Leggere Orwell a Mosca: il dissenso dei russi passa dai libri
Le letture dei russi durante la guerra in Ucraina raccontano una storia nascosta di resistenza intellettuale.
Quando la propaganda invade gli schermi e le piazze, una parte della società cerca rifugio nei libri di storia, cercando nelle pagine del passato le chiavi per decifrare un presente altrimenti incomprensibile.
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Come la guerra ha trasformato i bisogni culturali dei lettori russi
Immaginate la Russia del 2022. Le prime colonne di carri armati entrano in Ucraina, la televisione diffonde slogan di guerra, la propaganda racconta la “denazificazione“. Ma nei salotti, nelle biblioteche, sui comodini dei lettori accade qualcos’altro, le persone iniziano a leggere, ma non quello che il potere vorrebbe. Cercano altrove, nei libri che parlano di dittature, di consenso, di colpe collettive. Come se, per capire il presente, dovessero prima tornare a guardare il passato.
Questo è il punto di partenza della ricerca di Natalia Vasilenok, dottoranda in Scienze politiche alla Stanford University, che nel suo paper Reading Orwell in Moscow ha misurato un fenomeno quasi invisibile ma rivelatore, la guerra ha cambiato i bisogni dei lettori russi nella scelta dei libri. Nelle pagine di storia e memoria, Vasilenok intravede il modo in cui una società repressa cerca di comprendere e forse dissentire.
La metodologia Stanford: analizzare una nazione attraverso i suoi scaffali
La studiosa parte da una domanda semplice e radicale: come reagiscono le persone, in tempi di conflitto, quando le parole pubbliche non bastano più? La risposta, sorprendentemente, si trova nelle librerie. Per scoprirla, Vasilenok ha incrociato due immense fonti di dati:
- 4.000 abstract di libri di storia e scienze sociali tratti dal catalogo della più grande catena di librerie russe, Chitai-Gorod con oltre 800 punti vendita distribuiti in più di 200 città;
- i registri di lettura di oltre 100.000 utenti della piattaforma LiveLib, che permette agli utenti di segnare cosa leggono e cosa vorrebbero leggere. L’equivalente russo di Goodreads, una piattaforma social dedicata ai libri e alla lettura, fondata nel 2006 e acquisita da Amazon nel 2013. Grazie a un modello di analisi semantica, la ricercatrice ha individuato 18 temi ricorrenti, poi riuniti in tre grandi famiglie:
- Ideology – testi che celebrano l’eccezionalismo russo e lo scontro con l’Occidente.
- Russian Wars – libri dedicati ai conflitti storici, con forte enfasi sulla Seconda guerra mondiale.
- Dictatorship Crimes – opere che raccontano i crimini dei regimi autoritari e la complicità dei cittadini, spesso concentrandosi sulla Germania nazista. La sorpresa emerge dai numeri: dopo febbraio 2022, la presenza dei libri nel gruppo Dictatorship Crimes cresce del 30% rispetto alla media pre-guerra, mentre quelli nel gruppo Ideology calano del 18%. È un’inversione netta del mercato editoriale, le narrazioni di regime arretrano, la memoria delle dittature avanza.
I numeri del cambiamento: quando i dati raccontano il dissenso
Fin qui potremmo pensare a un fenomeno editoriale. Ma i dati di LiveLib mostrano che non è solo una tendenza commerciale. È un cambiamento di sensibilità. Nei due anni successivi all’invasione, la lettura di libri sui crimini dei regimi autoritari cresce del 68% rispetto alla media prebellica. Non un picco momentaneo, ma una curva costante, che sale dall’autunno 2022 e si mantiene alta fino al 2025. In parallelo, la lettura di testi patriottici o di storia militare rimane ferma. La storia si fa ancora più eloquente se si guarda alla tiratura.
I volumi del cluster Dictatorship Crimes raggiungono una media di 2.200 copie per titolo, contro le 1.700 del mercato generale. Un caso emblematico è quello di The German War di Nicholas Stargardt, pubblicato in Russia nel 2021 come La nazione mobilitata.
