Musica e bambini con ADHD e ipercinesia: ascoltare muovendosi, educare alla calma

“Stai fermo mentre ascolti.”
Una frase che riecheggia spesso nelle aule scolastiche, soprattutto durante le attività musicali. Ma cosa accade quando il bambino non può stare fermo? Quando il suo corpo è attraversato da un’energia costante, da un bisogno di movimento che non si spegne nemmeno davanti alla musica?
Questo articolo nasce per rispondere a una domanda cruciale nella didattica inclusiva e neuroconsapevole: come proporre l’ascolto musicale a bambini con ADHD, ipercinesia o difficoltà di autoregolazione, che vivono il suono attraverso il corpo, il ritmo e il movimento?
Si tratta di un approfondimento pratico del mio precedente contributo Ripensare l’ascolto a scuola: neuroscienze, didattica e nuove prospettive, dove ho esplorato le basi teoriche per superare modelli educativi statici e promuovere un ascolto multisensoriale e relazionale. Qui entriamo nel vivo della didattica musicale con bambini neurodivergenti, offrendo strumenti concreti per trasformare l’ascolto in un’esperienza corporea, libera e regolativa.
Nei bambini con ADHD, il cervello elabora gli stimoli in modo diverso: l’attenzione è instabile, il controllo motorio è meno efficiente e il bisogno di muoversi è spesso una strategia neurologica per mantenere la concentrazione. In altre parole, muoversi aiuta il bambino a pensare, a regolare le emozioni e a restare connesso all’ambiente. Bloccare il movimento può aumentare la frustrazione e compromettere l’esperienza di apprendimento.
Le neuroscienze ci offrono risposte sorprendenti, e la pedagogia ci invita a rimodulare l’ascolto non come momento di immobilità, ma come esperienza corporea, libera e contenitiva, capace di accogliere la diversità dei modi di essere e di sentire.

ll potere regolativo della musica
La musica non è solo arte: è anche scienza. Diversi studi dimostrano che l’ascolto musicale attiva circuiti cerebrali coinvolti nella regolazione emotiva, nella memoria affettiva e nella percezione temporale. Secondo i ricercatori Brattico e Mattarelli, la musica stimola aree cerebrali legate all’attenzione, alla memoria e alla motricità, rendendola uno strumento utile anche in ambito clinico e scolastico.
Il lavoro di Lopez e Flaugnacco (2015), invece, evidenzia che l’ambiente musicale migliora la capacità di discriminazione temporale del suono e riduce la distraibilità nei bambini, anche in quelli con difficoltà attentive. Inoltre, studi longitudinali (Schellenberg, 2004) mostrano che le attività musicali migliorano le abilità cognitive e sociali nei bambini rispetto a gruppi di controllo.
La musica, quindi, può aiutare i bambini ipercinetici a regolare il comportamento, ma non sempre nel modo “passivo” che immaginiamo. Per alcuni, l’ascolto è più efficace se accompagnato da movimento, stimolazione tattile o attività ritmiche. In questi casi, muoversi durante l’ascolto non è una distrazione, ma una strategia di autoregolazione.

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