Le leggi dell’accento in greco antico

L’accento, in greco antico, si posiziona sulle vocali ed è influenzato dalla sillaba su cui ricade, avendo il preciso scopo di indicare la corretta pronuncia di una parola.

Un lettore attento potrebbe osservare che questo argomento è già stato trattato in un precedente articolo, ma riteniamo che un ulteriore approfondimento su questo simbolo fonetico non possa mai guastare, bensì possa dare maggiori dettagli e informazioni a coloro che ne necessitano per studio o per diletto.

Definizione

L’accento si configura come il rafforzamento della voce o elevazione del tono nella pronuncia di una sillaba rispetto ad altre della stessa parola, ovvero accrescimento di intensità della voce nel pronunciare una parola di una frase, per darle maggior risalto.

I Greci e i Latini, come riportato dal libro La lingua greca antica di Domenico Pezzi, stabilirono che l’accento acuto non potesse collocarsi oltre la terz’ultima sillaba di una parola, affinché fosse seguito da una sillaba caratterizzata da un accento “medio” e, infine, da una con accento grave.

La natura e la posizione dell’accento circonflesso, invece, risultano più comprensibili per chi accetta il principio citato dal linguista Leonard Bloomfield, secondo cui a ogni acuto che non ricada sull’ultima sillaba debba necessariamente seguire un accento medio. Tuttavia, come osserva opportunamente lo studioso, le fonti antiche che trattano dell’accento medio non consentono di costruire su di esso un’argomentazione solida.

Al contrario, Dionisio di Alicarnasso induceva a ritenere che, nella pronuncia corrente dei Greci, non vi fosse alcun intervallo intermedio tra gli accenti, se non quello corrispondente alla quinta. È dunque più verosimile che l’accento medio fosse un concetto appartenente alla teoria grammaticale piuttosto che alla lingua viva. Ciò detto, questa considerazione non implica necessariamente che l’elevazione tonale prodotta dalle sillabe recanti accento acuto o grave fosse in ogni contesto identica.

L’accento nelle parole

Le osservazioni precedenti si sono concentrate principalmente sull’accento a livello di singola sillaba; è però opportuno adesso considerare la posizione che l’accento occupa all’interno delle parole.

La lingua greca, soprattutto nei casi che esulano dal cosiddetto “verbo finito”, ci offre un ampio insieme di forme in cui la distribuzione degli accenti mostra un’impressionante corrispondenza con quanto riscontrabile nelle più antiche fasi della lingua indiana, a conferma di una radice comune o, quantomeno, di tendenze fonologiche analoghe.

L’identica accentuazione, già osservata da diversi anni, rappresenta il principale elemento che ha spinto i glottologi a indagare sulla natura e sulle leggi dell’accento proto-indoeuropeo, cercando di approfondire la conoscenza delle forze fonetiche o psichiche che hanno influenzato tale fenomeno.

Le tre proprietà fondamentali

Le tre proprietà che distinguono l’accento greco da quello proto-indoeuropeo si sono sviluppate nel corso dell’evoluzione dell’ellenismo. Sebbene la prima di esse, la cosiddetta legge del trisillabismo, sia stata talvolta considerata greco-italica, il principio per cui il valore della quantità delle due ultime sillabe influisce sull’accento si riscontra anche nella seconda.

La prima proprietà

La prima proprietà, ossia la tendenza dell’accento a non distanziarsi dalla fine della parola oltre un certo numero di sillabe, è stata attribuita da Hadley e Misteli alla struttura degli accenti semplici (acuto, medio, grave), secondo la quale una sillaba con accento grave doveva sempre seguire una con accento medio. Tuttavia, l’ipotesi dell’accento medio in greco, come già esposto precedentemente è considerata poco fondata e, anche accettandola, resterebbe inspiegabile la costante evitazione di terminazioni con più di una sillaba con accento grave.

