AA.VV., Il canto delle donne

Donne e poesia
di Antonio Stanca
Lo scorso Maggio, nella Collana “I libri di Robinson” della casa editrice GEDI, è uscito l’ampio volume Il canto delle donne (60 poesie attraverso i secoli) a cura di Maria Grazia Calandrone. La prefazione è di Mariangela Gualtieri. È un’antologia che contiene molti componimenti poetici, ognuno di una poetessa diversa per nazionalità, lingua, cultura, tempo, luogo e mirato ognuno ad evidenziare quanto la voce poetica femminile sia stata presente nella storia, dalla più remota alla più prossima, come abbia proceduto pur tra ostacoli di ogni genere. Una testimonianza vuole essere quest’opera, insieme ad altre che l’hanno preceduta, dell’impegno mostrato dalle donne in ambito poetico, della loro volontà di resistere ai limiti, ai problemi che si frapponevano, di non rinunciare a quanto urgeva nel loro animo, di dire della realtà con la quale erano chiamate a confrontarsi. Una realtà diversa per ogni poetessa ché diverso era stato il luogo, il tempo di ognuna ma uguale per tutte lo spirito che le muoveva, lo stato di scontento, d’insoddisfazione, l’inquietudine che le tormentava poiché propria di un animo che non si adattava alle circostanze, era rivolto altrove, a quel senso d’infinito che fa parte dello spirito artistico. In qualunque luogo, in qualunque tempo si fosse verificata una presenza simile, una donna simile, uguale era stato il suo sentire, le stesse aspirazioni, gli stessi problemi d’incomprensione, d’isolamento le aveva procurato. È questo che si vuole dimostrare con la raccolta di versi dell’antologia, si vuole provare come pur così lontane le loro autrici abbiano sentito, sofferto, siano vissute allo stesso modo, abbiano detto le stesse cose giacché uguale è stato per tutte lo spirito artistico, uguali le ha rese tutte.
Ma c’è anche un altro fenomeno che l’opera intende evidenziare, mostrare vuole come le verità raggiunte dalle poetesse nei loro versi siano rimaste ignorate per molto tempo, come in alcuni casi lo siano ancora perché opera di donne, di chi, cioè, lontano, escluso è stato sempre ritenuto dal contesto umano, sociale e ancor più da quello culturale, artistico. È questo il vero problema che emerge dal libro: quanto ingiusta, scorretta sia stata nella storia la considerazione, la condotta tenuta verso le donne. Lo è stata verso tutte ma hanno sofferto soprattutto quelle che diverse erano dalla condizione comune, quotidiana come appunto le poetesse dell’antologia. Degne di attenzione, di lode diventano, pertanto, simili operazioni rivolte a recuperare, riabilitare quanto di femminile è valso nella storia perché di valore, di significato superiore alla realtà contingente, di livello trascendente, destinato a superare i limiti del tempo e dello spazio. Maggiori sarebbero i risultati se opere di questo genere entrassero a far parte dei programmi scolastici. Il confronto non rimarrebbe limitato ai loro artisti ma comprenderebbe anche altri, quelli da sempre conosciuti. Si avrebbe così la possibilità di constatare quanto poeti come quelli dell’antologia abbiano in comune non solo tra loro ma pure con altri. Sarebbe questa la vera rivalutazione, la vera affermazione per artisti rimasti ingiustamente sconosciuti.
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