La conchiglia di Rembrandt


Ormai mi conoscete. E sapete benissimo che vado matta per i dettagli bizzarri, per le opere insolite e per gli autori più improbabili… Dunque non vi stupirà se oggi vi racconto di una piccola (ma straordinaria) incisione di Rembrandt dedicata a una semplicissima conchiglia.

Si tratta di un’acquaforte che il pittore olandese ha realizzato nel 1650, la sua unica natura morta creata con l’incisione. Il soggetto è un Conus marmoreus, il guscio di un mollusco proveniente dai mari tropicali dell’estremo Oriente. Per vedere meglio i dettagli potete esplorare l’immagine del Rijksmuseum di Amsterdam.

Rembrandt van Rijn, La conchiglia, 1650, acquaforte e puntasecca, cm 9,7×12,9, Rijksmuseum, Amsterdam

Per sapere come si realizza un’acquaforte potete invece dare un’occhiata a questo video (alcune parti dell’incisione sarebbero realizzate invece a puntasecca, cioè graffiando direttamente la lastra con una punta acuminata).

 

La conchiglia disegnata da Rembrandt non aveva ancora, nel Seicento, una denominazione scientifica (la riceverà da Linneo solo nel 1758) e nei Paesi Bassi era conosciuta come Hertshoorn, cioè “corno di cervo”. La sua particolarità è data dalla pigmentazione della superficie con una retinatura scura su fondo bianco che forma delle macchie tondeggianti con un bell’effetto marmorizzato.

Pare che Rembrandt abbia acquistato il suo esemplare di Conus proveniente dalla regione indo-pacifica presso una vendita all’asta nel 1637 pagandolo ben 11 fiorini (circa 300 euro attuali). A quel tempo i navigatori della Compagnia Olandese delle Indie Orientali portavano in patria dai loro viaggi decine di conchiglie che venivano acquistate dai collezionisti e dagli artisti.
Rembrandt aveva allestito una piccola
wunderkammer apposta per queste piccole curiosità rare ed esotiche; altri pittori ne avevano fatto il loro soggetto d’elezione (e nei loro dipinti il Conus marmoreus non mancava mai…).

Balthasar van der Ast, Natura morta con conchiglie, 1640, olio su tavola, cm 30×47, Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

Chiaramente non si trattava di un elemento puramente decorativo: in quanto oggetto bello ma fragile, la conchiglia era simbolo di caducità ed era immancabile nelle vanitas di età barocca, cioè quelle opere che alludevano alla transitorietà della vita e avevano una funzione di “memento mori“.

Pieter Claesz, Vanitas, 1629, olio su tavola, cm 35×63

In opere meno moraleggianti il Conus affianca una serie creazioni artistiche umane, gli “artificialia“, come manifestazione dei cosiddetti “naturalia“, cioè le meraviglie naturali.

Sebastian Stoskopff, Vanitas con statua di Minerva, 1620-1630, olio su tela, cm 48,7×39, The Art Museum, Princeton University

Ma osserviamo meglio l’incisione di Rembrandt e confrontiamola con una conchiglia reale. Notate qualcosa di strano? Vi do un aiutino: il verso di crescita della conchiglia stampata è in senso antiorario, mentre nell’esemplare fotografato la spirale si allarga in senso orario.

La spiegazione è semplice: Rembrandt ha creato l’incisione copiando la conchiglia sulla lastra di rame esattamente come la vedeva, a grandezza reale (è lunga circa 6,5 cm). Ma quando poi ha inchiostrato la lastra usandola come matrice di stampa, l’immagine si è ribaltata. Questo non è avvenuto per la sua firma perché l’autore l’ha incisa in forma riflessa in modo che venisse stampata correttamente. Dunque, se riflettiamo l’immagine, possiamo vedere come doveva essere il disegno originale inciso sulla matrice.

La conchiglia era originariamente illuminata da sinistra (che è la direzione della luce più frequentemente usata dagli artisti) e gettava un’ombra sul piano verso destra. Grazie a un finissimo tratteggio incrociato, Rembrandt è riuscito a rendere la forma tondeggiante del guscio, le zone lucenti e il chiaroscuro nelle parti non colpite direttamente dalla luce.

Questa composizione sarebbe stata ispirata da una serie di 38 incisioni di conchiglie prodotte dal boemo Wenceslaus Hollar (1607-1677) nel 1645, tratteggiate sullo sfondo chiaro della carta.

Wenceslaus Hollar, Conus imperialis, 1645, acquaforte, cm 5×9, Thomas Fisher Rare Book Library, Toronto

Ma la posizione un po’ obliqua data da Rembrandt alla sua conchiglia e l’ombra creata sul piano cambiano completamente l’effetto visivo, rendendo quell’oggetto misterioso e solenne allo stesso tempo.

