un terreno di scontro ideologico. “Valditara dovrebbe chiedersi – incalza Piccolotti – se i genitori di Saman Abbas , vittima di un delitto d’onore, avrebbero mai autorizzato la figlia a partecipare a corsi di educazione sessuale. Noi pensiamo di no. Ed è proprio per questo che lo Stato deve garantire questo diritto anche senza il consenso familiare.”

Il parlamentare annuncia battaglia: “Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per impedire che questa norma voci in vigore. La libertà, la consapevolezza vengono e la salute delle nuove generazioni prima di qualsiasi visione oscurantista.”

La decisione del ministro Valditara di subordinare l’accesso ai corsi di educazione sessuale scolastica al consenso genitoriale divide l’Italia. Avs attacca: “È un favore ai fondamentalisti, una minaccia ai diritti dei giovani”.

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