Stupro Palermo e capretta uccisa, troppi video violenti. Crepet: “Ci rendono indifferenti. Non usiamo i social, loro usano noi”
Questa estate è stata costellata da episodi davvero violenti e crudeli: dallo stupro di gruppo a Palermo all’uccisione della povera capretta ad Anagni, alle violenze di Caivano. In molti casi, come nei primi due, si tratta di atti violenti che sono ripresi dagli smartphone i cui video vengono postati sui social media.
Escalation del tribale?
Su questo proliferare di immagini cruente è intervenuto lo psichiatra Paolo Crepet a La Stampa. “Mi sconvolge l’idea che non esista più il privato, fatto a pezzi dal cannibalismo dei social”, ha detto l’esperto. “Con i social possiamo entrare in modo forte e brusco nell’intimità di un dolore o di una tragedia, come nel caso della strage di Brandizzo. Troviamo la guerra, gli stupri. La capretta ammazzata dal branco. Tutti questi episodi sono arrivati a noi grazie alla violenza dell’immagine. Ne parliamo anche perché abbiamo abbondante materiale visivo, con l’impressione di spiare