La felicità è un’attitudine: 3 sistemi per allenarsi ad essere felici

La felicità è un’attitudine e non dipende da eventi esterni. Esistono dei veri e propri sistemi per acquisire la felicità e sentirsi gioiosi, indipendentemente dagli eventi che accadono. L’attitudine alla felicità è un obiettivo che molti desiderano raggiungere. Ma se essere felici non dipende necessariamente dalle circostanze esterne, come mai così poche persone si definiscono felici? Il problema di base sta nella nostra incapacità di trarre il meglio da ciò che abbiamo e di coltivare uno stato mentale positivo. Ci sono alcune semplici strategie e esercizi che possono aiutarci ad allenarci alla felicità.

Essere gioiosi: 3 esercizi per allenarsi alla felicità

La felicità non è una condizione amorfa sulla quale non abbiamo controllo: è un’abilità, e come tale si può allenare. Esistono diversi metodi per allenarsi alla felicità, per fare in modo che essa sia un’attitudine quotidiana acquisita, se non è già innata in noi. Vediamo insieme tre esercizi facili da fare e che in poco tempo ci renderanno più tendenti alla gioia, indipendentemente da cosa accade nella giornata. Non si tratta di essere sempre felici qualunque cosa succede, ma di sapere tornare allo stato felice in breve tempo, nonostante ciò che di brutto può accadere.

Esercizio n. 1: Il perdono

Avere la capacità di lasciar andare rancore e rabbia è la strada maestra, forse la più importante, verso la felicità. Ci permette di raggiungere uno stato mentale rilassato ed efficace. E come alla felicità, anche al perdono ci si allena. Può sembrare un compito difficile, soprattutto a chi sta soffrendo per situazioni dolorose e di lunga data. Ma bisogna sottolineare che perdonare non vuol dire lasciar perdere, vuol dire solo smettere di soffrire per qualcosa che non possiamo cambiare. Nel suo libro Il codice della mente straordinaria, Vishen Lakhiani suggerisce un esercizio di meditazione per allenarsi al perdono.

Il primo passo è scrivere una lista di persone e situazioni che ci hanno ferito o fatto un torto. Il secondo passo è iniziare con lo scegliere una persona dalla lista, chiudere gli occhi e immaginare di averlo davanti a sè. A questo punto, dobbiamo tirar fuori tutti i sentimenti negativi e spiegare a questa persona perché ci ha fatto, o ci sta facendo soffrire. Questa fase deve durare al massimo 2 minuti. Subito dopo bisogna immaginare cosa può aver portato quella persona a comportarsi così: un’infanzia difficile? Quale dolore o ragione lo può avere spinto a fare ciò che ha fatto? Infine, proviamo a capire cosa questa esperienza ha portato di buono nella nostra vita: cosa abbiamo imparato da questa lezione? Siamo maturati? L’esercizio va ripetuto quotidianamente con la stessa persona o situazione, fino a quando non sentiamo di non provare più rabbia o rancore nei suoi confronti. Poi possiamo passare ad un altro nome della lista.

Esercizio n. 2: la gratitudine

L’esercizio sulla gratitudine è il più semplice che ci sia, ma anche uno dei più efficaci per allenare il muscolo della felicità. Perché la felicità non va ricercata, ce l’abbiamo già in casa. Bisogna solo imparare a vederla. Per cui, ogni mattina e ogni sera, bisogna prendersi qualche minuto per pensare a:

  • 3 cose che sono successe o della nostra vita personale per cui siamo grati
  • 3 cose del nostro lavoro per cui siamo grati
  • 3 aspetti di noi stessi che ci piacciono.

Non devono essere per forza cose grandi, vanno bene anche cose piccole: un cappuccino al mattino, un aperitivo con un amico, un complimento ricevuto, il sorriso di un bambino, aver aiutato un vecchietto ad attraversare la strada. Per ogni pensiero, lasciamoci pervadere dall’emozione positiva che porta con sé. L’esercizio può essere fatto anche in compagnia, con il partner, i figli o in classe (insegnante-alunni).

Esercizio n. 3: il dono

Donare è la via più rapida per sentirsi felici. In fondo, si sa che ‘c’è più felicità nel dare che nel ricevere‘. Per cui, prendete un foglio e fate una lista di tutto quello che siete in grado di donare ad altri. Non si tratta solo di cose materiali, ma di qualsiasi cosa abbia un valore: tempo, amore, sorrisi, empatia, abilità lavorative, sostegno emotivo, idee, aiuto fisico. Siate specifici nel fare il vostro elenco. Quali sono le vostre capacità e abilità? Sapete cucinare? Pulire? Rammendare? Riparare oggetti? Scrivere?


Poi fate una lista di persone a cui potete fare i vostri doni: familiari, amici, conoscenti, sconosciuti, anziani, associazioni no profit, comunità spirituale, biblioteche… Scorrete l’elenco e iniziate con il dono che vi fa provare l’emozione più forte! Immaginate il contesto in cui potete fare il dono e agite subito, o programmate una data entro cui farlo.

La felicità viene da dentro

La felicità esiste già nella vita di tutti noi, bisogna solo imparare a vederla. Possiamo usare la felicità presente, anche la più piccola, per alimentare quella futura e impedire che persone o circostanze possano rubarcela. Nessuno ha una vita facile, alcuni meno di altri, ma la felicità è un’attitudine e come tale si può acquisire e mantenere indipendentemente da tutto. E questa capacità, farà bene non solo a noi, ma anche a tutti coloro che ci circondano.

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Materiale didattico per la scuola primariaSat, 18 Mar 2023 11:31:19 +0000it-IT
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Mon, 21 Sep 2020 15:43:15 +0000https://www.maestravera.it/?p=624Spesso parliamo di sistemi e di apparati come se fossero sinonimi, invece c’è una differenza tra i due termini che è bene chiarire presto ai ragazzi prima di iniziare ad affrontare i vari sistemi e apparati che formano il corpo umano. Ogni essere vivente è costituito da semplici unità viventi chiamate cellule. Gli organismi pluricellulari, […]L’articolo Sistemi o Apparati? Differenza e classificazione proviene da maestravera.it.
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Spesso parliamo di sistemi e di apparati come se fossero sinonimi, invece c’è una differenza tra i due termini che è bene chiarire presto ai ragazzi prima di iniziare ad affrontare i vari sistemi e apparati che formano il corpo umano.

Ogni essere vivente è costituito da semplici unità viventi chiamate cellule. Gli organismi pluricellulari, come l’uomo, sono formati da cellule specializzate ovvero da cellule che svolgono una specifica funzione.

In quarta avevamo già affrontato la cellula animale e vegetale, pertanto abbiamo potuto ripassarla e fare il passo successivo, ovvero chiarire che più cellule dello stesso tipo si uniscono e insieme formano i tessuti.

Nel corpo umano incontriamo varie tipologie di tessuti:

muscolareepitelialeosseonervoso…Per facilitare l’acquisizione della classificazione dei tessuti umani, ho fornito ai ragazzi questo schema riassuntivo.

Schema sui tessuti umaniIl passo successivo è stato comprendere che il corpo umano non è però fatto solo da tessuti e per i ragazzi è stato abbastanza evidente rispondere che è composto da ORGANI. Ne hanno citati molti.

A questo punto ho spiegato che i tessuti che si uniscono per svolgere una funzione specifica formano un organo:

cervellocuorestomaco…Compreso il meccanismo degli incastri, hanno intuito che nella distinzione tra apparato e sistema dovevano necessariamente essere coinvolti gli organi.

Hanno riflettuto sugli apparati che conoscono e li hanno cercati sul libro di testo, semplicemente sfogliando le pagine.

A questo punto è risultato evidente che più organi che contribuiscono a svolgere una funzione più complessa formano un apparato o un sistema, ma qual è la differenza?

La differenza è molto semplice:

Organi diversi che collaborano per uno scopo comune (è il caso dello stomaco e dell’intestino nell’apparato digerente), costituiscono un APPARATO.

Organi simili (come quelli del sistema nervoso), formati cioè da tessuti dello stesso tipo, costituiscono un SISTEMA.

Compresa la differenza tra APPARATI e SISTEMI li abbiamo classificati:

Sistemi

Sono sistemi:

Il sistema scheletrico: formato da cartilagini, ossa e articolazioni.Il sistema muscolare: costituito da muscoli volontari e involontari.Il sistema nervoso: formato da cellule chiamate NEURONIApparati

Sono apparati:

L’apparato digerente: formato da numerosi organi e alcune ghiandole.L’apparato respiratorio: formato dalle vie aeree superiori e inferiori.L’apparato circolatorio: costituito da cuore , vasi sanguigni e vasi linfatici.L’apparato escretore: costituito da reni e vie urinarie.L’apparato tegumentario: costituito da pelle , peli, capelli, unghie, ghiandole sudoripare e sebacee.L’apparato riproduttore: differente tra maschio e femmina.Sul quaderno abbiamo registrato la differenza tra sistemi e apparati e abbiamo iniziato a conoscere quali sistemi e apparati costituiscono il corpo umano.

