Ancora sul rifiuto di sostenere l’esame orale alla maturità

Bocciati o ascoltati? Dal boicottaggio agli insulti, dai presidi divisi alle voci degli studenti: cosa rivela il caso degli orali rifiutati sullo stato della scuola e del giornalismo italiano.

Stress scolastico

Preambolo

In un mio precedente intervento ho interpellato l’Intelligenza Artificiale circa il clamore suscitato dal rifiuto di alcuni candidati di sostenere la prova orale all’esame di maturità. Poiché l’I. A. è programmata per non sbilanciarsi eccessivamente di fronte a certe richieste, le sue risposte non sono risultate del tutto adeguate a far luce sulla vicenda. Inoltre, l’I. A. non sempre dispone di tutto il materiale informativo occorrente per pronunciarsi con cognizione di causa su argomenti particolarmente scottanti, soprattutto quando gli accadimenti sono ancora in fieri. Pertanto, questo articolo prescinde del tutto dal suo uso.

Una terminologia inopportuna

In campo scolastico adulti investiti del compito di esaminare o del compito di governare usano disinvoltamente termini come boicottare e bocciare, boicottaggio e bocciatura. Gli usi linguistici hanno una funzione storicamente rivelatrice delle intenzioni psicologiche di chi ad essi ricorre. Vale quindi la pena di soffermarsi un attimo sulle etimologie.

Boicottare e boicottaggio fanno capo a Boycott, cognome dell’amministratore ottocentesco di un latifondo irlandese, contestato per i suoi metodi da lavoratori e cittadini e licenziato dal governo inglese. Nell’italiano corrente, spiega Domenico Proietti sul sito dell’Accademia della Crusca, i termini sono usati anche in senso estensivo “per indicare azioni di isolamento e quindi di riprovazione sulla spinta di motivazioni etiche o morali” ovvero “iniziative di reazione, rappresaglia, ecc. in cui

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