Valutare gli alunni è inevitabile. Ma bisogna essere giusti

L’articolo “Valutazione alunni, come non farli sentire “giudicati” ma predisposti alla crescita” mi trova sostanzialmente d’accordo: giudicare in termini numerici le prestazioni (qualsiasi prestazione: scolastica, sportiva, ecc.) è un compito infelice. Ma necessario: le regole scolastiche esigono – almeno finora così è stato – che una prova, scritta od orale che sia, venga classificata: “bene”, “male”, “benino”, “maluccio”, ecc. Negli anni da studente e poi in quelli da insegnante ho visto valutare – e svalutare – in ogni maniera: dall’insegnante che dà un 4 allo studente che coglie a non seguire la lezione a quello che …

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