La seconda proprietà

La seconda proprietà riguarda l’influenza della quantità delle sillabe sull’accento. In greco, l’accento tende a concentrarsi sulla sillaba lunga, se presente, oppure su una sillaba breve che precede una sillaba lunga. Questo fenomeno, che si sviluppa nel contesto dell’evoluzione delle lingue indoeuropee, è conosciuto come una forma di accento quantitativo. A differenza del proto-indoeuropeo, in cui l’accento era generalmente mobile e poteva spostarsi tra diverse sillabe della parola, il greco stabilisce un legame più stretto tra la quantità (lunga o breve) delle sillabe e la posizione dell’accento.

La terza proprietà

La terza proprietà riguarda l’influenza dell’accento sull’evoluzione dei tempi verbali e delle derivazioni nominali. In greco, l’accento gioca un ruolo fondamentale non solo nella forma fonologica, ma anche nella struttura grammaticale e morfologica. Si sviluppano accentuazioni particolari, legate alla differenziazione tra le forme verbali in base al tempo o al modo, che non erano presenti nella lingua proto-indoeuropea.

Per esempio, nel passaggio dal proto-indoeuropeo al greco, l’accento si fissa in determinate posizioni in alcune derivazioni verbali e nei tempi del verbo. Questo principio di fissità accentuale si riflette in tutte le forme del predicato, soprattutto in quelli di tipo tematico, dove l’accento tende a seguire regole rigide che non si trovano nel sistema accentuale del proto-indoeuropeo, dove l’accento era più mobile e variabile a seconda della posizione della radice o delle desinenze.

L’accento nei verbi

Lo studio dell’accento nelle forme verbali ha invece prodotto risultati più soddisfacenti. In queste forme, l’accento si ritrae dalla fine della parola in base a due leggi generali: l’accento si colloca sull’anti-penultima se l’ultima sillaba è breve, e sulla penultima se l’ultima è lunga.

Questo fenomeno è stato spiegato attraverso le relazioni toniche tra il verbo e la parola precedente, ossia mediante l’analisi dell’accentuazione a livello proposizionale piuttosto che della singola parola.

Sebbene sia noto che nell’antico indiano il verbo finito sia privo di accento nelle proposizioni indipendenti, Wackernagel ha dimostrato che tale fenomeno di enclisi non è esclusivo dell’antico indiano, ma apparteneva anche al greco preistorico ed è andato espandendosi nel tempo. Alcune forme verbali come il presente di εἰμί e di φημί ne sono esempi residui.

Secondo Bloomfield, invece, la tendenza dell’accento verbale a ritrarsi dalla fine segue le stesse regole dell’enclisi greca, o potrebbe essere stata influenzata dall’enclisi verbale. Questa teoria è stata sottoposta a una rigorosa revisione da Wheeler, il quale ha evidenziato che i fenomeni dell’accento retrocedente sono governati da una legge fonetica generale della lingua. Inoltre, ha osservato che tale accentuazione si è diffusa progressivamente per mezzo dell’analogia e che si è instaurata una regola secondo cui l’accento tende a posizionarsi tre tempi prima della fine della parola, o quattro nel caso di terminazioni trocaiche polisillabiche.

L’accento nelle proposizioni

Un altro aspetto fondamentale è rappresentato dall’accentuazione nelle proposizioni, dove l’enclisi e la proclisi giocano un ruolo determinante. L’enclisi, già attestata nell’antico indiano e nel latino, si verifica quando una parola atona si lega foneticamente alla parola precedente, diventandone parte integrante. Wheeler ha tentato di formulare una teoria che mettesse in relazione questo fenomeno con la legge del trisillabismo. Ha osservato che le enclitiche sono per lo più monosillabe o bisillabe con finale breve, ad eccezione di alcune forme influenzate dalla flessione.

Nel caso della proclisi, ossia quel fenomeno linguistico che consiste nell’anteporre un elemento pronominale (come un pronome personale) al verbo, quando quest’ultimo è preceduto da una parola che ne facilita la connessione, si è ipotizzato che certe preposizioni bisillabe, originariamente avverbi parossitoni, abbiano modificato la loro accentuazione quando poste davanti a un nome. Tuttavia, Wheeler si discosta da questa teoria, ritenendo che tali preposizioni fossero in origine atone e che l’anastrofe sia il risultato di un’evoluzione fonetica legata alla struttura metrica della lingua.