Per ciascuno abbiamo fatto una piccola rappresentazione. Di seguito riporto un’immagine di riferimento.

Sistemi e ApparatiSe avete bisogno di uno schema chiaro per gli alunni DSA, vi suggerisco di visualizzare quello di Mappe per la Scuola.
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]] >Frazioni proprie, improprie apparenti, equivalentihttps://www.maestravera.it/frazioni-proprie-improprie-apparenti-equivalenti/

Wed, 18 Mar 2020 21:27:33 +0000https://www.maestravera.it/?p=538Lezione di matematica sulle frazioni proprie, improprie, apparenti, complementari e equivalenti. Definizioni, videolezione, schede e appunti.
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]] >Per fare un veloce ripasso delle frazioni per la mia quinta ho realizzato un video che riassume i concetti di frazione:

Propria e impropriaComplementareEquivalenteApparentePer rivedere il concetto di frazione, unità frazionaria e intero in questa pagina trovate dei materiali.

Ecco il video:

[embedded content]
Trovo che i mattoncini Lego siano stupendi per rappresentare le frazioni.

La conoscenza per i bambini passa attraverso le mani e maneggiare concretamente i concetti permette loro di interiorizzarli molto più facilmente. I mattoncini oltretutto piacciono molto ai ragazzi, per questo ho chiesto ai ragazzi di esercitarsi nel rappresentare le frazioni utilizzando le frazioni. In questo modo:

Frazione propria:

Indica UNA PARTE dell’intero.

Il numeratore è minore del denominatore e maggiore di ZERO.

Frazione impropria

Indica una quantità maggiore di un intero.

Il numeratore è maggiore del denominatore, ma non è un suo multiplo.

Frazione apparente

Indicano una quantità pari o multipla dell’intero.

Hanno il numeratore uguale o multiplo del denominatore.

QUi un’esercitazione sulle frazioni proprie, improprie e apparenti.

Frazioni equivalenti

Moltiplicando o dividendo il numeratore e il denominatore per lo stesso numero, si ottiene una frazione equivalente alla frazione data.

Per farlo si deve DIVIDERE il numeratore e il DENOMINATORE per un divisore comune.

2/6

Le frazioni equivalenti ci permettono di introdurre anche la semplificazione della frazione, poiché semplificare una frazione significa trasformarla in un’altra equivalente ma con termini minori.

la semplifico:

2 : 2 = 1

6 : 2 = 3

1/3

Frazioni complementari

Qui una scheda sulle frazioni complementari.
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]] >Frazioni: termini e unità frazionariahttps://www.maestravera.it/termini-frazione-unita-frazionaria/

Wed, 18 Mar 2020 16:00:36 +0000https://www.maestravera.it/?p=522Lezione di matematica per la scuola primaria sulle frazioni: concetto di frazione, intero, termini della frazione e unità frazionaria. Spiegazione e schede
L’articolo Frazioni: termini e unità frazionaria proviene da maestravera.it.
]] >Il primo passo nel mondo delle frazioni riguarda l’acquisizione chiara del concetto di INTERO e del suo CONTRARIO (non intero), prerequisito fondamentale per la comprensione dei termini della frazione e dell’unità frazionaria.

Un’attività molto semplice che non prevede preparazioni complesse è la piegatura di alcuni fogli di carta, vanno benissimo anche fogli di riciclo.

Si prende un foglio e lo si piega prima in due parti, poi in quattro, poi in otto, poi in sedici parti…

Si ragiona con i bambini sul fatto che il foglio costituisce un intero, perché è un foglio, ma lo abbiamo diviso in 2 parti UGUALI, o in 4 parti UGUALI, o in 8 e così via…

Io ho proposto anche piegature non uguali per permettere di capire la differenza tra la frazione e la non frazione.

Abbiamo raggruppato i fogli divisi in parti uguali in una scatola e i fogli divisi in parti diverse tra loro li abbiamo messi in un’altra scatola.

A questo punto ho introdotto la definizione di frazione ed ho spiegato che:

Parliamo di FRAZIONE quando un intero (un oggetto o una figura) è diviso in parti perfettamente uguali, infatti, quelle parti se sovrapposte coincidono.

Ora che abbiamo compreso in cosa consiste una frazione abbiamo attaccato sulla scatola dei fogli frazionati il cartellino FRAZIONI, mentre sull’altra scatola abbiamo scritto NON FRAZIONI.

Ciascuno ha poi piegato un foglio a proprio piacimento e lo ha riposto in un sacchetto. A turno i bambini hanno pescato dal sacchetto un foglio piegato e lo hanno riposto nella scatola adatta, a seconda che fosse o NON fosse una frazione.

Al termine di questa attività è stato possibile introdurre il termine “frazionare“, che significa dividere in parti uguali e non semplicemente dividere.

Unità Frazionaria e termini della frazione

Il passo successivo è avvicinare i bambini al concetto di unità frazionaria e ai termini della frazione.

Riprendiamo i nostri fogli divisi in parti uguali e per ciascun “pezzettino” comprendiamo quanto vale.

Conoscere e fare proprio il linguaggio delle frazioni è molto importante. Nella vita di tutti i giorni ai bambini sarà capitato di sentir parlare di “una bottiglia da tre quarti”, di “un quarto d’ora”, di “un terzo di strada”, ecc.

I bambini potranno capire che quelle espressioni si riferiscono a qualcosa di concreto e ne comprenderanno il significato.

Dobbiamo spiegare ai bambini che le frazioni si scrivono in un modo un po’ speciale. Le vedranno scritte come due numeri separati da una linea. Un numero sopra, una linea e un altro numero sotto, ovvero il numeratore che indica quante parti uguali consideriamo, mentre il denominatore indica in quante parti uguali è stato diviso il nostro intero.

Per spiegare meglio i termini della frazione e l’unità frazionaria, abbiamo rappresentato sul quaderno il Tricolore. Abbiamo disegnato un rettangolo diviso in 3 parti uguali e abbiamo colorato le singole parti con i colori della bandiera italiana e su ciascuna parte abbiamo scritto la frazione corrispondente:

È importante indicare ai bambini che ciascuna parte si può leggere UN TERZO o UNO FRATTO TRE, poiché la linea di frazione si legge fratto ed esprime una divisione.

È importante sottolineare che ciascuna parte dell’intero frazionato si chiama unità frazionaria.

A questo punto abbiamo provato ad utilizzare la terminologia specifica riflettendo sui colori della bandiera,che rappresentano le singole parti, mentre la bandiera corrisponde all’INTERO:

La parte VERDE corrisponde a UN TERZO della bandiera (intero).La parte BIANCA corrisponde a UN TERZO della bandiera (intero).La parte ROSSA corrisponde a UN TERZO della bandiera (intero).Il passo successivo è stato sommare le singole parti:

La parte verde e la parte bianca INSIEME costituiscono i DUE TERZI della bandiera.La parte rossa e la parte bianca INSIEME costituiscono i DUE TERZI della bandiera…Alla fine abbiamo concluso che tutte le parti colorate rappresentano TUTTA la bandiera, cioè l’INTERO.

Sul quaderno abbiamo registrato i termini della frazione in questo modo:

Per rinforzare l’acquisizione della terminologia ho proposto questa scheda Gianni e le frazioni tratta dalla guida di Gaia Edizioni “Laboratorio di matematica per lo sviluppo, il recupero e il potenziamento degli apprendimenti – II livello”.

Un’attività che piace molto ai bambini, che possono fare a casa come come compito, ma anche a scuola, per imparare in modo divertente, consiste nel rappresentare le frazioni con i mattoncini lego. Potranno manipolare i pezzetti, assemblarli per comporre un intero, frazionarli nelle singole parti, trovare, più avanti, frazioni equivalenti, complementari…

Potete proporre una frazione e chiedere loro di rappresentarla con i mattoncini, in questo modo:

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]] >Compito di realtà in cucinahttps://www.maestravera.it/compito-di-realta-equivalenze/

Mon, 16 Mar 2020 21:46:26 +0000https://www.maestravera.it/?p=509Compito di realtà per la classe quinta della scuola primaria: ricetta con quantità da trasformare in grammi e calcolo di quantità.
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]] >Equivalenze

In questi giorni di didattica a distanza stiamo ripassando le equivalenze e per mantenere viva l’attenzione ho pensato di proporre un compito di realtà alla mia classe quinta.

Ho dato ai ragazzi della mia quinta una ricetta per preparare 12 muffin ed ho chiesto loro di:

eseguire le equivalenze per trasformare tutti gli ingredienti in grammifare i calcoli per ricavare gli ingredienti necessari per preparare 7, 26, 45 e 2 muffin.Per i calcoli più difficili ho consentito l’uso della calcolatrice.

