Riduzione delle scuole a 7389 con 938 studenti. Ecco i criteri, modalità e deroghe del nuovo taglio

Con il recente decreto interministeriale n. 124 del 30 giugno 2025, firmato dal Ministro dell’Istruzione e del Merito in collaborazione con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, si delineano cambiamenti significativi nel panorama delle istituzioni scolastiche italiane. Questa provvedimento, che entrerà in vigore per l’anno scolastico 2026/2027, prevede una drastica riduzione del numero di scuole, portandole a un totale di 7389, con una media di 938 studenti per istituzione.

Un nuovo quadro normativo

Il decreto stabilisce i criteri per la determinazione e distribuzione delle scuole statali, aggiornando il quadro normativo esistente. La revisione del dimensionamento delle sedi scolastiche si basa su parametri demografici e sulle indicazioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Questo approccio mira a garantire un’equità di trattamento a livello nazionale, ma comporta anche sfide significative per gli organici delle scuole.

Un coefficiente nazionale unico

Uno degli aspetti chiave del decreto è l’introduzione di un coefficiente unico che stabilisce il numero di alunni per istituzione scolastica. Con un valore fissato a 938, questo coefficiente guiderà il calcolo delle sedi attivabili in ciascuna regione, utilizzando i dati ISTAT aggiornati per stimare la popolazione scolastica. Ciò significa che le scuole dovranno adattarsi a un contesto di maggiore concentrazione di alunni, con conseguenze dirette sulle risorse e sul personale.

Limiti e deroghe

La nuova normativa stabilisce un tetto massimo di 7389 istituzioni scolastiche, che include anche le scuole con lingua di insegnamento slovena in Friuli Venezia Giulia, per le quali è prevista una deroga specifica. La distribuzione delle sedi tra le diverse regioni dovrà rispettare questo limite, tenendo conto delle esigenze territoriali. Tuttavia, il rischio di un significativo taglio agli organici è palpabile, poiché meno istituzioni scolastiche comportano una necessità di personale ridotto.

Un correttivo temporaneo

Per mitigare l’impatto della riduzione delle sedi, il decreto prevede un meccanismo di aggiustamento per l’anno scolastico 2026/2027. Questo correttivo consentirà un aumento proporzionale del numero di istituzioni scolastiche, con un incremento medio dell’1,60%. Tale misura è pensata per rendere il processo di ridimensionamento più graduale, tenendo conto delle specificità locali e delle esigenze organizzative regionali. Tuttavia, anche con questo correttivo, le scuole devono prepararsi a un futuro con meno risorse e opportunità.

In conclusione, il decreto interministeriale n. 124 rappresenta una nuova stangata per il sistema scolastico italiano, con il rischio di tagli significativi agli organici e a una rete educativa già sotto pressione. Le istituzioni scolastiche dovranno affrontare questa transizione con attenzione, cercando di mantenere la qualità dell’istruzione nonostante le sfide derivanti dalla riduzione delle sedi e delle risorse disponibili. La riforma, sebbene necessaria per rispondere a esigenze di efficienza e sostenibilità, solleva interrogativi cruciali sul futuro dell’istruzione in Italia.

Decreto interministeriale n.124 del 30 giugno 2025

Il Segretario Generale FederIstruzione

Antonio Scarpellino

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