Ok Corral

Ok Corral

di Vincenzo Andraous

Senza ombra di dubbio siamo nel bel mezzo di un tornado sociale che non risparmia alcuno, professionisti della parola ed esperti di disturbi della personalità non sanno più che pesci pigliare, rimane il fatto che tante e troppe donne rimangono stese sul selciato in un bagno di sangue e bambine sempre più piccole sono profanate e gettate via.

Un paese il nostro che non riesce a formulare una sintesi, una spiegazione plausibile se non militarizzare il territorio, per tentare di arginare e costringere con le spalle al muro tanta indegna inesistenza umana.

Di per sé è già gravissimo il reato di femminicidiomoltiplicato all’infinito, figuriamoci la violenza sessuale e quella carnale compiuta da bambocci di strada che di strada non sanno proprio niente, da bulletti di periferia o di città che pensano di essere intoccabili persino nella miserabilità più inaccettabile.

In questo tempo così martoriato dalla brutalità del male, dalla prevaricazione e dal sopruso, dalla crocifissione di una innocenza dapprima umiliata e poi annientata, stordisce e fa tremare le vene dei polsi, la normalità di una narrazione mostruosamente reale, con cui si afferrano due bambine di dieci e dodici anni, si trascinano in una sorta di terra di nessuno, sì, proprio di nessuno. e per lunghi mesi a turno vengono violentate, picchiate, tra risate e scaracchi.

Nel silenzio omertoso, nella paura della minaccia incombente, due creature indifese, due bimbe, due innocenti, sono usate come carne da macello.

Da chi? Dal gruppo dei pari, da adolescenti poco più grandi, da chi ha scoperto il potere della violenza, la disumanità nascosta nella frazione di uno sparo.

E’ così incomprensibile anche solo immaginare che delle bimbe possano essere brutalizzate da coetanei ancora al primo imbocco, come è possibile anche solo pensare che delle bambine innamorate di Barbie, vengano sbattute sul selciato, aggredite, offese e torturate sessualmente da nullatenenti del corpo e dello spirito.

Da padre mi si attorcigliano le budella, rimango letteralmente sconnesso dalla ragione, come se il freddo di una lama mi colpisse al basso della schiena. La sofferenza di queste bambine è davvero insopportabile, lo è di meno purtroppo, l’indifferenza lasciata crescere nell’angolo più buio dove troppo spesso non è dato vedere.

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Infinito completivo nella lingua greca

Tra le molteplici funzioni dell’infinito nella lingua greca, una delle più importanti e frequenti è quella completiva.

Il greco, lingua dalla straordinaria ricchezza sintattica, utilizza l’infinito non solo come forma verbale nominale, ma anche come strumento di connessione logica fra proposizioni.

L’infinito completivo, infatti, non indica un’azione autonoma, ma completa il significato di un verbo, un aggettivo o un sostantivo, fungendo da elemento necessario perché il pensiero espresso dalla proposizione principale risulti pienamente intelligibile

Si tratta di una costruzione fondamentale nella lingua greca, molto più diffusa che in italiano, poiché il greco preferisce affidare all’infinito — piuttosto che a una frase subordinata esplicita — il compito di esprimere ciò che si pensa, si dice, si vuole o si sa.

Attraverso l’infinito completivo, il greco riesce a condensare un’intera proposizione in una forma sintetica, fluida e logica, rendendo il discorso più armonioso e conciso.

Definizione

L’infinito completivo è un infinito che dipende da un verbo (o, più raramente, da un aggettivo o da un sostantivo) e ne completa il significato, esprimendo ciò che il soggetto pensa, dice, desidera, sa, crede, comanda, teme, spera, ecc.

In sostanza, corrisponde a una proposizione oggettiva o soggettiva dell’italiano, come:

“Penso di andare”

“So che è giusto”

“Mi sembra di vedere”

Nel greco, tuttavia, questa costruzione si esprime attraverso una proposizione infinitiva, che può avere o meno un soggetto proprio in accusativo, dando origine alla celebre costruzione dell’accusativo con infinito (ἀπαρέμφατον μετὰ αἰτιατικῆς).

Struttura dell’infinito completivo

La costruzione di base prevede due elementi:

Verbo reggente, che richiede di essere completato da un’informazione (ad esempio: λέγω “dire”, οἶδα “sapere”, νομίζω “credere”, ἐλπίζω “sperare”, φοβοῦμαι “temere”).

Infinito che esprime l’azione o il pensiero oggetto di quel verbo.

A seconda del tipo di verbo, l’infinito può avere valore oggettivo o soggettivo.

L’infinito completivo oggettivo

L’infinito completivo è oggettivo quando completa il significato di un verbo di pensiero, parola, percezione, volontà o sentimento, esprimendo ciò che si pensa, si dice, si vuole, si teme, si spera, ecc.

In questo caso, il soggetto dell’infinito può:

coincidere con quello del verbo reggente → infinito senza soggetto espresso;

oppure essere diverso → infinito con soggetto espresso in accusativo.

a) Soggetto coincidente

Esempi:

ἐλπίζω νικᾶν. — “Spero di vincere.”βουλοῦμαι μαθεῖν. — “Desidero imparare.”νομίζω καλὸν εἶναι. — “Ritengo che sia bello.”