Ingredienti, equivalenze e calcoli devono essere trascritti sul quaderno.

Terminata la parte matematica ho chiesto ai ragazzi di scegliere quanti muffin preparare, di munirsi di bilancia e grembiule e preparare i muffin. Se fossimo stati a scuola me ne sarei fatta portare uno il giorno successivo. Siamo a casa e mi accontento di una foto.

Ecco la ricetta. QUI trovate il pdf da dare ai ragazzi.

INGREDIENTI

cacao amaro in polvere 70 g 

zucchero 3 hg 

latte intero a temperatura ambiente 0,18 kg 

bicarbonato 0,02 hg 

farina 3000 dg 

burro a temperatura ambiente 15000 cg 

uova a temperatura ambiente 0,220 kg 

lievito in polvere 0,6 dag

PROCEDIMENTO

(TESTO REGOLATIVO)

Per preparare i muffin al cioccolato cominciate versando nella tazza della planetaria il burro a pomata (cioè molto morbido) e lo zucchero. Azionate la frusta e lasciate mescolare per qualche minuto, fin quando non sarà diventato una crema morbida. Se non avete la planetaria potrete utilizzare le fruste elettriche oppure quella a mano. Poi unite le uova a temperatura ambiente e leggermente sbattute un po’ alla volta.

In questo modo il composto si amalgamerà alla perfezione, diventando una massa morbida ed omogenea. Nel frattempo sistemate un setaccio in un recipiente e versate la farina ed il cacao.

Poi il lievito per dolci ed il bicarbonato e setacciate. Un cucchiaio alla volta, inserite le polveri fin quando non saranno completamente assorbite.

L’impasto a questo punto sarà molto consistente quindi allegeritelo aggiungendo il latte a filo, sempre a temperatura ambiente. Sminuzzate il cioccolato al coltello, ottenendo dei pezzettini grandi circa 0,5 mm e aggiungeteli al composto.

Mescolate accuratamente con una spatola per inglobare il tutto e trasferite poi in un sac-à-poche senza bocchetta. Sistemate i pirottini in una leccarda da muffin e spremete circa 100 grammi di impasto così da ottenere 12 tortine.

Cuocete in forno preriscaldato ed in modalità statica a 180° per 28-30 minuti, facendo la prova stecchino per verificarne la cottura (per questi muffin si sconsiglia la cottura in forno ventilato poiché diventerebbero troppo asciutti!). Una volta pronti sfornateli e lasciateli raffreddare o se proprio non resistete, gustate i muffin al cioccolato ancora caldissimi.

(Ricetta di GialloZafferano.it)

“Designed by Tamaratorres / Freepik”I ragazzi si sono divertiti e mi hanno mandato foto incredibili dei muffin. Compito di realtà che la mia classe quinta ha molto apprezzato.
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]] >Sistema Scheletricohttps://www.maestravera.it/sistena-scheletrico/

Mon, 16 Mar 2020 16:26:48 +0000https://www.maestravera.it/?p=496Lezione, sul Sistema Scheletrico, con appunti, metodologia e verifica per la classe quinta della scuola primaria.
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]] >Il Sistema Scheletrico è stato il primo sistema che abbiamo affrontato.

Lo abbiamo fatto comprendendo che possiamo parlare di sistema poiché tutti i suoi componenti sono ossa.

Non tutte le ossa del corpo hanno la stessa forma ma tutte quante si somigliano poiché sono formate da cellule dello stesso tipo, pertanto possiamo parlare di SISTEMA SCHELETRICO.

Per prima cosa abbiamo osservato il nostro corpo, ciascuno ha provato a percepire le ossa al tatto e abbiamo provato a nominarle. Partendo dalla faccia abbiamo il cranio, la mascella e la madibola. Abbiamo trovato poi la clavicola e la scapola, le ossa delle braccia, le costole, la colonna vertebrale il bacino e le ossa delle gambe.

Le abbiamo nominate osservando il modellino che abbiamo in classe e facendoci aiutare dall’immagine con la relativa nomenclatura presente sul del libro di testo.

credit: Wikipedia Questo lavoro ci ha permesso di capire che:

TUTTE le ossa presenti nel nostro corpo formano lo scheletro.Le ossa possono essere raggruppate e distinte in tre gruppi: ossa del CAPOossa del TRONCO ossa degli ARTIFunzioni del Sistema Scheletrico

Abbiamo poi riflettuto sulle funzioni del sistema scheletrico, partendo da una domanda molto banale: come saremmo se non avessimo le ossa?

Le risposte sono state molto divertenti e hanno rivelato una grandissima immaginazione. Qualcuno ha ricordato un termine già visto in quarta: INVERTEBRATI e ciò ci ha permesso di capire che senza il sistema scheletrico saremmo degli invertebrati.

Lo scheletro, insieme ai muscoli, è ciò che SOSTIENE il nostro corpo e permette il MOVIMENTO.

Subito dopo, ragionandoci un po’, i ragazzi hanno capito che un’altra importante funzione è quella di proteggere alcuni organi vitali, come CUORE, POLMONI e CERVELLO.

Abbiamo così individuato le principali funzioni del sistema scheletrico:

SOSTEGNO del corpoMOVIMENTO (insieme ai muscoli)PROTEZIONE degli organi vitaliAbbiamo aggiunto che il Sistema Scheletrico ha anche le importanti funzioni di:

– PRODURRE cellule del sangue, grazie al midollo spinale che scorre nella colonna vertebrale.

– RISERVA di sali minerali, poiché le ossa sono formate anche da sali minerali.

Questa precisazione ci ha permesso di passare alla seconda domanda:

Da cosa sono formate le ossa?

Struttura delle ossaSul quaderno abbiamo provato a rappresentare la struttura delle ossa, nominando le varie parti.

Ci siamo soffermati, in particolare, sugli OSTEOBLASTI, la cui funzione è stata oggetto di numerose curiosità, perché abbiamo scoperto che permettono l’accrescimento delle ossa.

Gli osteoblasti ricostituiscono continuamente il tessuto osseo, mentre gli osteoclasti lo distruggono. O meglio, rimuovono continuamente il tessuto più vecchio. Quindi il tessuto osseo “più usato” viene rimosso dagli osteoclasti e sostituito da tessuto nuovo di zecca prodotto dagli osteoblasti.

A livello delle estremità delle ossa lunghe (epifisi) è presente, nella fase di crescita dell’individuo, un particolare tipo di cartilagine, chiamata cartilagine di accrescimento che verrà poi sostituita da tessuto osseo. Le ossa, infatti, non restano sempre della stessa dimensione ma crescono con noi.

Lo scheletro di un adulto è formato da 206 ossa ed esse sono formate da acqua, sali minerali e osseina.

A questo punto abbiamo preso delle ossa di pollo e un contenitore contenente dell’aceto. Abbiamo immerso le ossa nell’aceto e le abbiamo lasciate per qualche giorno.

Esperimento osseinaSuggerisco di utilizzare un contenitore con coperchio se non volete avere la classe pervasa dall’odore dell’aceto.

Questa esperienza ci ha permesso di osservare attentamente le ossa e ha stimolato la curiosità dei ragazzi.

Ci ha dato modo di comprendere che le ossa sono sono formate da qualcosa che le rende dure e da qualcosa che le rende morbide.

Prima di immergere le ossa nell’aceto abbiamo provato a spezzarle, senza riuscirci.

Dopo il trattamento con l’aceto siamo riusciti a piegarle e a spezzarle potendo così osservare il tessuto spugnoso.

Abbiamo pertanto dedotto, visto che l’aceto ha sciolto i sali minerali, che l’osseina rende le ossa elastiche ( quel qualcosa di morbido a cui prima non avevamo saputo dare un nome), mentre i sali minerali le rendono dure.

Abbiamo registrato sul quaderno quanto appreso, dopodiché abbiamo creato uno scheletro grandezza naturale, che ci accompagnerà nel viaggio alla scoperta del corpo umano e verrà arricchito, di volta in volta dei vari organi e tessuti.

Lo scheletro murale da stampare ed assemblare lo trovate QUI.

Le ossa e le articolazioni

Comprese le funzioni del Sistema Scheletrico, la composizione delle ossa e la suddivisione delle ossa del corpo, abbiamo operato un’ulteriore classificazione delle ossa distinguendole in:

ossa LUNGHE: ossa degli artiossa CORTE: vertebre, ossa delle mani…ossa PIATTE: ossa del cranio, del bacino…Abbiamo poi compreso che le ossa solo tra loro collegate e unite.

