Il contributo dei Docenti nella sfida sociale
“Voci di scuola”
Atto secondo*: Il contributo dei Docenti nella sfida sociale
a cura di Mariacristina Grazioli
Quella “aggrezione smantellata” che Zygmunt Bauman ci consegna come l’insano baricentro della “gente” che cerca, ma non trova, ci descrive anche una società abitata da uno spettro: la xenofobia. E’ così che “ logora ed esusta a seguito di sempre inconcludenti test di adeguatezza, spaventata a morte dalla misteriosa, inespilcabile precarietà delle sue fortune e dalle nebbie globali che nascondono ai suoi occhi qualunque prospettiva, la gente cerca disperatamente dei colpevoli per le proprie pene e tribolazioni”. (Zygmunt Bauman, Amore liquido, Ed Laterza, 2003, pag 165)
Parliamoci chiaro: l’inizio del nuovo anno scolastico si apre con scenari emergenziali che spaccano i dibattiti quotidiani. E’ delle ultime ore la rincorsa verso una educazione accudente che insegni i limiti, le risposte accettabili, la condivisione di nuovi orizzonti.
La fiducia nel sistema di miglioramente continuo nell’ottica dell’azione di difesa e applicazione dell’articolo 3 della Costituzione italiana è una pensiero comuine che va ascoltato soprattutto in questo inizio di anno scolastico.
Ecco di seguito alcune forze, alcune voci, alcune consapevolezze
“Penso che il concetto di attività strategica per la comunità scolastica, miglioramento continuo e cambiamento sia estremamente importante per la crescita e lo sviluppo delle scuole. Il mondo sta cambiando rapidamente e la scuola deve essere in grado di adattarsi a questi cambiamenti per continuare a fornire un’istruzione di alta qualità ai nostri studenti.
In questo contesto, il contributo professionale del docente “sociale” è fondamentale. Un insegnante sociale è colui che è in grado di comprendere le dinamiche sociali che influenzano la comunità scolastica e utilizzare queste conoscenze per creare un ambiente di apprendimento accogliente e inclusivo per tutti gli studenti. Gli insegnanti sociali sono in grado di lavorare con gli studenti, i genitori e i membri della comunità per creare un ambiente scolastico che promuova il successo degli studenti; inoltre, i “docenti sociali” possono aiutare gli studenti a sviluppare le competenze (sociali e emotive) di cui hanno bisogno per avere successo nella vita. Queste competenze includono la capacità di collaborare, comunicare, risolvere i problemi e gestire le proprie emozioni. Gli insegnanti sociali possono anche aiutare gli studenti a sviluppare l’empatia e la comprensione degli altri, il rispetto per la diversità e la tolleranza. In generale, ritengo che il contributo professionale del docente sociale sia fondamentale per il miglioramento continuo della comunità scolastica. Gli insegnanti sociali possono aiutare a creare un ambiente di apprendimento inclusivo e accogliente per tutti gli studenti, promuovendo il loro successo a lungo termine nella vita.
Francesco Terranova
( …) Sono stato molto contento di aver affrontato un tema cardine già espresso nell’ art.3 della Costituzione, ovvero la figura del docente come docente sociale, tema che sento molto e che vivo in modo amplificato anche grazie alla mia attività di docente di sostegno. Credo che la scuola sia un avamposto di democrazia e che abbia un ruolo decisivo sia sociale che culturale, che sia un bastione contro la dispersione scolastica e il divario territoriale. Diviene quindi essenziale una corretta e cooperativa attività strategica, attività che si concretizzi in rapporti auto valutativi. Occorre quindi analizzare contesti, esiti e processi(pratiche educative e didattiche), pratiche gestionali e organizzative, infine individuare priorità. Ho capito quindi più profondamente il ruolo dell’ INVALSI in questo processo che e’ quello di monitorare il raggiungimento dei risultati attesi e ad agire nel correggere eventuali criticità sempre in funzione strategica. Nella nuova scuola sociale-ecologica il docente quindi si evolve ed il suo contributo diventa uno sforzo collettivo orientato al futuro. Uno sforzo che sia aderente alle esigenze degli studenti. Il docente deve dare ai discenti le chiavi di lettura del futuro. Deve lavorare nel ”noi”, collaborare con tutti gli attori coinvolti nel sistema scuola e formarsi continuamente, in modo da migliorarsi ed essere resiliente, ripensarsi anche in base alle risposte del contesto classe e del territorio”.