Qui il soggetto dell’infinito è lo stesso del verbo principale (io spero, io desidero, io ritengo), perciò non è espresso.

b) Soggetto diverso

Esempi:

λέγουσιν Σωκράτη σοφὸν εἶναι. — “Dicono che Socrate sia saggio.”νομίζω τοὺς θεοὺς ἀθανάτους εἶναι. — “Ritengo che gli dèi siano immortali.”ἀκούω τὸν ἄνδρα λέγειν. — “Sento l’uomo parlare.”

In questi casi, il soggetto dell’infinito (Σωκράτη, τοὺς θεούς, τὸν ἄνδρα) è espresso in accusativo, poiché è diverso da quello del verbo reggente.

Questa è la costruzione dell’accusativo con infinito, tipicissima del greco.

L’infinito completivo soggettivo

L’infinito completivo è soggettivo quando costituisce il soggetto logico di una proposizione, in genere con verbi impersonali o espressioni come:

δεῖ (“bisogna”)

χρή (“è necessario”)

ἔξεστι(ν) (“è lecito, è possibile”)

δοκεῖ (“sembra”)

ἀνάγκη ἐστι (“è inevitabile”)

In questi casi, l’infinito esprime ciò che è necessario, giusto, possibile o opportuno fare, e la proposizione non ha un soggetto espresso (oppure lo introduce in accusativo).

Esempi:

δεῖ φιλοσοφεῖν. — “Bisogna filosofare.”χρή λέγειν τἀληθῆ. — “È necessario dire la verità.”ἔξεστιν ἀνθρώπῳ ἀδικεῖν; — “È lecito all’uomo commettere ingiustizia?”δοκεῖ σοφὸν εἶναι. — “Sembra essere saggio.”

In alcuni casi, il soggetto dell’infinito è espresso in accusativo:

δεῖ με ἰέναι. — “Bisogna che io vada.”ἔξεστι τοῖς πολίταις λέγειν. — “È lecito ai cittadini parlare.”

L’infinito completivo oggettivo

L’infinito completivo è oggettivo (in greco si parla di ἀπαρέμφατος ἀντικειμενική, cioè “infinito con funzione oggettiva”) è una costruzione subordinata che dipende da un verbo di significato incompleto, proprio come accade per il nostro infinito completivo.

La costruzione più semplice è:

[Verbo di dire, pensare, credere, volere, ecc.] + infinito

L’infinito greco regge di solito un soggetto in accusativo (se diverso da quello del verbo principale), oppure sottintende il soggetto (se è lo stesso del verbo reggente).

Esempi:

Φημὶ σοφὸς εἶναι. — “Dico di essere saggio.”Φημὶ Σωκράτην σοφὸν εἶναι. — “Dico che Socrate sia saggio.”Βούλομαι φύγειν. — “Voglio fuggire.”

Modi e tempi dell’infinito completivo

Il tempo dell’infinito non indica necessariamente un tempo cronologico, ma piuttosto l’aspetto dell’azione:

Presente → azione durativa o abituale(es. λέγουσιν Σωκράτη φιλοσοφεῖν — “Dicono che Socrate filosofeggi sempre”)

Aoristo → azione puntuale, conclusa(es. λέγουσιν Σωκράτη πεπραχέναι ἀδίκως — “Dicono che Socrate abbia agito ingiustamente”)

Futuro → azione successiva o intenzionale(es. ἐλπίζω νικήσειν — “Spero di vincere (in futuro)”)

La scelta dell’aspetto è dunque semantica e logica, non temporale: ciò che conta è come si considera l’azione, non quando essa avviene.

Valore semantico

I verbi che più comunemente reggono l’infinito completivo si possono suddividere in categorie:

a) Verbi di volontà o desiderio

βούλομαι, ἐθέλω, προαιροῦμαι → “volere, desiderare”es. βούλομαι μαθεῖν — “Voglio imparare.”

b) Verbi di pensiero e opinione

νομίζω, οἴομαι, δοκῶ → “ritenere, pensare, sembrare”es. νομίζω τοὺς θεοὺς ἀθανάτους εἶναι — “Ritengo che gli dèi siano immortali.”

c) Verbi di percezione

ἀκούω, ὁρῶ, αἰσθάνομαι → “udire, vedere, percepire”es. ἀκούω τὸν ἄνδρα λέγειν — “Sento l’uomo parlare.”

d) Verbi di parola o dichiarazione

λέγω, φημί, ἀγγέλλω → “dire, affermare, annunciare”es. φησὶ Σωκράτην σοφὸν εἶναι — “Dice che Socrate è saggio.”

e) Verbi di speranza, timore, attesa

ἐλπίζω, φοβοῦμαι, προσδοκῶ → “sperare, temere, attendere”es. ἐλπίζω ἐπιτύχειν — “Spero di riuscire.”φοβοῦμαι ἀδικεῖν — “Temo di commettere ingiustizia.”

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