La vita segreta degli Insegnanti: Tra correzioni all’alba e sogni da coltivare

Essere insegnanti oggi significa vivere un continuo equilibrio tra passione e frustrazione, tra grandezza e piccoli fallimenti quotidiani. Non è solo una professione: è uno stile di vita, un viaggio emotivo che attraversa notti insonni e mattine cariche di speranza. Enrico Galiano, noto scrittore e docente, ha recentemente condiviso sui social un post diventato virale, un vero e proprio manifesto sulla realtà – talvolta poetica, talvolta esasperante – del mestiere di insegnare.

Ecco uno spaccato, ricco di emozioni e verità, di cosa significhi davvero fare il professore oggi.

Tra correzioni infinite e dimenticanze involontarie

“A volte resti sveglio fino alle due a correggere compiti minandoli con note a margine degne di un copista cluniacense… A volte passano mesi e ti dimentichi di averli in borsa.”

È la realtà di molti insegnanti italiani: tra registri elettronici, riunioni e burocrazia scolastica, persino la valutazione può diventare un percorso accidentato. Ogni compito corretto è un pezzo di vita donato, ogni errore, una possibilità di crescita. Ma anche la perfezione a volte cede di fronte a una borsa dimenticata o a uno studente timido che reclama i propri esercizi, fatti a settembre.

Lezioni spettacolari e giorni “da film”

“A volte per una singola ora di lezione metti insieme video, effetti speciali… A volte ti siedi in cattedra con gli occhiali da sole e dici ‘Ok ragazzi, oggi film’.”

La didattica moderna oscilla tra innovazione e stanchezza. Capita di preparare una lezione come fosse uno spettacolo, con citazioni accademiche e tecnologie all’avanguardia, e il giorno dopo cedere a un improvvisato cineforum. Anche questa è autenticità: fare del proprio meglio, senza fingere di essere supereroi ogni giorno.

Zen e uragani: Emozioni in classe

“A volte riesci a mantenere la calma di un monaco zen… A volte basta un colpo di tosse in più e ti trasformi in un’Erinni inferocita.”

La classe è un microcosmo emotivo. È teatro, battaglia, rifugio. L’insegnante non è solo valutatore, ma mediatore, educatore emotivo, contenitore di caos. Ogni giorno è diverso e l’equilibrio è precario, sempre appeso tra disciplina e comprensione.

Colleghi e genitori: Amicizie e scontri

“A volte coi colleghi sei tutto sorrisi… A volte l’aula insegnanti si trasforma in un’arena di gladiatori.”

Le relazioni all’interno della scuola sono cruciali: diventano alleanze o campi di battaglia. Con i colleghi si possono costruire progetti straordinari o si può cadere nella trappola delle piccole faide quotidiane. E poi ci sono i genitori: collaborazione o serrato conflitto, un tasto sempre delicato.

Tra empatia e cinismo

“A volte ascolti tutti i loro problemi… A volte di fronte all’ennesimo ‘Prof, coso mi prende in giro!’ dentro di te senti solo una voce dire ‘E sticazzi’.”

Nonostante la vocazione, gli insegnanti sono esseri umani. Hanno un limite, una soglia di sopportazione e un bisogno di ricaricare le energie. Ci sono giorni in cui sono fari di ascolto, e altri in cui anche la più piccola interruzione sembra troppo.

Essere Prof: Luce, radici, sogni

La conclusione di Galiano è un inno al senso profondo dell’insegnare:

“Ricordati il motivo per cui sei lì: accendere una luce. Innaffiare una radice. Essere mano sulla spalla: orecchio, più che voce.”

Fare il professore è un atto di fede nella possibilità di cambiare le cose. La scuola è uno degli ultimi posti dove si può ancora sognare, dove le parole possono diventare ponti e le relazioni possono salvare.

La testimonianza di Galiano ci ricorda una cosa fondamentale: dietro ogni insegnante c’è una persona con passioni, fragilità e soprattutto una missione. Educarle nuove generazioni è privilegio e peso, è costruire futuro un sorriso alla volta.

E, in fondo, l’importante è sempre quello: accendere una luce.

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