Sono collegate tra loro dalle articolazioni che possono essere mobili (come quelle del ginocchio o delle spalle che ci permettono movimenti ampi), semimobili (come le aricolazioni vertebrali che permettono movimenti limitati) o fisse (è il caso delle articolazioni del cranio, le quali non consentono alcun movimento).

Articolazioni e legamentiHo poi spiegato ai ragazzi che le ossa sono unite tra loro da fasci di fibre chiamati LEGAMENTI e ovviamente dai muscoli, i quali rivestono le ossa e contribuiscono a tenerle unite.

Per concludere ho fornito ai ragazzi lo schema riassuntivo di Mappe per la Scuola ed ho chiesto loro di articolare un discorso sul sistema scheletrico, spiegando:

Cos’è il Sistema Scheletrico?Quali sono le funzioni del Sistema Scheletrico?Da cosa è formato?Come sono formate le ossa?Che caratteristiche danno alle ossa l’osseina e i sali minerali?Come possono essere classificate le ossa dello scheletro e che funzioni anno?Cosa sono le articolazioni? Come possono essere?Verifica

QUI potete trovare la verifica sul sistema scheletrico.
L’articolo Sistema Scheletrico proviene da maestravera.it.
]] >Il Sistema Solarehttps://www.maestravera.it/il-sistema-solare/

Sun, 15 Mar 2020 23:12:44 +0000https://www.maestravera.it/?p=461Lezione sul sistema solare pensata per la classe quinta della scuola primaria Completa di video, schede, metodologia e spiegazioni sul sistema solare.
L’articolo Il Sistema Solare proviene da maestravera.it.
]] >Il Sistema Solare è uno dei miei argomenti preferiti del programma di quinta ed è sempre apprezzatissimo anche dai ragazzi. L’universo ha da sempre affascinato gli uomini e le donne di tutti i tempi e vale anche per i nostri ragazzi moderni.

Qualche anno fa con una quinta abbiamo scelto di partecipare all’evento di BergamoScienza e per quell’occasione abbiamo realizzato un laboratorio che ci è piaciuto molto e ci ha dato un sacco di soddisfazioni.

Questa esperienza mi ha permesso di produrre e raccogliere un bel po’ di materiale sul Sistema Solare. Ne raccolgo qui una parte che ho conservato.

Presentazione del Sistema Solare

Per introdurre l’argomento ai ragazzi, ho scritto una storia che vi allego. L’ho intitolata “Con il cielo negli occhi”. Mi piace sempre iniziare nuovi argomenti con dei testi o dei libri e in questo caso scrivere questo breve racconto è stato piacevole anche per me. La trovate QUI!

Per prima cosa ho fornito ai ragazzi una scheda informativa sul Sistema Solare, la potete trovare QUI che hanno letto a gruppi, quindi individualmente sul quaderno hanno lavorato con questa scheda (Scheda sul Sistema Solare).

Abbiamo visto il video di “Paxi e il Sistema Solare” realizzato dall’ESA. Ne trovate anche altri molto belli sul sito ESAkids (ha una sezione dedicata alla didattica).

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Carta d’identità dei pianeti

Quindi ho diviso la classe in 8 gruppi e ciascun gruppo ha approfondito un pianeta ed ha raccolto le informazioni per realizzare la carta d’identità di ciascun pianeta. Le informazioni sono state registrate sia sul quaderno sia su un cartellone.

La carta d’identità del pianeta ha lo scopo di:

Evidenziare gli aspetti ritenuti più importanti per ciascun pianeta Fornire gli indizi fondamentali per poter poi costruire i modelli tridimensionali dei pianeti Abbiamo pertanto inserito:

”DIMENSIONI” e “DISTANZE ” dei pianeti – per riflettere sul concetto che lo spazio è vuoto, ovvero che le dimensioni dei pianeti sono trascurabili rispetto alle distanze che li separano.“COLORE” e “SUPERFICIE” – per poter ricavare le caratteristiche chimiche e fisiche che serviranno per la scelta dei materiali utili alla costruzione dei pianeti.“TEMPERATURA” – perché dal confronto tra i pianeti si dedurrà che la temperatura dipende: dalla vicinanza o lontananza dal Sole dall’ esposizione verso il Sole,dalla presenza o assenza dell’atmosfera.“ATMOSFERA”, le informazioni trovate ci faranno scoprire che può essere:uno scudo protettivo dalle radiazioni solari e dagli asteroidimolto densa a causa dei gas che la compongonoquasi inesistente per la troppa vicinanza al Sole (forte campo gravitazionale).“SATELLITI”, la presenza o l’assenza e la quantità di satelliti che ruotano intorno ad un pianeta, sono dovute alla forza d’attrazione gravitazionale del pianeta stesso e alla sua posizione rispetto al Sole.“CURIOSITA’”, spazio libero per qualsiasi approfondimento.

Carta d’Identità dei PianetiRiduzione in scala dei Pianeti

Un’attività che ha unito scienze e matematica è la riduzione in scala delle dimensioni dei pianeti e delle distanze.

Osservare le dimensioni dei pianeti e della loro distanza dal sole, ci ha permesso di imparare i grandi numeri. Abbiamo visto che l’astronomia è uno di quei campi dove i grandi numeri sono impiegati spessissimo.

Per ridurre i pianeti e le loro distanze abbiamo dovuto utilizzare due scale differenti. In matematica ne abbiamo approfittato per parlare dell’approssimazione e dell’arrotondamento, poiché chiaramente le nostre riduzioni in scala non sono perfette ma approssimative e arrotondate. Devo dire che questo lavoro molto concreto ha aiutato i ragazzi a comprendere il concetto senza troppa fatica.

Grazie a questa riduzione abbiamo realizzato questa riproduzione:

Pianeti in scala realisticaAnche il questo caso ci siamo agganciati alla matematica ed abbiamo affrontato la circonferenza. Per realizzare il cartamodello del sole abbiamo costruito un compasso con gesso e spago. Abbiamo quindi compreso che la circonferenza è 3 volte e un po’ il diametro.

Sul quaderno ci siamo esercitati con il compasso e abbiamo disegnato i pianeti:

Mercurio con un diametro di 0,5 cm, Venere 1,2 cm, la Terra 1,3 cm, Marte 0,7cm, Giove 14 cm, Saturno 12 cm, Urano e Nettuno 5 cm. Prima i ragazzi hanno dovuto calcolare il raggio per aprire il compasso alla giusta ampiezza.

Per la riduzione in scala delle distanze tra i pianeti abbiamo utilizzato una scala differente:

Una volta completi tutti i calcoli ci siamo muniti di un rotolo di carta, di un metro e di cartelli con i nomi dei pianeti e, dopo aver misurato e misurato, abbiamo osservato le distanze dei pianeti.

Ci siamo resi conto che i pianeti terrestri sono molto vicini tra di loro, mentre i pianeti gioviani sono molto distanti sia rispetto al Sole, sia tra di loro. Abbiamo anche osservato che tra Marte e Giove c’è uno spazio molto grande ed abbiamo ipotizzato che lì potesse anche starci un pianeta, infatti, documentandoci abbiamo scoperto che gli scienziati credono che la cintura asteroidale sia un pianeta che non è riuscito a formarsi. Probabilmente a causa delle forze contrapposte esercitate dal Sole e da Giove.

Riproduzione dei pianeti

I ragazzi, nei rispettivi gruppi, hanno realizzato i pianeti. La scala per la riproduzione dei pianeti l’ho fornita io:

RIPRODUZIONE DEI PIANETI IN SCALAChi sceglierà di cimentarsi in questa attività non potrà esimersi dal ricercare informazioni in merito a COLORE” e “SUPERFICIE”, per poter ricavare le caratteristiche chimiche e fisiche che serviranno per la scelta dei materiali per la realizzazione del modellino.

A questo punto direi che se 

Diametri dei pianeti (1 m = 139.640 Km) per avere una scala coerente

Pianeti e diametri in cm per i modellini

Mercurio 3.5 cm

Venere 8.5 cm

Terra 9 cm

Marte 5 cm

Giove 100 cm

Saturno 83 cm

Urano 36 cm

Nettuno 35 cm

Per i Pianeti terrestri consiglio materiali duri, che richiamino la natura rocciosa di tali corpi.

Materiali suggeriti:

– palline di polistirolo di 3,5; 5; 9 centimetri 

– cartapesta per il rivestimento esterno.

Per Giove, come per gli altri Pianeti giganti, suggerisco materiali morbidi per riflettere la natura gassosa di questi corpi.

Materiali suggeriti:

palloni o simili del diametro di 95, 80 e 30 centimetri circaovatta sintetica per il rivestimento esterno.Per la coloritura i pianeti rocciosi possono essere colorati con le tempere, mentre quelli gassosi devono essere colorati con le bombolette.

Abbiamo riprodotto il Sistema Solare in diversi modi, anche utilizzando il cibo… ed è stato molto divertente!