In conclusione, lo studio dell’accento greco ha messo in luce un sistema fonologico articolato, in cui l’accentuazione si riferisce non solo alla singola sillaba, ma anche all’intera parola e alla proposizione. Tuttavia, questo sistema si rivela imperfetto, in quanto non sempre segue regole uniformi e presenta numerose eccezioni. L’analisi comparativa con altre lingue indoeuropee permette di ricostruire l’evoluzione dell’accento greco e di comprendere meglio i mutamenti che hanno portato alla sua configurazione storica.

Suddivisione delle parole in base alla posizione dell’accento

  • Ossitone: hanno un accento acuto (o grave) sull’ultima sillaba.
  • Parossitone: hanno un accento acuto (o grave) sulla penultima sillaba.
  • Proparossitone: hanno un accento acuto sulla terzultima sillaba.
  • Perispomene: hanno un accento circonflesso sull’ultima sillaba.
  • Properispomene: hanno un accento circonflesso sulla penultima sillaba.

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Perché è importante memorizzare le vocali in prima elementare?1. Fondamenti per la lettura e la scritturaLe vocali sono presenti in ogni parola della lingua italiana e rappresentano una componente essenziale della fonetica e della grammatica. Memorizzare le vocali permette ai bambini di riconoscerle rapidamente e di utilizzarle per formare parole, migliorando così la loro capacità di leggere e scrivere correttamente.2. Sviluppo della consapevolezza foneticaLa consapevolezza fonetica è la capacità di riconoscere e manipolare i suoni del linguaggio. Imparare a memorizzare le vocali aiuta i bambini a distinguere i suoni delle lettere, il che è cruciale per decodificare parole e migliorare la pronuncia.3. Preparazione per l’apprendimento avanzatoLa memorizzazione delle vocali costituisce la base per affrontare argomenti più complessi nella lettura e nella scrittura, come l’ortografia e la grammatica. I bambini che memorizzano bene le vocali avranno più facilità nell’apprendere altre regole linguistiche in futuro.Esercizi per memorizzare le vocali in prima elementare1. Gioco del memory delle vocaliIl memory delle vocali è un gioco semplice e divertente che aiuta i bambini a memorizzare visivamente le vocali. Questo esercizio stimola la memoria visiva e aiuta i bambini a riconoscere rapidamente le lettere.Esempio di esercizio:Prepara carte con le vocali (A, E, I, O, U) e altre carte con immagini di oggetti che iniziano con le vocali (es. ape, elefante, isola, ombrello, uva).
I bambini devono girare le carte e trovare le coppie abbinate (vocale e immagine che inizia con quella vocale).Questo gioco rinforza l’associazione tra il suono della vocale e la sua forma, rendendo il processo di memorizzazione più divertente e coinvolgente.2. Tracciamento delle vocali su schede illustrateIl tracciamento delle vocali è uno degli esercizi più efficaci per aiutare i bambini a memorizzare le lettere. Scrivere ripetutamente le vocali permette ai bambini di interiorizzare la forma delle lettere, migliorando sia la memoria visiva che la capacità motoria.Esempio di esercizio:Fornisci ai bambini schede con vocali tratteggiate (A, E, I, O, U) e chiedi loro di tracciare le lettere seguendo le linee tratteggiate.
Una volta completato il tracciamento, chiedi ai bambini di pronunciare la vocale e di fare un esempio di una parola che inizia con quella vocale.Questo esercizio combina la pratica della scrittura con la memorizzazione del suono, rendendo l’apprendimento delle vocali più completo.3. Abbinamento immagine-parola con le vocaliUn altro esercizio utile per memorizzare le vocali è l’abbinamento immagine-parola. Questo metodo visivo aiuta i bambini a collegare la forma della vocale a un’immagine e al suono della parola corrispondente.Esempio di esercizio:Prepara una serie di carte illustrate con immagini di oggetti che iniziano con vocali (es. albero, ombrello, uva) e carte con le vocali.
