Sostantivi femminili in alpha puro

I sostantivi femminili in alpha puro costituiscono un gruppo importante della prima declinazione in greco antico. Come già accennato nel precedente articolo riservato ai caratteri generali della prima declinazione, si definiscono in questo modo perché la vocale tematica dell’ultima sillaba (il tema) è un α che rimane invariato in tutti i casi (quindi “puro”).

All’interno di questo articolo riporteremo la declinazione completa e specifiche osservazioni che potrebbero tornarti utili nel corso del tuo studio. Se vuoi saperne sempre di più, inoltre, ti invitiamo a restare costantemente aggiornato al nostro blog e, qualora tu voglia rendere partecipi anche altri delle tue conoscenze acquisite, puoi benissimo pubblicarlo sul tuo social preferito.

Differenze tra alpha puro e alpha impuro

Per comprendere appieno la natura dei sostantivi in alpha puro, è utile fare un confronto con la variante più comune, quella in alpha impuro. In quest’ultima, i sostantivi possiedono una vocale tematica α che tende a mutare in η in certi casi, soprattutto al singolare, come accade nei sostantivi che presentano un tema con consonante labiale o dentale (ad esempio, τιμή, “onore”).

Al contrario, nei sostantivi in alpha puro questo mutamento non avviene mai. L’α resta sempre identica, indipendentemente dal caso o dal numero. Questa caratteristica di “purezza” dell’alpha è ciò che dà il nome a questa classe di sostantivi.

Origine e diffusione dialettale

Dal punto di vista dialettale, i sostantivi in alpha puro sono particolarmente frequenti nei dialetti ionico e dorico, mentre nell’attico spesso troviamo la coesistenza di forme in alpha puro e alpha impuro. Questa differenza rispecchia la ricchezza e la varietà linguistica del greco antico: a seconda della regione e dell’autore, possiamo incontrare sfumature e forme diverse, ma sempre riconoscibili grazie alla struttura regolare dell’alpha puro.

Funzione e uso nei testi antichi

Nella letteratura e nella documentazione epigrafica, i sostantivi in alpha puro ricorrono spesso in contesti descrittivi e narrativi. Ad esempio, θάλασσα si ritrova nei poemi omerici, dove evoca la vastità e la forza del mare, ma anche nei dialoghi filosofici per indicare metaforicamente la mutevolezza o la profondità.
Anche γλῶσσα compare sia come “organo del linguaggio” sia come simbolo di eloquenza e cultura.
Questi sostantivi, quindi, non sono solo forme grammaticali, ma veicoli di significati ricchi e stratificati.

La declinazione

Numero Caso ἑσπέρα (giorno)
Singolare Nominativo ἡ ἑσπέρα
Singolare Genitivo τῆς ἑσπέρας
Singolare Dativo τῇ ἑσπέρ
Singolare Accusativo τὴν ἑσπέραν
Singolare Vocativo – ἑσπέρα
Duale Casi diretti τώ ἑσπέρα
Duale Casi obliqui τοῖν ἑσπέραιν
Plurale Nominativo αἱ ἑσπέραι
Plurale Genitivo τῶν ἑσπερῶν
Plurale Dativo ταῖς ἑσπέραις
Plurale Accusativo τὰς ἑσπέρας
Plurale Vocativo – ἑσπέραι

Elementi fonetici e morfologici

Dal punto di vista fonetico, il mantenimento dell’alpha puro è un tratto che riflette la stabilità morfologica. Non ci sono alterazioni vocaliche significative, il che rende la declinazione di questi sostantivi uno dei modelli più lineari dell’intero sistema nominale greco. Tuttavia ricordiamo:

  1. l’uscita -αι del nominativo e del vocativo plurale, è considerata breve ai fini dell’accento;
  2. il genitivo plurale deriva dalla contrazione della vocale finale con la desinenza ῶν (ἑσπεραῶν = ἑσπερῶν). A livello dell’accento è sempre perispomeno;
  3. la terminazione dei casi diretti del duale e dell’accusativo plurale è sempre lunga a prescindere dalla quantità originaria della vocale finale del tema;
  4. rientra nel gruppo dei temi in α puro anche il sostantivo στοά (portico). Il motivo è prettamente etimologico. Infatti, originariamente, era preceduto da uno j (jod) che poi è caduto con il tempo.