Sistema Solare in cucinaIn questo video potete vedere un riassunto del lavoro fatto.

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Per concludere abbiamo parlato dei movimenti della Terra attorno al Sole e su se stessa.

Rotazione e rivoluzione dei pianeti

I ragazzi si sono avvicinati ai concetti di rotazione e di rivoluzione attraverso delle esperienze pratiche. Nel cortile della scuola abbiamo tracciato le orbite dei pianeti e i ragazzi prendendo il posto dei pianeti hanno rivoluzionato attorno al sole, rendendosi in questo modo conto che i pianeti gassosi, essendo più lontani hanno molta più strada da percorrere per fare un giro completo intorno al sole, mentre i pianeti terrestri hanno un’orbita molto più piccola, pertanto hanno meno strada da fare per compiere una rivoluzione completa attorno al sole.

Questa attività ci ha permesso di comprendere il motivo dell’alternarsi del giorno e della notte (rotazione) e delle stagioni (rivoluzione). Per chiarire meglio le idee ai ragazzi, ho fornito loro questa scheda sugli equinozi:

La luna e le fasi lunari

Come ultimo capitolo del Sistema Solare, abbiamo affrontato la Luna, il satellite della Terra.

Abbiamo visto il video di Paxi sulla Luna:

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Abbiamo costruito la “Scatola della luna” con una scatola delle scarpe. Qui potete trovare le istruzioni. Il risultato è davvero incredibile: sembra davvero di avere la luna in una scatola. Qualcuno l’ha realizzata anche a casa.

Abbiamo osservato le fasi lunari anche infilzando con un bastoncino di legno una palla di polistirolo e abbiamo osservato l’ombra del sole su di essa mentre simulavamo una rivoluzione attorno alla Terra.

Abbiamo quindi registrato sul quaderno che la Luna è il satellite della Terra, non ha luce propria, non ha atmosfera, non ha acqua se non sotto forma di ghiaccio ai poli.

Si è formata, probabilmente dalla collisione di un giovane pianeta con la Terra e da questa collisioni ha avuto origine la Luna.

Abbiamo registrato le fasi lunari sul quaderno con questa scheda:

Scheda per registrare le fasi lunari. Le alette, dopo aver tagliato il contorno, si piegano e sulla parte non disegnata si scrive il nome della fase solare corrispondente.Abbiamo anche registrato che la Luna compie tre movimenti:

attorno alla Terra – RIVOLUZIONEsu se stessa – ROTAZIONEattorno al Sole insieme alla Terra – TRASLAZIONEAllego un pdf sul Sole e sulla Luna che abbiamo letto in classe. Lo potete trovare QUI.

Questo laboratorio è stato caratterizzato dal divertimento pertanto non poteva mancare una riproduzione delle fasi lunari utilizzando i biscotti.

In questo video vedete le fasi lunari realizzate da me, ma lo abbiamo fatto anche in classe. I ragazzi hanno apprezzato molto.

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Per concludere allego una scheda di approfondimento e un glossario sul Sistema Solare.

Verifica

QUI una verifica sul Sistema Solare.
L’articolo Il Sistema Solare proviene da maestravera.it.
]] >Apparato Tegumentariohttps://www.maestravera.it/apparato-tegumentario/

Sat, 14 Mar 2020 16:46:19 +0000https://www.maestravera.it/?p=445Lezione di scienze, sull’apparato tegumentario, per la classe quinta della scuola primaria. Appunti e schede per una spiegazione completa.
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]] >Come primo argomento del corpo umano, dopo aver affrontato la cellula e la differenza tra tessuti, apparati e sistemi, ho scelto di affrontare la pelle perché è il rivestimento del corpo, la sua custodia. Una sorta di coperta che protegge i tessuti e gli organi che costituiscono il corpo umano.

Prendendo spunto dal libro della Erikson “Scienze facili per la classe quinta”, siamo partiti dall’analisi della parola TEGUMENTO.

I ragazzi non conoscevano il significato di questo termine, pertanto abbiamo ricercato la definizione, che riporto:

tegumento /tegu’mento/ s. m. [dal lat. tegumentum “copertura”]. – (biol.) [rivestimento di un intero organismo, animale o vegetale] ≈ epidermide, Ⓖ pelle, [di organismo vegetale] corteccia, [di organismo vegetale] scorza.Abbiamo così arricchito il nostro vocabolario con una parola nuova, che d’ora in poi utilizzeremo in modo corretto.

A questo punto siamo passati all’osservazione della pelle e alla scoperta degli elementi che la costituiscono.

I ragazzi hanno facilmente individuato i protagonisti dell’apparato tegumentario:

pellepeliunghiecapelliRagionandoci ancora un po’ hanno intuito che mancava ancora qualcosa:

ghiandole sebacee ghiandole sudoripareAbbiamo quindi capito che la pelle è il tessuto che riveste tutto il corpo umano e costituisce l’apparato tegumentario. È l’organo più esteso del corpo umano.

Ha diverse funzioni, tra cui proteggere il corpo, regolarne la temperatura e percepire stimoli termici, dolorifici e pressori (tattili).

La pelle è composta da più strati:

l’epidermide è lo strato esterno protettivo ed è costituita da più strati; il derma permette di percepire il calore e il dolore ed è ricco di vasi sanguigni; l’ipoderma è ricco di grasso corporeo e ha una funzione di isolamento, poiché funge da cuscinetto protettivo per i muscoli.Per semplificare il recupero delle informazioni abbiamo registrato sul quaderno quanto è emerso dalla conversazione .

Ecco gli appunti:

Quindi ho fornito loro questa scheda che ho preparato:

Per approfondire ulteriormente possiamo dare qualche informazione sugli strati dell’epidermide.

Gli strati dell’epidermide

Lo strato corneo è lo strato più superficiale dell’epidermide, è chiamato cute, ed è costituito da molti strati di cellule appiattite e disposte su più strati. Si possono considerare due porzioni: una più profonda e compatta in cui le cellule (corneociti) sono unite tra loro, ed uno superficiale in cui le cellule (dette squame cornee) tendono a staccarsi per desquamazione. La pelle è, infatti, un organo estremamente dinamico, poiché le sue cellule si rinnovano continuamente. Più sotto abbiamo lo strato lucido, che si trova solo nella cute spessa (palmo della mano e pianta dei piedi).Lo stato granuloso è l’ultimo strato di cellule vive.Lo stato spinoso è uno strato spesso, formato da cellule chiamate cheratinociti, che risalgono gradualmente verso la superficie.Lo strato basale è lo strato più profondo dell’epidermide ed è sostenuto da una membrana basale che lo separa dal derma sottostante.Per consolidare questi concetti, abbiamo costruito un supporto visivo utilizzando un modellino di carta della pelle. Per farlo abbiamo utilizzato questo modello trovato in rete:

Qui potete scaricare la versione in bianco e nero.

Curiosità: Perché la pelle degli uomini ha colori differenti?

Nel mondo il colore della pelle umana si distribuisce su una tavolozza dalle dalle molte sfumature e per arrivarci sono servite decine di migliaia di anni. Anche se il colore della pelle è diverso non sono diversi gli antenati. Abbiamo tutti la stessa origine evolutiva.La pelle più scura è vantaggiosa per chi vive nelle regioni molto soleggiate, come quelle attorno all’equatore, mentre quella più chiara è vantaggiosa per chi abita nelle regioni più fredde, meno esposte al sole e più vicine ai poli.Diversi milioni di anni fa, questa distinzione però non esisteva, perché gli ominidi come l’Australopiteco Lucy avevano la pelle ricoperta da peli molto estesi e non erano molto diversi dagli scimpanzé.

Quando l’uomo iniziò a cacciare assumendo un’andatura eretta, si spinse negli spazi aperti e soleggiati della savana. Questo fece in modo che si liberasse dei peli in eccesso. Ciò facilitò la sudorazione e la dispersione del calore.

Se l’intensità dei raggi che ci investono è determinata dalla posizione geografica in cui viviamo, la quantità di raggi che penetra nell’organismo dipende dalla concentrazione di melanina.La melanina è un pigmento marrone scuro che è presente in maggiori quantità nella pelle di chi vive a latitudini tropicali, perché protegge la pelle dai raggi solari, impedendo scottature.

Con il tempo, l’uomo si spostò verso nord e verso sud, muovendosi dall’equatore verso località più vicine ai poli. Ai poli il problema principale non era più contrastare i raggi UV dannosi, ma produrre abbastanza vitamina D, indispensabile per la salute delle ossa, nonostante la poca esposizione solare: bisognava permettere che una certa quantità di raggi solari fosse assorbita dalla pelle (e quindi, occorreva meno melanina, che è un “filtro solare” naturale). Nelle regioni più settentrionali, la pelle è perciò divenuta più chiara.