Un altro precedente che potrebbe aver influenzato l’opera è dell’olandese Bartholomeus Assteyn (1607-1677) che ha disegnato una conchiglia sospesa in verticale con un filo dall’incredibile effetto trompe l’oeil

Bartholomeus Assteyn (1607–1677), Studio di conchiglia da un album, ca. 1650, disegno, cm 31×20, Fondation Custodia, Parigi

Tuttavia Rembrandt non doveva essere soddisfatto del risultato. Probabilmente la conchiglia gli appariva fluttuante sullo sfondo bianco che sembrava emergere in primo piano più del soggetto. Decise quindi di riprendere la lastra e modificarla per creare una stampa differente. E così, dopo il “primo stato”, Rembrandt ha prodotto una stampa di “secondo stato” (è questa la dicitura usata per indicare una tiratura successiva alla modifica della matrice) nella quale ha scurito intensamente lo sfondo per far risaltare meglio la conchiglia.

Rembrandt van Rijn, La conchiglia, 1650, acquaforte, puntasecca e bulino, cm 9,7×13,1, Rijksmuseum, Amsterdam

Non pago, ha realizzato infine un “terzo stato” di questa incisione, migliorando il contrasto nella spirale della conchiglia, che nel secondo stato appariva un po’ schiacciata. Di questa ultima fase esiste oggi una sola stampa, quella che vedete qui sotto, conservata al Rijksmuseum di Amsterdam. Del primo stato, invece, si conoscono cinque copie mentre del secondo ne sono note trentatré.

Rembrandt van Rijn, La conchiglia, 1650, acquaforte, puntasecca e bulino, cm 9,6×13,2, Rijksmuseum, Amsterdam

Il Conus di Rembrandt, un perfetto esempio di fusione tra arte e natura, divenne successivamente un importante modello per gli artisti. Anne Lister, la figlia del naturalista inglese Martin Lister, lo riprodusse nel 1685-1692 per la Historiae Conchyliorum, un’opera scritta dal padre che conteneva più di 1000 illustrazioni di conchiglie. Anne però ribaltò l’immagine in modo da fornire una rappresentazione scientificamente corretta del verso di rotazione del guscio, un aspetto che il padre aveva accuratamente studiato.

Anne Lister, Conus marmoreus da Historiae Conchyliorum di Martin Lister, 1685-1692

Questa specie sarà presente in tutte le illustrazioni scientifiche di conchiliologia, ma non sempre le immagini riprendono la versione di Rembrandt.

Edward Donovan, Conus marmoreus, 1822-1827, da The Naturalist’s Repository of Exotic Natural History

L’originale di Rembrandt continuò invece a essere molto richiesto dagli amanti dell’arte anche nei secoli successivi. L’incisore francese Charles Amand-Durand (1831 – 1905) la copiò fedelmente nel 1880 – assieme ad altre opere del pittore olandese – sia nel primo che nel secondo stato. La precisione di queste riproduzioni è tale che per lungo tempo sono state scambiate per degli originali.

All’inizio del Novecento Giorgio Morandi (1890-1964), pittore noto per le sue nature morte di bottiglie, iniziò la sua formazione come incisore da autodidatta studiando proprio le opere del maestro olandese. Ma la conchiglia che incide nel 1921 è già altro: è rarefatta, impalpabile, sembra voler scomparire dietro i tratteggi invece di emergere prepotentemente dallo sfondo come nel modello rembrandtiano.

Giorgio Morandi, Conchiglia, 1921, litografia

Altri artisti riprenderanno l’opera di Rembrandt in modo più puntuale. Tra questi lo svizzero Gérard de Palézieux (1919-2012) con una versione del secondo stato della stampa originale dall’orientamento ribaltato (ma anche stavolta invertendo il senso di rotazione reale della conchiglia).

Gérard de Palézieux, Saggio per un omaggio a Rembrandt, 1968, acquaforte, cm 6,5×9,5, Fondation Custodia, Parigi

In tempi più recenti l’incisore austriaco Jakob Demus (n. 1959) ha ripreso il Conus di Rembrandt del primo stato accostandone due esemplari con la punta verso il basso. Il suo tratteggio è talmente sottile da ottenere quasi un effetto fotografico.

Jakob Demus, Due conchiglie di Rembrandt, 1990, puntasecca, cm 37×26, Fondation Custodia, Parigi

Per ultima l’australiana Kate Breakey ha ripreso il Conus di Rembrandt (riflettendolo orizzontalmente) con un’opera fotografica stampata su vetro e coperta con foglia d’oro.

Kate Breakey, Conus da Rembrandt, 2015, foto stampata su vetro e coperto con foglia d’oro, cm 15×22

Non voglio dilungarmi poi su tutti gli esempi indiretti che rimandano a quell’antico Conus perché sarebbero davvero troppi…

Una storia così lunga e sorprendente per un’opera d’arte così piccola e apparentemente marginale ci dice una sola cosa: che un vero capolavoro trascende la sua epoca e il suo autore e, parafrasando Calvino, è una creazione “che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. La conchiglia di Rembrandt è una di queste.

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