La tragedia della vendetta

La tragedia della vendetta

di Vincenzo Andraous

C’è una zona d’ombra dove è quasi impossibile relazionarsi, spiegare bene le cose, dare sostanza alle parole, contenuto alle sofferenze e alle piu’ grandi ingiustizie che stanno devastando l’umanità, o quel che resta della possibilità di vivere e convivere insieme.

Quanto avvenuto in Israele, l’oscenità delle azioni perpetrate da Hamas nei confronti di persone innocenti, di donne, vecchi, soprattutto bambini, non può avere residenza in alcun territorio del cuore, della mente, della pancia di chicchessia.

Non è accettabile la violenza messa in atto, il sangue versato tra tante e troppe grida di giubilo. Terrorismo, sì, è terrorismo, e quando di mezzo ci sono i terroristi, l’unica opzione a portata di mano è la reazione immediata, spropositata, altrettanto ingiusta e inumana, ancorchè portatrice di risoluzioni condivise.

Ho sempre guardato al paese della Stella di David come a un miraggio, un sogno, una speranza che s’avvera, affascinato dalle sue capacità di identificarsi tutti sotto l’egida di quel simbolo.

Dalla cultura e bellezza incommensurabile della sua storia che non è soltanto passato, ma un presente già futuro.

Ma tutto ciò non è sufficiente a confortare la ragione per cancellare gli interrogativi che rimangono e incalzano, sul come è stato possibile giungere a tanta ferocia e risolutezza nell’aggredire senza alcuna pietà gli innocenti.

Indipendentemente dal grido che si alza con dolore, dalla richiesta di giustizia di tante e troppe vittime, mi viene da pensare che la ragione non sta mai tra le mani di chi veste i panni del terrorismo più bieco, di chi non accetta né riconosce l’altro, di chi pensa di poter vivere e invece sopravvive disconoscendo il valore della relazione.

Ma c’è anche da pensare a un altro popolo oppresso da decenni, un altro popolo confinato in terra di nessuno, altrettanto non colpevole e altrettanto non terrorista, un altro popolo di innocenti, composto per la stragrande maggioranza da bambini e adolescenti che non appartengono ad Hamas ma alla Palestina.

Forse relegare nel silenzio anni e anni di soprusi, prevaricazioni, ingiustizie nell’indifferenza creata a misura, non comporta il recinto di uomini, donne, vecchi e bambini obbligati a camminare in ginocchio, forse questa prigione di morte protratta nel tempo genera mostri senza più via di scampo per nessuno, innocenti e colpevoli.

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