Rocco Salomone
“Il miglioramento avviene attraverso il cambiamento. Si evidenzia quindi la necessità di “lavorare su noi” in un processo costante di co-progettazione e co-costruzione. Il docente grazie allo sviluppo delle capacità per la promozione del lavoro in gruppo e attraverso un lavoro collaborativo e sinergico con i vari professionisti contribuisce al cambiamento e quindi al miglioramento. Il miglioramento all’interno degli istituti scolastici quindi avviene attraverso il contributo dei vari professionisti che grazie al principio di negoziazione, ovvero la gestione dei processi di collaborazione, creano lavori congruenti e ne favoriscono l’efficacia. In quest’ottica, il docente costruisce la propria professionalità su un sistema collettivo che è in grado di fornire un contributo significativo nella compilazione dei diversi documenti strategici . Credo quindi che tutte le figure scolastiche che interagiscono e cooperano (a partire dal docente) debbano sviluppare delle capacità professionali e attraverso il loro contributo saranno in grado di dare spessore e valore ai fini del miglioramento dell’organizzazione scolastica. Un leader trasformazionale, infatti, è colui che stimola e ispira i propri studenti ad ottenere risultati straordinari, valorizzando e liberando le specificità presenti in ognuno. Un docente infine, non può non occuparsi anche della dimensione relazionale e sociale, ciò ha a che fare con un sapere collettivo, che mira allo sviluppo e alla crescita e produce un miglioramento inteso come cambiamento, innovazione, valorizzazione e benessere di tutte le componenti della comunità”.
Cinzia di Taranto
“Attraverso il laboratorio ho potuto considerare in ottica longitudinale che anche nella nostra società 4.0, il fine ultimo della scuola resta il monito della piccola Scuola di Barbiana di “non lasciare indietro nessuno”, estrema sintesi dell’Art.3 della nostra Costituzione. Oggi, come allora, ci troviamo alle prese con la necessità di fronteggiare la dispersione scolastica (azione prioritaria dei fondi del PNRR) che è il prodotto della nostra realtà sociale on-life e post pandemica. Dopo 20 anni passati negli istituti comprensivi come educatrice e in procinto di completare il mio anno di formazione e prova come docente specializzato per le attività didattiche di sostegno, la scuola di Barbiana continua ad apparirmi precorritrice dei tempi, direzione del miglioramento e del cambiamento, anche se attori, scenari e metodi hanno subito molte trasformazioni. Rifletto allora che nella società sempre più complessa, fluida e multiforme in cui viviamo il miglioramento continuo, vettore progressivo ma inesorabile di cambiamento, ha lo scopo di confermare l’identità democratica e universalista della scuola, il suo essere presidio sociale ed educativo a custodia della comunità, da quelle territoriali, alla comunità europea ed internazionale fino alla cittadinanza digitale.
Come docente posso contribuire a questo compito sociale, e solo in conseguenza culturale, impegnandomi ad attivare innovazione didattica strategica e di significato che promuova il valore del cambiamento sia negli alunni sia a livello di lavoro di team docente per l’organizzazione strategica degli Istituti. I processi, distinti in pratiche didattico-educative e pratiche gestionali ed organizzative, alla base dell’agire strategico della scuola descritti nei documenti del RAV e in sintesi nel PTOF, se compilati ed utilizzati con rigore oggettivo, confermano il legame generativo tra la scuola e il suo territorio e il ruolo sociale e politico – nel senso originario del termine – insito nella professione docente”.
Arianna Campanini
“Ho trovato molto interessante e motivante l’impostazione riflessiva e partecipativa del laboratorio nel quale, fin da subito, sono stati valorizzati idee, proposte e punti di vista dei partecipanti. Tale approccio guidato si è sposato perfettamente con le tematiche affrontate che, nonostante la loro eterogeneità (nozioni, normativa, documenti, strategie, modelli, proposte, contesti didattici), sono state tutte attraversate da un filo conduttore comune: la caratterizzazione del docente sociale e il suo delicato ruolo all’interno del contesto scolastico. Ho trovato molto affascinante questa concezione e mi sono rivisto moltissimo in tale figura, in relazione al mio approccio alle esperienze didattiche avute negli anni di precariato, sempre ispirate ai principi costituzionali, legate al raggiungimento di obiettivi di inclusione scolastica, formativa e sociale. Inoltre credo moltissimo nell’efficacia del lavoro di gruppo, sia in riferimento a metodologie e strategie didattiche adottabili nei percorsi di apprendimento degli alunni, sia nel team working tra le figure caratterizzanti l’intero contesto scolastico, entrambi associati ad un processo di valorizzazione di competenze individuali poste al servizio di una crescita collettiva. Durante la mia esperienza lavorativa (da libero professionista, da ricercatore universitario e poi da docente) ho sempre potuto valutare l’importanza del ruolo sociale di una professione, che assume aspetti importanti e ricadute valorizzanti indipendentemente dalle dinamiche e dall’ampiezza del contesto in cui si sviluppa (società, comunità, collettivo, azienda, studio professionale). In particolare durante l’esperienza di docente, anche attraverso la copertura di alcuni ruoli di coordinamento e responsabilità ((referente ambiente, referente inclusione, referente INVALSI e INDIRE, coordinatore del dipartimento di matematica e scienze), ho potuto appurare quanto tale ruolo sia intimamente legato ad una predisposizione: realizzare uno stretto legame tra competenza, azione, ricerca, miglioramento e cambiamento; contribuire a predisporre un ambiente lavorativo accogliente, dinamico, collaborativo e produttivo, nel quale anche attraverso la strategia del team building e della leadership positiva, si realizzano strategie di cambiamento e obiettivi di miglioramento. Le tematiche affrontate hanno aperto un ventaglio di stimoli ad attività formative e di approfondimento sia in campo normativo/documentale (D.M. 850/2015; Legge 107/2015; Valutazione di sistema; RAV, PTOF, SNV) che nel campo dell’innovazione didattica, dell’utilizzo delle tecnologie digitali e del miglioramento strategico. In tali contesti, caratterizzati da una continua evoluzione, risulta molto importante poter sempre ipotizzare e scegliere nuovi bisogni formativi, finalizzati sia ad arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e abilità, sia soprattutto a sviluppare competenze spendibili nella quotidianità scolastica. Trovo particolarmente importante poter approfondire le peculiarità del “lavoro basato su assetti strategici” mosso dal riconoscimento e dalla valorizzazione della propria funzione organizzativa di docente; quindi potermi documentare sui dettagli delle fasi del miglioramento strategico (credenze, mappatura, identità, resistenze ).”