Chiedi ai bambini di abbinare la carta della vocale all’immagine corrispondente, come “A” e albero.Questo esercizio stimola la memoria visiva e fonetica, aiutando i bambini a collegare visivamente le vocali con il suono iniziale delle parole.4. Giochi di ascolto e ripetizione delle vocaliGli esercizi di ascolto sono essenziali per aiutare i bambini a memorizzare i suoni delle vocali. Attraverso la ripetizione e l’ascolto attivo, i bambini possono imparare a riconoscere i suoni delle vocali e a memorizzarli meglio.Esempio di esercizio:Pronuncia parole che iniziano con una vocale, come “albero”, “uva”, “elefante”, e chiedi ai bambini di ripetere la parola, ponendo particolare attenzione alla vocale iniziale.
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Fornire rinforzi positivi: Celebra ogni progresso dei bambini, anche se piccolo, per motivarli a continuare a praticare con entusiasmo.
Coinvolgere più sensi: Combinare esercizi visivi, uditivi e tattili aiuta i bambini a memorizzare meglio le vocali, stimolando diverse aree del cervello.Con questi esercizi e strategie, i bambini impareranno a memorizzare le vocali in modo efficace e divertente, sviluppando solide basi per la lettura e la scrittura nel loro percorso scolastico.Potete scaricare e stampare gratuitamente in formato PDF gli “Esercizi per Memorizzare le Vocali in Prima Elementare, Italiano per la Scuola Primaria“, basta cliccare sul pulsante ‘Download‘:Domande Frequenti su ‘Esercizi per Memorizzare le Vocali in Prima Elementare, Italiano per la Scuola Primaria’Perché è importante memorizzare le vocali in prima elementare?Memorizzare le vocali è fondamentale perché sono la base della lingua italiana. Una solida conoscenza delle vocali aiuta i bambini a leggere, scrivere e pronunciare correttamente le parole. Riconoscere rapidamente le vocali facilita anche il passaggio alla lettura fluente.
Quali sono gli esercizi più efficaci per memorizzare le vocali?Gli esercizi più efficaci includono giochi di abbinamento immagine-vocale, tracciamento delle vocali, attività di colorazione, e giochi interattivi come il bingo delle vocali. Anche attività di ascolto e ripetizione sono molto utili per rinforzare la memorizzazione.
Quanto tempo dedicare ogni giorno agli esercizi per memorizzare le vocali?È sufficiente dedicare 10-15 minuti al giorno. La ripetizione quotidiana, unita a giochi e attività divertenti, aiuta i bambini a memorizzare le vocali in modo naturale e senza sforzo.
Cosa fare se un bambino ha difficoltà a memorizzare le vocali?Se un bambino ha difficoltà, prova con esercizi visivi, come l’uso di carte illustrate, e ripeti frequentemente con supporti multisensoriali come lettere magnetiche o tattili. Usa giochi interattivi per coinvolgerlo e rendere l’apprendimento più dinamico.
Gli esercizi per memorizzare le vocali aiutano anche nella lettura?Sì, memorizzare le vocali è essenziale per la lettura. Quando i bambini riconoscono velocemente le vocali, possono decodificare le parole con maggiore facilità, migliorando la comprensione e la fluidità di lettura.
A che età i bambini dovrebbero essere in grado di memorizzare tutte le vocali?La maggior parte dei bambini riesce a memorizzare le vocali entro i 6-7 anni, durante la prima elementare. Tuttavia, ogni bambino ha un ritmo di apprendimento diverso, quindi è importante praticare regolarmente e con pazienza.Clicca per votare questo articolo!Maestra di Sostegno – Scuola Primaria

Emergenza Coronavirus COVID-19: notizie e provvedimenti

Ordinanza del 2 giugno 2021 Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. 

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Ordinanza 21 maggio 2021 Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-Cov-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro.

Ordinanza 21 maggio 2021 Linee guida per la gestione in sicurezza di attivita’ educative non formali e informali, e ricreative, volte al benessere dei minori durante l’emergenza COVID-19.

Ordinanza 21 maggio 2021 Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

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