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Importanza della Vocale A nella LetturaLa vocale A è una delle lettere più comuni e importanti nella lingua italiana. La sua frequenza e la sua posizione in molte parole rendono essenziale per i bambini di prima elementare imparare a riconoscerla e utilizzarla correttamente. La padronanza della vocale A permette ai bambini di leggere e comprendere parole semplici e di iniziare a costruire frasi. Gli esercizi di lettura che si concentrano sulla vocale A aiutano a sviluppare le competenze fonologiche, che sono fondamentali per la fluidità e la comprensione della lettura.Esercizi di Lettura con la Vocale A1. Lettura di Parole SempliciUn ottimo punto di partenza per gli esercizi di lettura è la lettura di parole semplici che contengono la vocale A. Queste parole possono essere selezionate per includere la vocale A in diverse posizioni, come all’inizio, nel mezzo o alla fine.Esempio di Attività: Prepara una lista di parole semplici che contengono la vocale A, come “casa”, “albero”, “mamma”, e chiedi ai bambini di leggerle ad alta voce. Puoi iniziare con parole più brevi e poi passare a parole più lunghe man mano che i bambini diventano più sicuri.2. Frasi con la Vocale ALe frasi brevi che includono parole con la vocale A sono utili per aiutare i bambini a comprendere come la vocale si inserisce nel contesto di una frase. Questo tipo di esercizio incoraggia la lettura fluida e la comprensione del testo.Esempio di Attività: Fornisci ai bambini frasi semplici da leggere, come “La casa è grande” o “Mamma ha un amico”. Chiedi ai bambini di leggere le frasi e poi discutere insieme il significato di ciascuna. Questo esercizio può essere reso più interessante con l’uso di illustrazioni che rappresentano le frasi.3. Giochi di AbbinamentoI giochi di abbinamento possono rendere l’apprendimento della vocale A più coinvolgente e divertente. Questi giochi aiutano i bambini a riconoscere la vocale A in parole e frasi attraverso un’attività ludica.Esempio di Attività: Crea schede con immagini e parole che contengono la vocale A. Ad esempio, una scheda potrebbe avere l’immagine di una “casa” e la parola “casa” scritta accanto. Chiedi ai bambini di abbinare le immagini alle parole corrette e di leggere le parole ad alta voce. Questo tipo di esercizio aiuta a rafforzare la connessione tra il suono e la forma della vocale A.4. Lettura Guidata di Brevi TestiLa lettura guidata di testi brevi che includono una varietà di parole con la vocale A offre ai bambini l’opportunità di praticare la lettura in un contesto più complesso. Questi testi possono essere storie semplici o poesie che enfatizzano l’uso della vocale A.Esempio di Attività: Leggi insieme ai bambini una breve storia o una poesia che contiene numerose parole con la vocale A. Dopo aver letto il testo, discuti il contenuto con i bambini e chiedi loro di identificare le parole che contengono la vocale A. Questo esercizio non solo aiuta a praticare la lettura, ma migliora anche la comprensione del testo.5. Attività Interattive e DigitaliL’uso di risorse digitali e interattive può rendere l’apprendimento della vocale A ancora più interessante. Le app educative e i giochi online possono offrire esercizi di lettura che incorporano la vocale A in modo coinvolgente e moderno.Esempio di Attività: Utilizza app educative che offrono giochi di lettura e scrittura focalizzati sulla vocale A. Queste app possono includere attività come la lettura di parole e frasi, giochi di associazione e quiz interattivi che aiutano i bambini a rinforzare le loro competenze di lettura in modo divertente e stimolante.Strategie per Ottimizzare l’Apprendimento della Vocale A1. Utilizzare Materiali VisiviIncorpora materiali visivi come poster, schede illustrate e lavagne magnetiche per aiutare i bambini a visualizzare e riconoscere la vocale A. Le risorse visive sono particolarmente utili per mantenere alta l’attenzione e facilitare l’apprendimento.2. Creare Routine di Lettura RegolariStabilisci una routine di lettura regolare che includa esercizi specifici sulla vocale A. Dedica alcuni minuti ogni giorno a leggere parole e frasi con la vocale A, in modo da rafforzare continuamente le competenze dei bambini.3. Offrire Feedback PositivoFornisci feedback costruttivo e rinforzi positivi per motivare i bambini. Loda i progressi e le letture corrette, e incoraggia i bambini a continuare a praticare. I rinforzi positivi aiutano a costruire la fiducia e a mantenere alta la motivazione.4. Integrare la Vocale A nelle Attività QuotidianeTrova modi per integrare la vocale A nelle attività quotidiane. Ad esempio, mentre leggi libri o etichetti oggetti in casa, sottolinea le parole che contengono la vocale A e chiedi ai bambini di identificarle. Questo approccio aiuta a contestualizzare l’apprendimento e a rendere la vocale A parte del loro linguaggio naturale.5. Utilizzare Esercizi MultisensorialiIntegra esercizi multisensoriali che coinvolgono diversi sensi. Ad esempio, usa sabbia o plastilina per tracciare la lettera A, o ascolta registrazioni di parole con la vocale A. Questo approccio rende l’apprendimento più dinamico e memorabile.Suggerimenti Utili per Potenziare l’Apprendimento della Vocale ACreare Cartelloni Didattici: Realizza cartelloni con parole e immagini che contengono la vocale A da appendere in aula o a casa. Questo aiuta a mantenere la vocale A visibile e presente nella vita quotidiana del bambino.