Giuseppe Barbera
“Grazie al laboratorio ho avuto modo di conoscere meglio aspetti relativi ai documenti scolastici, documenti di cui ho solo sentito nominare nel corso dei miei quattro anni di insegnamento. La burocrazia non è il mio forte. Da questo punto di vista ho ancora molto da migliorare, ma questi laboratorio mi è stato molto utile per comprendere quanto sia importante documentare per migliorare e migliorarsi.
Non ho mai nascosto ai colleghi questa mia barriera, perché reputo che la lealtà e la sincerità siano elementi importanti per poter instaurare con i colleghi un rapporto di fiducia reciproca, nonché elementi che, insieme alla collaborazione, costituiscono una base solida per instaurare una relazione professionale perfetta. Questi principi di lealtà, fiducia e collaborazione cerco di riproporli nella mia azione didattica, insegnando ai miei studenti che prima del saper e del saper fare c’è, a mio avviso, il saper essere: sapere a memoria una tabellina o una poesia non basta se non si vuole essere in grado di aiutare il prossimo in qualsiasi azione di qualsivoglia ambito.
Sapere tante nozioni significa essere un bravo studente; saper essere (o meglio, voler essere) leali, collaborativi e rispettosi verso il prossimo significa essere non solo un bravo studente, ma anche e soprattutto un bravo cittadino del domani. Portare la cultura libera in uno stato democratico appare anche per me la condizione imprescindibile del fare scuola. Per mio figlio ho scelto una scuola poiché nell’open day le insegnanti hanno dichiarato:’Qui non si lascia indietro nessuno’ e, come insegnante, perseguo ogni giorno questo principio per i miei alunni e nei confronti del team docente. Sì perché il principio di cooperazione parte da un atteggiamento di apertura e confronto continuo tra i docenti che collaborano, co-costruiscono, giorno dopo giorno, le conoscenze da mettere a disposizione del gruppo di bambini. In
questo quadro in cui si è sempre disponibili a mettere in discussione e
a rivalutare i propri operati, la meta è il miglioramento attraverso il cambiamento dei modi e delle strategie e si possono creare le condizioni per una scuola di servizio con obiettivi di valore, dove si punta allo sviluppo e alla valorizzazione delle risorse umane, fornendo le chiavi di lettura della realtà agli studenti. Per verificare la propria competenza è indispensabile operare una valutazione precisa e puntuale di quello che si fa attraverso una documentazione dettagliata, un confronto costruttivo tra le figure docenti, una formazione sempre aggiornata, un’analisi sempre attuale del contesto classe e la disponibilità di una rinegoziazione di intenti e obiettivi in base alle risposte degli alunni. Diventa rilevante allora capire in che quadro di contesto la scuola sia inserita per conoscere la realtà in cui ci si trova ad operare. Sono sincera
nell’affermare che solo ora, con questo laboratorio, sono
riuscita ad approfondire l’argomento sul RAV e sull’INVALSI e mi sto impegnando nella consultazione di quello del mio istituto e nella visione dei siti sui sistemi di monitoraggio.
Penso che individuare i bisogni formativi futuri sia un’operazione da fare almeno ogni fine di anno scolastico in quanto sono convinta che non si finisca mai di imparare in una professione come quella del docente che deve puntare sempre a migliorare accogliendo esperienze e percorsi che quotidianamente offrono risposte agli innumerevoli quesiti del nostro agire. In questo particolare anno di formazione e prova, comprendo di dover approfondire molti argomenti teorici (le normative scolastiche, la documentazione didattica, i percorsi della formazione) e altrettanti pratici. Essendo insegnante di sostegno, ritengo di dover studiare ancora le peculiarità di molte diagnosi e capire come intervenire in modo efficace nei percorsi individualizzati. Oltre ai corsi di formazione, penso sia estremamente utile e istruttivo poter contare su un team capace e preparato in grado aiutare e sostenere valide scelte educative. Spesso i colleghi hanno più esperienza e un passato di studi eterogeneo, quindi la condivisione e confronto mi pare siano un ottimo strumento di crescita personale e professionale.
Giorgia Sperimenti
Grazie docenti “sociali”.
*Atto primo: il contributo dei Docenti per il Miglioramento continuo
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