Grazie a questi meccanismi, diverse popolazioni, a diverse latitudini e in diversi momenti storici hanno sviluppato diversi colori della pelle. Una differenza solo superficiale e nata dalle stesse, universali esigenze di adattamento.

Tratto da: “FocusJunior.it > Scienza > Curiosità scientifiche > Perché abbiamo il colore della pelle diverso?”

Per concludere l’argomento ho fornito lo schema preso dal sito mappe per la scuola ed ho chiesto ai ragazzi di formulare un discorso di qualche minuto sull’apparato tegumentario. Per facilitare il compito ho assegnato alcune “domande guida” per permettere loro di focalizzare i punti salienti da evidenziare:

Cosa significa tegumento?Da quali elementi è costituito l’apparato tegumentario?Quali sono le funzioni della pelle?Da quali strati è costituita la pelle? Quali funzioni svolgono?Queste domande possono essere poi proposte come interrogazione scritta.

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]] >Apparato Circolatoriohttps://www.maestravera.it/apparato-circolatorio/

Sat, 14 Mar 2020 13:57:22 +0000https://www.maestravera.it/?p=421Lezione di scienze per la classe quinta della scuola primaria sull’apparato circolatorio
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]] >Ho dovuto affrontare l’apparato circolatorio nella mia classe quinta della scuola primaria, nel periodo di sospensione delle attività didattiche, quindi lo abbiamo trattato a distanza per l’emergenza coronavirus.

In classe lo avevamo solo introdotto e non volevo che continuassero a studiarlo solo dal libro, per questo ho preparato una videolezione per arrivare agli alunni nel modo più efficace nonostante la distanza.

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]] >“Uno” di Isabella Pagliahttps://www.maestravera.it/letture-per-la-classe-prima-primaria-uno-di-isabella-paglia/

Thu, 18 Apr 2019 20:36:06 +0000https://www.maestravera.it/?p=398“Uno” è un libro per bambini di classe prima, scritto da Isabella Paglia e illustrato da Andrea Scoppetta. Lettura pensata per lettori alle prime armi, è scritto interamente in maiuscolo, presenta numerosi spunti di riflessione perché porta all’attenzione di grandi e piccini il tema della diversità, dell’accettazione dell’altro e del rispetto. Il protagonista è un […]
L’articolo “Uno” di Isabella Paglia proviene da maestravera.it.
]] >“Uno” è un libro per bambini di classe prima, scritto da Isabella Paglia e illustrato da Andrea Scoppetta.

Lettura pensata per lettori alle prime armi, è scritto interamente in maiuscolo, presenta numerosi spunti di riflessione perché porta all’attenzione di grandi e piccini il tema della diversità, dell’accettazione dell’altro e del rispetto.

Il protagonista è un simpatico extraterrestre la cui astronave atterra sulla Terra a causa di un guasto.

Unico sopravvissuto della sua specie, Uno inizia a vivere sulla Terra ma immergersi nella società, giocare coi bambini, farsi accettare, gli risulta estremamente complicato e resta solo per così tanto tempo che non ricorda più il suo vero nome e finisce per chiamare se stesso “Uno”.

Uno veste con abiti sgargianti e fa grossi sorrisi di tutti i colori, senza  però riuscire a fare amicizia, così ogni giorno torna alla sua astronave tutto solo.

Una notte un’altra astronave atterra vicino alla sua e una creatura bizzarra, che dice di chiamarsi “Qualcuno”, bussa alla sua porta chiedendo aiuto.

“Qualcuno” è molto diverso da “Uno” e inizialmente lui ne è spaventato, perciò non lo fa entrare, ma dopo qualche esitazione ripensa al freddo che sente dentro ogni volta che lo evitano ed accoglie Qualcuno nella sua casa.

Da quel momento inizia una bella amicizia tra Uno e Qualcuno, un’amicizia stravagante, colorata, divertente, ma soprattutto contagiosa!

Finalmente anche tutti gli altri comprendono che non è necessario essere uguali per essere amici e nessuno, da quel momento, ha più paura di fare cose diverse.

Isabella Paglia ci presenta la diversità e il cambiamento per quello che è, ovvero un’occasione di crescita e di rinnovamento. La diversità spaventa perché ci costringe a rimetterci in discussione, ma accettare gli altri, accogliendone le diversità come qualcosa di positivo è l’unico mezzo che abbiamo per crescere.

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Lettura consigliatissima!!!
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Metacognizione e inclusione

Metacognizione e inclusione: strategie per affrontare la dislessia e promuovere la prosocialità

di Sofia Turiano

Introduzione

Nel contesto educativo contemporaneo, il concetto di inclusione scolastica si configura come un pilastro fondamentale per garantire l’accesso all’apprendimento a tutti gli alunni, indipendentemente dalle loro peculiarità e difficoltà. La scuola, in quanto ambiente formativo e di crescita, è chiamata a rispondere a tutti i differenti, ed emergenti, bisogni espressi dai singoli alunni, che in alcuni casi sono molto evidenti, in altri si presentano più sfumati e celati, ma non per questo meno importanti.

Oltre alle disabilità certificate, infatti, è sempre più frequente la presenza di alunni che presentano Bisogni Educativi Speciali, come: disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), difficoltà psicologiche, comportamentali, relazionali, svantaggio socio-economico.

A tal proposito risulta importante che l’insegnante abbia a disposizione tutti gli strumenti utili per cogliere le differenti difficoltà e specificità dei singoli alunni,  in modo da riuscire ad attivare i giusti interventi psicoeducativi e didattici.

Il presente articolo intende fornire una panoramica sulle principali difficoltà scolastiche, concentrandosi in particolare sulla dislessia, uno tra i più comuni DSA. Viene sottolineata l’importanza del riconoscimento precoce di tali disturbi, di come un’adeguata osservazione e un intervento tempestivo possano influire significativamente sul percorso scolastico e sulla vita di ogni bambino, e di come la metacognizione nell’apprendimento degli alunni con DSA rappresenti un aspetto cruciale, che aiuterà insegnanti e educatori a promuovere un ambiente inclusivo e proattivo, volto a sostenere il successo di ciascun studente nel processo di crescita e di apprendimento.

DSA e Bisogni Educativi Speciali (BES)

Nella scuola sono presenti molti bambini e ragazzi che, nel corso del loro percorso scolastico, spesso incontrano particolari momenti di difficoltà, relativi agli apprendimenti della lettura, scrittura o calcolo. Queste difficoltà possono presentarsi o lievemente o gravemente, incidendo sul rendimento scolastico del bambinoragazzo, provocando anche problemi di adattamento e autostima.

Il disagio psicologico che ne deriva, il senso di scarsa autostima, le diverse reazioni, strategie di adattamento, molto spesso vengono interpretate dagli insegnanti come scarso impegno, o svogliatezza.

Per questo risulta necessario fare una distinzione tra, il termine difficoltà d’apprendimento, che si riferisce a qualsiasi difficoltà che lo studente potrebbe incontrare nel percorso scolastico, e il termine di Disturbo Specifico dell’Apprendimento, (DSA), il quale fa riferimento alla presenza di un deficit più specifico, che viene indagato e verificato attraverso un procedimento clinico-diagnostico. (Cornoldi, 1999; 2007).

Il disturbo infatti, è innato, resistente all’intervento che si decide di attuare, e resistente all’ automatizzazione. Invece, la difficoltà, a differenza del disturbo, non è innata, è modificabile con i giusti interventi; automatizzabile, anche se in tempi dilatati.

Quando si parla di Disturbi Specifici dell’Apprendimento non possiamo non far riferimento alla macrocategoria politica, e non clinica, dei Bisogni Educativi Speciali, (BES), in quanto essi sono inglobati in questa categoria; essa, cerca di individuare e dare un’adeguata tutela personalizzata a tutti gli alunni, trasformando in speciali i loro normalissimi bisogni educativi.

«…È qualsiasi difficoltà evolutiva, in ambito educativo, apprenditivo, espressa in un funzionamento (secondo il modello ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), problematico per il soggetto, in termini di danno, ostacolo o stigma sociale, che necessita di un’educazione speciale individualizzata…» (Ianes, 2005).

All’interno della macrocategoria politica dei bisogni educativi speciali (BES), rientrano tutti coloro che presentano un disturbo specifico dell’apprendimento, ovvero un disturbo neurobiologico, che riguarda specifiche aree di apprendimento, come quelle di lettura, scrittura e calcolo, ma senza alcuna compromissione dell’intelligenza generale. Essi tendono a coesistere assieme nello studente, tecnicamente definito comorbilità, e si associa ad altri disturbi neuropsicologici e patologici.

I disturbi specifici dell’apprendimento nella società odierna sono sempre più emergenti e presenti, tale da rappresentare una sfida giornaliera molto importante, per tutti coloro che ne sono coinvolti.