Organizzare Sessioni di Lettura di Gruppo: Se possibile, organizza sessioni di lettura di gruppo dove i bambini possono esercitarsi insieme e scambiarsi idee. Questo può stimolare l’apprendimento collaborativo e rendere l’attività più divertente.
Incoraggiare la Scrittura Creativa: Invita i bambini a scrivere le proprie frasi o brevi storie che includono la vocale A. Questo non solo aiuta a rinforzare la lettura, ma stimola anche la creatività e l’espressione personale.
Monitorare i Progressi e Adattare le Attività: Osserva i progressi dei bambini e adatta le attività in base alle loro esigenze. Fornisci supporto aggiuntivo quando necessario e celebra i successi per mantenere alta la motivazione.L’apprendimento della vocale A attraverso esercizi di lettura mirati è un passo fondamentale nel percorso educativo dei bambini di prima elementare. Utilizzando una varietà di attività e strategie, è possibile rendere l’apprendimento della vocale A efficace e coinvolgente, creando una solida base per le competenze di lettura e scrittura future.Potete scaricare e stampare gratuitamente in formato PDF gli “Esercizi di Lettura con la Vocale A per la Prima Elementare, Italiano per la Scuola Primaria“, basta cliccare sul pulsante ‘Download‘:Domande Frequenti su ‘Esercizi di Lettura con la Vocale A per la Prima Elementare, Italiano per la Scuola Primaria’Qual è l’importanza della vocale A nell’insegnamento della lettura?La vocale A è una delle prime vocali introdotte perché è facile da riconoscere e pronunciare. La sua frequenza d’uso nelle parole italiane la rende una scelta ideale per iniziare l’apprendimento della lettura. Attraverso la vocale A, i bambini imparano a formare sillabe e parole semplici, sviluppando le basi per la lettura fluente.
Quali esercizi di lettura posso fare a casa per aiutare mio figlio a imparare la vocale A?Puoi iniziare con la lettura di semplici sillabe come “BA”, “CA”, “DA”, e poi passare a parole comuni come “mamma”, “gatto”, “casa”. È utile anche usare giochi di lettura, come trovare parole con la vocale A o creare brevi frasi contenenti la vocale. Utilizzare immagini o carte illustrate può rendere gli esercizi più coinvolgenti.
Quando è il momento giusto per introdurre le frasi semplici con la vocale A?Una volta che i bambini hanno acquisito una buona padronanza delle sillabe e delle parole semplici, puoi introdurre frasi brevi. Frasi come “La mamma ama la lana” o “Il gatto salta sulla casa” sono facili da comprendere e aiutano i bambini a leggere in modo più fluente.
Quanto tempo dovrebbe dedicare un bambino alla lettura con la vocale A ogni giorno?L’ideale sarebbe dedicare almeno 10-15 minuti al giorno alla lettura, soprattutto all’inizio del percorso. Una routine quotidiana di lettura aiuta i bambini a consolidare le competenze acquisite, rendendo l’apprendimento graduale e naturale. Assicurati che le sessioni siano brevi ma regolari, in modo da mantenere l’attenzione del bambino senza sovraccaricarlo.
È normale che alcuni bambini abbiano più difficoltà con la lettura della vocale A?Sì, ogni bambino ha i propri tempi di apprendimento. Alcuni possono acquisire velocemente la capacità di leggere con la vocale A, mentre altri potrebbero aver bisogno di più pratica e ripetizione. È importante non forzare il processo e mantenere un ambiente di apprendimento sereno e stimolante, offrendo incoraggiamento e supporto costanti.
Qual è il ruolo dei genitori nell’apprendimento della lettura con la vocale A?I genitori hanno un ruolo fondamentale nell’incoraggiare e sostenere i bambini durante l’apprendimento. Creare una routine di lettura, proporre giochi educativi e offrire feedback positivi sono tutti modi per rendere l’esperienza piacevole e stimolante. La lettura condivisa, in cui il genitore legge ad alta voce e il bambino segue con gli occhi, può essere un ottimo modo per rafforzare le competenze di lettura.
Cosa fare se il bambino perde interesse negli esercizi di lettura con la vocale A?Se noti che il bambino perde interesse, prova a variare le attività. Invece di esercizi puramente didattici, puoi introdurre giochi di lettura, libri illustrati o app educative. Cambiare l’approccio e offrire nuove sfide può ravvivare l’interesse. È importante mantenere un’atmosfera di apprendimento positiva, evitando di creare stress o pressioni eccessive.Clicca per votare questo articolo!Maestra di Sostegno – Scuola Primaria

