Paolo Ruffini, la regola e la storia
Chi era Paolo Ruffini, oltre la regola dei polinomi e l’insolubilità delle equazioni di quinto grado.
Certamente ogni studente liceale conosce la regola di Ruffini, utilizzata per la divisione di un polinomio in una indeterminata per un binomio di primo grado. È una di quelle procedure che si apprendono presto, si applicano meccanicamente e si dimenticano in fretta. E con essa si perde anche il nome di Paolo Ruffini, ridotto a semplice etichetta, mentre la figura intellettuale che vi sta dietro — di notevole profondità — finisce per essere ignorata.
Obiettivo dell’autore è colmare questa lacuna: dire chi era Paolo Ruffini e restituire spessore storico e concettuale a una procedura spesso ridotta a puro algoritmo. Essa, peraltro, figura nella Galleria Matematica dei risultati del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado.
Medico per formazione e per vocazione, matematico per passione e rigore, docente per tutta la vita, Ruffini attraversò con coerenza uno dei periodi più complessi della storia europea. L’articolo ne ricostruisce il profilo biografico e scientifico, soffermandosi in particolare sulle due questioni matematiche che lo hanno reso celebre solo post mortem: la dimostrazione dell’insolubilità per radicali delle equazioni di grado superiore al quarto (oggi nota come teorema di Ruffini-Abel) e l’elaborazione di un metodo di approssimazione delle radici, da cui nasce la regola che ancora oggi porta il suo nome.
La vicenda di Ruffini mostra così come una procedura scolastica possa essere la traccia visibile di un pensiero matematico profondo, innovativo e a lungo incompreso — e come la didattica, senza memoria storica, rischi di ridursi a mera tecnica.
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