 

L’importanza nel riconoscere precocemente i DSA

Risulta fondamentale riuscire a identificare precocemente i disturbi specifici dell’apprendimento, in modo da poter definire un intervento che sia mirato ed efficace.

Tale aspetto è tanto emergente sia nella legge 170 del 2010, sia nelle nuove linee guida emanate a

distanza di dieci anni dalle precedenti. Successivamente, la Conferenza Unificata Stato-Regioni, ha approvato le Indicazioni per la diagnosi e la certificazione dei disturbi specifici di apprendimento (DSA), e il Miur le «Linee guida per la predisposizione di protocolli regionali per l’individuazione precoce dei casi sospetti di DSA».  Entrambi i documenti forniscono chiare indicazioni per la gestione clinica dei DSA, che necessitano di essere supportate dall’evidenza scientifica aggiornata.

La Legge 170/2010 (art. 3, comma 3), e i successivi decreti attuativi hanno previsto che le scuole, a partire dall’ultimo anno della scuola d’infanzia, attuino iniziative mirate all’identificazione precoce di bambini a rischio di DSA, sulla base di protocolli regionali in accordo con i Servizi Sanitari.

Il clinico dovrebbe disporre di criteri diagnostici evidence based, in modo da poter distinguere tutte le difficoltà connesse a fattori relative al contesto familiare, ambientale e culturale.

Le recenti Linee Guida (ISS, 2022), sottolineano che per ogni disturbo, le prove strumentali devono garantire sensibilità, quindi basso rischio di falsi negativi, e specificità, basso rischio di falsi positivi, per la diagnosi.

Tante istituzioni scolastiche, si sono già mosse, attuando diversi screening, valutazioni, ed interventi, in quanto per i bambini con DSA, occorre un’attenzione speciale.

Nel contesto classe, l’insegnante dovrebbe riuscire ad osservare i differenti comportamenti, atteggiamenti, che i bambini fin dalla scuola dell’infanzia mostrano. Molti di questi, possono essere dei piccoli segnali predittori di DSA.

È importante considerare nel processo diagnostico dei DSA, indipendentemente dall’età la valutazione di queste competenze cognitive: funzioni attentive, in particolare visive; memoria di lavoro, verbale e visuo-spaziale; funzioni esecutive, in particolare competenze di pianificazione e monitoraggio;  abilità di elaborazione fonologica; competenze linguistiche, abilità di recupero lessicale, ma anche competenze lessicali e morfo-sintattiche in comprensione e produzione; competenze visuo-spaziali e della motricità fine.

È da sottolineare, come molte di queste caratteristiche, si manifestano assieme a un livello estremo nello stesso individuo, solo raramente, ma osservando attentamente, si possono individuare tutti i soggetti che ne presentano la maggior parte, anche se in maniera sfumata.

Questi comportamenti, che possono presentarsi nei bambini della scuola dell’infanzia, sono:

anomalie nelle sequenze, ovvero, confondere i giorni della settimana; non ricordare i mesi dell’anno; mostrare difficoltà nel memorizzare le date; non saper riconoscere il susseguirsi delle stagioni; far faticare nel riconoscere le lettere nelle parole, e le parole all’interno delle frasi; non saper elencare correttamente i numeri, avanti e indietro;

difficoltà nell’orientamento spazio-temporale: confondere tra la destra e la sinistra; aver difficoltà nel riconoscere gli oggetti dentro o fuori da un campo; confondere sopra e sotto; non distinguere temporalmente ieri, oggi, domani, prima, dopo; non saper leggere l’orologio;

coordinazione motoria: apparire goffi; mostrare difficoltà nelle attività sportive in cui si usano le mani, o i piedi, ad esempio calcio e basket; non riuscire ad allacciare le scarpe o chiudere bottoni; non riuscire ad utilizzare le forbici; difficoltà nel rispettare le linee armoniche nel disegno o nel rispettare i bordi mentre si colora; difficoltà nella copia da modello, o disordine del foglio; non riuscire a battere le mani a tempo di musica;

abitudini nel gioco: mostrare difficoltà nell’uso dei puzzle, delle costruzioni; avere scarso interesse per le storie audio-visive; predilezione verso la televisione; attrazione verso gli automatismi semplici dei videogame;

relazioni con gli altri: mostrare difficoltà nella comprensione di consegne verbali; nel seguire più istruzioni allo stesso tempo; disturbo della memoria; difficoltà nell’espressione verbale fluente anche se si dispone di un buon vocabolario; dimenticare o perdere le parole che si avevano in mente; difficoltà nel creare neologismi; scambiare parole; usare onomatopee o suoni durante l’esposizione; usare strutture grammaticali fantasiose; ripetere le parole in modi diversi; essere concisi; avere difficoltà nell’apprendimento delle filastrocche o nell’imparare rime; disegnare un volto, ad esempio, senza le parti essenziali.

organizzazione del lavoro: avere poca puntualità; dimenticare i diversi materiali di lavoro; perdere o rompere i materiali, ricorrendo a richieste esterne.

 

La Dislessia

Tra i diversi DSA rientra la dislessia. Il termine dislessia deriva dal greco, ed è formato da dys, che significa mancante o inadeguato, e lexis, che significa parola o linguaggio, e viene tradotto come linguaggio mancante o inadeguato. Letteralmente significa difficoltà con le parole. Esso fa proprio riferimento all’incapacità di riprodurre il linguaggio con la rapidità e l’abilità che un individuo dovrebbe possedere in relazione all’età e al rendimento mostrato in altre attività.

Spesso i ragazzi con dislessia si esprimono verbalmente in maniera corretta a parole, ma presentano difficoltà nella lettura e scrittura.

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), che riguarda la capacità di leggere, in modo accurato e fluido. L’alunno presenta una compromissione nello sviluppo delle capacità di lettura, che non è solamente spiegata dall’età mentale, da problemi di acutezza visiva o da un’inadeguata istruzione scolastica. Un soggetto è dislessico, quando presenta una discrepanza tra le competenze cognitive, che risultano essere nella norma, e le performance di lettura, senza un’evidente causa fisica, emotiva o culturale.

Si tratta di una condizione neurobiologica, non dovuta a mancanza di intelligenza né a deficit sensoriali o educativi, ma ad una disfunzione nell’elaborazione delle informazioni linguistiche.

Gli individui con dislessia possono avere difficoltà nella corretta decodifica dei suoni delle lettere, fonemi e nella corrispondenza tra lettere e suoni, grafema-fonema, compromettendo così la capacità di riconoscere le parole in modo automatico. Ogni studente con disturbo specifico dell’apprendimento è unico nel suo genere: infatti, non esistono studenti con la stessa identica forma di disturbo. Alcuni dei campanelli d’allarme che permettono di poter riconoscere la presenza della dislessia nel bambino sono: difficoltà nel riconoscere e memorizzare le parole; scarsa fluidità nella lettura ad alta voce; errori frequenti nell’ortografia; difficoltà nel seguire le istruzioni scritte.

I documenti internazionali il DSM-5 e l’ ICD-10 considerano il disturbo nella lettura sia a livello di decodifica, che nella comprensione del testo; pertanto, basta solamente una di queste componenti deficitaria per ricevere la diagnosi di disturbo della lettura.

Bisognerebbe prevedere di somministrare  prove adeguatamente standardizzate di lettura a più livelli: parole, non-parole e brano. Ovviamente esse vengono somministrate dagli specialisti del settore, come neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista.

Ovviamente, è bene ricordare alcune caratteristiche dei DSA: il disturbo è innato, quindi sarà sempre presente nel percorso evolutivo del bambino; la modificabilità, anche se con esercizi specifici di abilitazione, risulta modesta; gli adattamenti didattici risultano poco sufficienti per migliorare il quadro clinico; la prestazione è resistente all’automatizzazione, quindi anche se i livelli di correttezza possono migliorare, la lentezza rimane, tanto da considerare l’ipotesi di non completa acquisizione del processo (Tressoldi e Vio, 2008).

Infine, per poter effettuare la diagnosi di disturbo specifico della lettura, bisogna aspettare la fine della seconda classe primaria, anche se è possibile effettuare un’ipotesi diagnostica già alla fine della prima classe primaria, specialmente per tutti quei bambini che mostrano profili di funzionamento molto compromessi, e anche in presenza di una condizione di rischio, come un pregresso disturbo del linguaggio, o la familiarità del disturbo (AID, 2009).

 

L’importanza della metacognizione per gli studenti con disturbo della lettura

Per la realizzazione di un apprendimento efficace è necessario che esso si ispiri a modelli concettuali che considerano differenti proposte alternative innovative, non solo nozionistiche.