Vi racconto lo Spinario

È una scultura classica apparentemente ordinaria: un ragazzino seduto su un roccia che si sta togliendo una spina dal piede. Eppure lo Spinario – questo il nome con cui l’opera è conosciuta – ha una storia affascinante e per certi aspetti ancora misteriosa.

Tanto per cominciare: è una statua greca o romana?La versione bronzea conservata ai Musei Capitolini è considerata un’opera eclettica di origine greca perché creata unendo una testa del periodo severo (V sec. a.C.) a un corpo ellenistico del I secolo a.C.Questo spiegherebbe il motivo per cui i capelli non scendono verso il basso, come sarebbe ovvio per un capo chino, ma fluiscono elegantemente ai lati del volto.

Tuttavia lo Spinario era un’iconografia diffusa, tanto che oggi se ne possono osservare diversi esemplari, egualmente antichi, generalmente di età imperiale.

Ma andiamo al soggetto. È un giovane pastore greco? Sì, è possibile. Nell’età ellenistica (IV-I secolo a.C.) la scena di genere, cioè la rappresentazione di episodi ordinari, di momenti di vita quotidiana, era piuttosto comune. In questo caso il gesto del ragazzo non avrebbe alcun significato particolare, sebbene per i Greci la puntura di una spina fosse metafora del dolore procurato dall’innamoramento.
Nella cultura greca però potrebbe anche essere Podaleiros, figlio di Asklepios, guaritore dei piedi.

Presso i Romani invece lo Spinario rappresentava probabilmente Ascanio, il figlio di Enea e l’iniziatore della gens Iulia. Dunque non si tratterebbe di un semplice pastorello ma di una figura fondamentale all’interno del mito fondativo della civiltà romana.

Ma potrebbe essere anche il giovane Marzio, il messaggero che nel IV secolo a.C., nel corso della guerra contro Veio, corse fino a Roma per avvertire dell’imminente attacco da parte degli Etruschi. La spina, che si sarebbe conficcata nel piede durante il percorso, verrà tolta solo a missione ultimata, a sottolineare l’eroismo del giovane e il suo sprezzo del dolore.

Quale che sia l’identità del ragazzo, è indubbio che quel gesto banale di estrarre una spina dal piede abbia ispirato gli artisti per secoli.
È presente in tante chiese romaniche, soprattutto in quelle lungo le vie di pellegrinaggio, sotto forma di bassorilievo nei portali. In questo contesto la spina rappresenta il peccato o l’inganno della ricchezza: il fedele è chiamato quindi a fermare il cammino per liberarsi dal peccato e dalle tentazioni, prima di proseguire. Eccolo nella ghiera del portale della Basilica di Vézelay, in Francia.

Qui è in un rilievo dell’Abbazia di Cluny.

Mentre questo è a Milano, su uno dei portali della Basilica di Sant’Ambrogio.

Lo stesso significato religioso è presente anche nello spinario del mosaico pavimentale del Duomo di Otranto. In questo caso l’uomo che si toglie la spina corrisponde al mese di marzo nella parte dedicata al ciclo dei mesi.

È tutto enormemente più schematico e grezzo, ma il rimando è sempre al nostro antico ‘cavaspino‘. Stessa cosa nel mese di marzo della Fontana Maggiore di Perugia di Nicola e Giovanni Pisano del 1278.

