Babygang

Babygang

di Vincenzo Andraous

Ancora agguati, accerchiamenti studiati a tavolino, tre, cinque, dieci contro uno, botte da orbi e insulti da film da strada.

Quel che accade nelle vie del centro di troppe città, assomiglia a una commedia ripetuta all’infinito, soltanto non fa ridere nessuno.

Gruppetti di adolescenti travestiti da veterani di una guerra mai iniziata e tanto meno mai stata loro, innestano la baionetta e prendono di mira il nemico di turno, ogni giorno uno diverso, poco importa se non lo conoscono, bisogna atterrarlo.

Calci, pugni, schiaffi sono timbri evidenti sul passaporto del qui comando io, recinto e residenza ove condividere tutto, anche uno spazio dove niente e nessuno prova compassione, ma certamente neppure odio, solamente i corpitatuati dei colori neri come l’inferno dell’indifferenza.

Oramai il centro città come nella periferia è zona di combattimenti, non è più un discorso legato alla trasgressione vissuta all’ennesima potenza, al bullo ed al gruppo dei pari plaudenti e complici, l’impressione che se ne ricava da questi atteggiamenti di violenza inutile, di prevaricazione e sopruso, è che il limite sia stato superato, il rispetto delle regole azzerato, siamo già dentro dalla testa ai piedi in una situazione di illegalità, ingiustizia, di delinquenza al primo imbocco, di ragazzotti fintamente titolari del bicipite in bella mostra, ma fragili come grissini, sbilanciati pericolosamente dallo strumento della violenza che apparentemente rende famosi per forza, in realtà prepara sofferenza non soltanto alla vittima ma anche a chi si crede il più furbo e impunito, spalancando i giorni a venire in uno spazio ristretto dove non sarà più possibile nascondersi o mentire.

Qualcuno dice che occorre installare più telecamere soprattutto negli angoli dove non è dato vedere, nel tentativo di rispondere alla domanda di maggiore sicurezza urbana.

Forse mi sbaglio ma il problema non è riconducibile soltanto a fattori di microcriminalità dilagante, c’è il rischio che questi accadimenti un giorno sì e l’altro pure, si trasformino in fenomeni di moda, a maggior ragione se veicolati da una comunicazione istantanea il più delle volte portatrice di messaggi virtuali pertanto opposti e contrari alla realtà che ci circonda.

Per concretizzare la prevenzione preziosa quando si ha che fare con adolescenti che disconoscono il valore della libertà, della responsabilità, del rispetto per se stessi e gli altri, dove l’altro è ridotto a essere un numero privo di identificazione, di relazione, di dignità da custodire con cura e attenzione, non è sufficiente la sola reprimenda, il dazio giustamente da pagare, assai meglio da riparare, forse occorrono adulti che trovino il tempo di accogliere e accompagnare i più giovani, per fare questo pezzo di strada insieme è urgente comunicare con loro, persino con chi non intende proprio parlare con te.

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