Si dovrebbe pensare di operare su più livelli, in modo che sia gli insegnanti che gli studenti possano estendere la capacità di regolare e autoregolare le abilità di apprendimento, favorendo anche lo sviluppo di attitudini personali, relazionali e sociali. Questo si può ottenere fornendo agli alunni un ampio scenario di conoscenze che si rivolgano sia, all’ambito della didattica, sia alla comprensione delle abilità, e attitudini personali. Ed è per questo che attraverso lo sviluppo di abilità metacognitive ogni soggetto può raggiungere ed avere maggiore consapevolezza delle proprie capacità e peculiarità.

Il concetto di metacognizione, inteso come apprendere ad apprendere, imparare ad imparare, viene definito attraverso la consapevolezza che i soggetti riescono a raggiungere delle proprie facoltà cognitive ed attraverso la conoscenza e la regolazione delle proprie peculiarità personali e relazionali, di tutte quelle abilità, quindi, che concorrono ad un percorso istruttivo ed evolutivo efficace e significativo.Il termine metacognizione indica una dimensione mentale che va oltre la cognizione e che significa letteralmente «riflessione sui processi mentali» o semplicemente, “pensare sul pensiero”.

Fa riferimento alla capacità di ciascuno di rendersi conto di quali siano i processi implicati in ciò che si esegue, delle motivazioni sottostanti e delle situazioni contingenti più favorevoli, sia alla capacità di controllare, dirigere e valutare in modo attivo i propri processi cognitivi (Cornoldi, 1995).

 

La didattica metacognitiva

La didattica metacognitiva rappresenta un modo di fare scuola, sia nelle normali attività curricolari, sia nel recupero e sostegno, che usa sistematicamente i vari concetti e le metodologie derivanti dagli studi sulla metacognizione (Cornoldi, 1995).

Nella didattica metacognitiva il ruolo dell’insegnante è quello di formare abilità mentali superiori di autoregolazione che vanno al di là dei semplici processi cognitivi di lettura, scrittura e calcolo.

Al di là della cognizione, significa saper fare sviluppare nell’alunno la consapevolezza di ciò che sta facendo, del motivo per il quale lo fa, di quando è necessario farlo e in quali condizioni.

Attraverso questo approccio metacognitivo si tende a far sì che l’alunno sia il più possibile “gestore” diretto dei propri processi cognitivi, gestendoli attivamente con proprie valutazione e indicazioni operative. Inoltre, tale approccio nella didattica ha fatto registrare risultati positivi sia a livello della metodologia didattica, sia per tutti gli interventi di recupero e sostegno di quelli con difficoltà di apprendimento e ritardo mentale lieve o medio.

Infatti, l’insegnante che opera attraverso la metacognizione interviene su quattro livelli differenti:

conoscenze sul funzionamento cognitivo in generale, qui l’insegnante fornisce una serie di dati, informazioni, utili al far comprendere al bambino il funzionamento dei vari processi cognitivi e risolutivi, ad esempio come funziona la memoria, come risolvere problemi, scrivere, ecc., sui meccanismi anche che li rendono possibili, ed anche sui limiti che potrebbero condizionare la prestazione. Quindi, impara tutti i diversi input generali di base, che poi gli serviranno per i più complessi.

Autoconsapevolezza del proprio funzionamento cognitivo, ovvero, si passa dalle conoscenze teoriche generali a quelle più individuali, ovvero l’alunno deve conoscere il suo personale funzionamento cognitivo e comportamentale, e di conseguenza i suoi punti di forza e debolezza. Qui si parla di introspezione, autoanalisi e autoconsapevolezza di cosa, come sto pensando, valutando, ricordando ecc.  In questo livello il feedback positivo dell’insegnate sulle prestazioni dell’allievo è fondamentale, in modo che esso abbia un’informazione di ritorno.

Uso generalizzato di strategie di autoregolazione, qui l’alunno sa dirigere consapevolmente e attivamente sé stesso, riesce a governare i propri processi cognitivi. In questo processo di controllo e autoregolazione è fondamentale attivare delle fasi: porsi un obiettivo; darsi delle istruzioni; osservare l’andamento del processo; confrontare i dati con gli obiettivi che si erano prefissati; valutare positivo o negativo il processo in base ai risultati prodotti.

Mediazioni cognitive-motivazionali-emotive, l’alunno reagisce ai vari input in maniera personale, interpretando tutto ciò che vive, e che produce effetti sulle azioni; questo perché l’alunno costruisce una sua realtà mentale: questo aspetto è emergente nell’approccio sociocostruttivistico (Carletti e Varani, 2004; Roletto, 2005).

 

L’educazione alla prosocialità: i compagni una risorsa preziosa

Un altro elemento fondamentale per poter sviluppare una didattica che sia finalizzata all’inclusione è quello di educare gli allievi alla messa in atto di condotte che siano prosociali.

Promuovere un atteggiamento orientato alla valorizzazione degli aspetti positivi dei compagni, anche di coloro che “apparentemente” sono più in difficoltà, al rafforzamento dell’empatia e della promozione di azioni di aiuto e sostegno è la base dalla quale partire per poter costruire un clima favorevole all’inclusione.

Il comportamento prosociale viene considerato dalla maggior parte degli psicologhi, (Batson, 1998; Eisenberg, Fabes, Spinrad, 2006), come qualsiasi comportamento volontario diretto volto a beneficiare altre persone. È difficile definirlo in maniera univoca, gli studiosi Mussen ed Eisenberg (1985), cercarono di dare un’interpretazione a questi comportamenti, definendole come: “…un comportamento diretto ad aiutare o beneficiare un’altra persona o un gruppo di persone, senza aspettarsi ricompense esterne” (Mussen,  Eisenberg, 1985).

Le differenti azioni sono finalizzate a favorire il benessere altrui, rispettando le caratteristiche e le peculiarità personali. Mettere in atto azioni prosociali di aiuto nei confronti di compagni con disabilità o con BES, dipende da varie condizioni che fanno riferimento anche a delle capacità, come:

abilità cognitive, ovvero implementare azioni prosociali, aver la capacità di leggere e interpretare lo stato d’animo del bisogno del compagno, portare avanti un aiuto, valutare ed accettare il costo collegato all’emissione della condotta prosociale, monitorare gli effetti e anche della propria azione su di sé, sul compagno ed eventuali altre persone;

l’assertività, cioè la capacità della persona di portare avanti i propri obiettivi attraverso modalità socialmente adeguate e rispettose dell’interlocutore. Vi è una forte correlazione tra l’assertività e la prosocialità, in quanto non basta possedere buoni livelli di empatia e adeguate abilità cognitive per adottare condotte prosociali, in quanto dovrebbero collegarsi al saper individuare percorsi idonei per ridurre il disagio dell’altro (Mussen, Einsberg-Berg, 1985; Roche, Salfi, Barbara, 1991);

l’empatia, ovviamente riuscire a discriminare, comprendere e assumere il punto di vista dell’altro, quindi del compagno con BES, dal punto di vista sia cognitivo che emozionale

autocontrollo, competenza essenziale per promuovere e sviluppare azioni prosociali. Ad esempio, molte volte, molti bambini si trovano nella condizione di dover scegliere se perseguire un fine personale, come continuare un gioco, o prestare ascolto alla richiesta d’aiuto di un compagno, condizione sicuramente meno gratificante.

 

Conclusioni

L’inclusione scolastica rappresenta un pilastro fondamentale per poter garantire un ambiente educativo equo per tutti gli alunni. L’importanza di riconoscere e affrontare i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, pertanto, non può essere sottovalutata. La diagnosi precoce e un intervento mirato possono significativamente migliorare le esperienze scolastiche e personali degli studenti che affrontano tali difficoltà.

La formazione di insegnanti consapevoli delle diverse esigenze degli alunni è cruciale. Non solo è essenziale che gli educatori familiarizzino con i segnali di allerta per i DSA, ma devono anche approcciare l’insegnamento in modo metacognitivo, promuovendo la consapevolezza delle proprie capacità cognitive negli studenti.

Un’altra dimensione fondamentale del processo educativo è rappresentata dall’educazione alla prosocialità, che incoraggia relazioni positive e l’empatia tra compagni.

La costruzione di un ambiente scolastico inclusivo va oltre il semplice supporto didattico: implica la creazione di un clima di accettazione, rispetto e collaborazione tra tutti gli alunni, dove ciascuno possa sentirsi valorizzato e ascoltato.

Infine, è essenziale mantenere un dialogo costante tra scuola, famiglie e istituzioni sanitarie.

Solo attraverso un approccio integrato, che coinvolga tutte le parti interessate, è possibile garantire ad ogni alunno, indipendentemente dalle proprie difficoltà e specificità, un accesso a un percorso educativo significativo e soddisfacente, non solo a livello nozionistico, ma anche sotto l’aspetto del benessere personale e psicologico. I

n questo modo, si promuove non solo il successo scolastico, ma si contribuisce anche alla formazione di cittadini consapevoli, responsabili e inclusivi, capaci di affrontare le sfide del futuro.

 

Bibliografia

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