Naturalmente ricompare nel Rinascimento, all’interno dell’ampia operazione di recupero della cultura classica. La prima apparizione si trova nientemeno che nella formella di Filippo Brunelleschi creata nel 1401 per il concorso per la porta Nord del Battistero di Firenze (competizione poi vinta da Lorenzo Ghiberti).Nella scena del Sacrificio di Isacco, nell’angolo in basso a sinistra, si può osservare un uomo seduto, intento a levarsi una spina dal piede.

Non si sa quale copia abbia visto Brunelleschi. Agli Uffizi se ne conserva una versione marmorea ma è certo che lo Spinario capitolino era conosciuto fin dalla fine del XII secolo, quando viene rinvenuto dal viaggiatore inglese Magister Gregorius da Oxford che lo cita nel suo De mirabilibus urbis Romae, anche se la vista dei testicoli che pendono tra le gambe hanno portato lo studioso a ritenere che si trattasse di una raffigurazione di Priapo.

Queste le parole con cui descrive lo Spinario:“De ridiculoso simulachro Priapi. Est etiam aliud aeneum simulacrum, valde ridiculosum, quod Priapum dicunt. Qui dimisso capite velut spinam calcatam educturus de pede, asperam lesionem patientis speciem representat. Cui si demisso capite velut quid agat exploraturus suspexeris, mirae magnitudinis virilia videbis.” 
Cioè: “La buffa statua di Priapo. C’è pure un’altra statua di bronzo, assai buffa, che si dice raffiguri Priapo. Egli, a capo chino, mentre sta per estrarre dal piede una spina appena calpestata, rappresenta l’immagine di chi sopporta un’acuta ferita. Se lo guardi con la testa chinata, come se tu cercassi di distinguere bene cosa vuol fare, potrai vedere le sue parti genitali di una misura notevole“.

Nel frattempo, nel 1471, papa Sisto IV sposta dal Laterano al Campidoglio la sua collezione di marmi e bronzi antichi per farne dono al popolo romano. Tra questi anche lo Spinario. Ed è qui che l’avrebbe visto Luca Signorelli, un altro artista rinascimentale, mentre era a Roma per disegnare statue e rovine. Affascinato da quel personaggio lo inserisce nelle scene sacre più diverse come un tondo con Madonna e Bambino del 1492 e un Battesimo di Cristo del 1508.

Un altro cavaspino è presente in un frammento della Pala Bichi, un’opera smembrata risalente al 1488-1489. Come quello del tondo, l’uomo in realtà non sta togliendo la spina ma sta compiendo l’operazione precedente e cioè togliersi la scarpa.

Non abbiamo più i disegni di Signorelli ma possiamo vedere simili studi sullo Spinario negli schizzi di Jan Gossaert (noto come Mabuse), il primo pittore fiammingo ad andare a Roma.Siamo nel 1509, l’epoca di papa Giulio II e dei grandi cantieri del Vaticano. Il corpo è più muscoloso dell’originale, ma è notevole il fatto che persino un artista del nord Europa, proveniente da tutt’altra cultura, sia stato attratto da quel bronzo.

Poco dopo cominciano a circolare le prime incisioni dello Spinario capitolino, come quella di Marco Dente del 1515-1527 con una vista laterale della statua (che improvvisamente ha sviluppato una schiena michelangiolesca).

… o quella più tarda di Diana Scultori Ghisi, datata 1581, conosciuta anche col titolo “Schiavo che rimuove una spina dal piede”. Grazie a queste opere, riprodotte in gran numero, la fama dello Spinario si diffonde a macchia d’olio.

Tante sono anche le copie tridimensionali della stessa epoca, come questa in avorio, di un autore tedesco.

La posa dello Spinario assume una tale forza visiva che gli artisti cominciano ad attribuirla anche a Venere. Eccola in due incisioni cinquecentesche mentre si asciuga un piede dopo il bagno e mentre si toglie una spina (secondo il mito, dalle gocce del suo sangue, cadute su una rosa bianca, nasceranno le rose rosse).

Con il Ritratto del cardinale Antonio Pucci di Pier Francesco Foschi del 1540, facciamo un salto di qualità. Lo Spinario infatti non è presente come iconografia, come gesto applicato a un personaggio, ma come citazione dell’opera originale, presente in miniatura sul tavolo del porporato a simboleggiarne la vasta cultura.