All’inizio passò inosservato. Ma dopo la mobilitazione annunciata da Putin nel settembre 2022, le sue vendite si impennarono, i lettori cercavano di capire perché, nel 1945, milioni di tedeschi combatterono fino alla fine per un regime ormai sconfitto.
L’editoria russa tra libertà residua e mercato della verità
In Russia, a differenza dei media o della scuola, l’editoria ha goduto fino al 2025 di una relativa libertà. Le pressioni del Cremlino si sono concentrate su altri temi, per esempio la censura dei personaggi LGBTQ+, ma non sulla saggistica storica.
Così il mercato ha potuto rispondere alla domanda reale, non alla linea del partito. Il risultato? Una società che legge per capire, e leggendo si interroga.
Il profilo dei lettori dissidenti: minoranza istruita e futuro del paese
Non sono la Russia intera, ma la sua parte più riflessiva. Gli utenti di LiveLib rappresentano un campione particolare, sono i russi che leggono, non la popolazione generale. Giovani, urbani, istruiti, spesso residenti nelle grandi città come Mosca e San Pietroburgo, appartengono a una minoranza che dedica tempo e curiosità alla cultura scritta. Eppure, è proprio questa minoranza a costituire la futura classe dirigente del Paese, i prossimi docenti, manager, ricercatori, dirigenti pubblici. In loro si intravede un segnale incoraggiante.
Se questi lettori, cresciuti in un contesto autoritario, scelgono libri che mettono in discussione il potere e riscoprono la memoria delle dittature, è possibile che nel tempo diventino i promotori di un cambiamento più ampio. Cambia ciò che leggono e lentamente cambia ciò che pensano, forse ciò che faranno.
Leggere come atto cognitivo: la resistenza silenziosa delle pagine
Vasilenok conclude che la lettura diventa una forma cognitiva di resistenza. Leggere dei crimini di Hitler o di Stalin non è un gesto politico esplicito, ma un modo per costruire analogie.
È la ricerca di un linguaggio per dare senso a un presente in cui non si può parlare liberamente. Non si urla, si legge. Attraverso la lettura si elaborano nuove categorie morali e politiche.
Dal presente al futuro: quale classe dirigente nascerà da queste letture
Pur limitato a una minoranza di lettori, questo fenomeno assume un valore prospettico. Chi oggi legge libri che mettono in discussione il potere e riflettono sulle dittature potrebbe rappresentare la futura classe dirigente del Paese. In questa piccola élite culturale si intravede un germe di cambiamento, il sapere che nasce dalla lettura come potenziale motore di un rinnovamento politico e morale. L’indagine di Stanford ci accompagna, dentro la mente dei lettori russi, ci mostra come una società, che pur repressa, continui a pensare. Quando la realtà diventa opaca, le persone cercano una mappa, le mappe migliori si possono trovare nei libri del passato. Un atto privato diventa collettivo nella sua portata.
Leggere Orwell, Stargardt o Krüger, scrittore e giornalista tedesco, noto per il libro Das zerbrochene Haus (La casa distrutta) un racconto autobiografico sul crescere nella Germania nazista, in una famiglia “rispettabile” ma passiva, incapace di opporsi al regime, in Russia oggi, non è solo cultura. È un modo per respirare in un Paese che soffoca le parole. Una forma di dissenso tranquilla, che parla attraverso le pagine, costruendo, come dice Vasilenok “cornici di riferimento critiche” da cui un giorno potrà rinascere il pensiero libero.
Quando i libri diventano ossigeno: speranza e resistenza culturale
I dati diventano indizi di un’emozione collettiva, il bisogno di capire, di nominare l’indicibile, di trovare nelle parole altrui il coraggio che la realtà nega. Forse leggere non cambierà la guerra, ma cambia il modo in cui la si attraversa. In quella Russia che sfoglia pagine di storia e dittatura, si intravede una forma di speranza, che il pensiero, seppure silenzioso, continui a resistere.
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