Lo Spinario non smette di affascinare gli artisti neanche in età barocca. Ecco gli schizzi di Peter Paul Rubens del 1608 in cui il ragazzo appare simile alla versione capitolina (ma con i capelli che scendono verso il basso) e anche con una posa differente, voltato a guardare l’osservatore mentre asciuga il piede con una pezza.

L’olandese Pieter Claesz, invece, lo inserisce in una natura morta del 1628. Stavolta si tratta di un gesso di grosse dimensioni posato su un tavolo assieme a tanti altri oggetti, a creare una splendida vanitas.Ci sono gli strumenti dell’artista: lo Spinario, la bacchetta reggipolso, la tavolozza con i pennelli e il quaderno dei disegni.  Ci sono strumenti musicali posati per terra, tra i quali un violino e un liuto capovolto. E poi libri, un’armatura e un bellissimo calice römer.Ma se tutto questo simboleggia la vita attiva del pittore, ecco che intervengono alcuni oggetti che alludono alla caducità della gloria e della vita stessa: il teschio, la lucerna appena spenta e l’orologio.

Nel passaggio al secolo successivo e con la crescita dell’interesse verso l’arte classica, lo Spinario non può che rivivere un nuovo momento di gloria. Il primo che lo ripropone è Giovanni Paolo Pannini nella sua celebre Galleria di vedute di Roma antica del 1758.Si tratta di una sorta di museo immaginario che raccoglie i monumenti romani in forma di dipinti e le sculture più famose: una sorta di raccolta di souvenir classici ideata per il conte Étienne François de Choiseul. Ovviamente non poteva mancare lo Spinario, collocato su un piedistallo nell’angolo in basso a destra.

Nel dipinto dell’inglese Johan Zoffany del 1772 che raffigura Gli accademici della Royal Academy, lo Spinario è citato invece nella posa del modello sulla destra, a suggerire l’importanza della cultura classica nella formazione degli artisti.

Pochi anni dopo, esattamente nel 1785, lo Spinario capitolino è raffigurato con grande precisione in un’incisione di Francesco Piranesi, figlio di Giovanni Battista. Nel testo che accompagna la stampa il ragazzo è presentato come un atleta vittorioso che potrebbe essersi punto il piede nel corso di una competizione.

Una statua così attraente non poteva che far venire l’acquolina in bocca anche a Napoleone. E così lo Spinario fu portato nel 1798 a Parigi, per arricchire il Museo Universale sognato dal futuro imperatore. Per fortuna, grazie all’interessamento di Antonio Canova, nel 1815 il bronzo è ritornato a Roma.
Da quel momento farà parte integrante dello studio di qualsiasi aspirante artista, tanto che nel 1839 ne uscirà pure una versione ‘a raggi X‘.

Non si tratta di un’immagine satirica ma di una tavola tratta da “Elementi di anatomia fisiologica applicata alle belle arti figurative” di Francesco Bertinatti (anatomista) e Mecco Leone (artista), un genere a metà strada tra scienza e arte diffuso nella metà del XIX secolo. Dello Spinario hanno realizzato addirittura due vedute, in modo da mostrare al meglio ogni articolazione.

Nel frattempo era diventato talmente comune da essere citato anche in tanti quadretti di genere.

Una delle ultime apparizioni del giovane cavaspino è di un insospettabile Gustav Klimt. Nella sua Allegoria della scultura del 1889, la scultura è personificata da una figura femminile nuda con gioielli vagamente grecizzanti. Dietro di lei statue e rilievi classici in marmo, mentre accanto spicca il piccolo bronzo, visto di fronte. Un omaggio allo Spinario capitolino di grandissima raffinatezza.

Sono pochissimi i casi in cui un personaggio del mondo antico riesce ad attraversare senza soluzione di continuità tutta la storia dell’arte. L’appartenenza a una civiltà pagana tendeva, infatti, a far scomparire questi soggetti nelle epoche in cui l’arte era più orientata verso i temi sacri, specialmente nel Medioevo.  Abbiamo osservato questo fenomeno, tra i tanti, con le Grazie, la Medusa.
Ma lo Spinario fa eccezione grazie forse alla giovane età e alla semplicità dell’atto che sta compiendo, un gesto che si è ammantato di volta in volta di nuovi significati, anche opposti, passando dall’allegoria di stoicismo al simbolo di fragilità e inesperienza.

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