Scuola, tutti i guai del Liceo Made in Italy. “Pressioni dai presidi, ma gli studenti non lo vogliono”
la Repubblica
Corrado Zunino
ROMA – Uno dei problemi del Liceo del Made in Italy è che ad ogni sezione che si apre del nuovo insegnamento scolastico, così fortemente voluto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, deve corrispondere la soppressione di una sezione del Liceo economico sociale, fino all’anno scorso in crescita di iscritti e gradito agli studenti. Si chiama “invarianza di oneri a carico della finanza pubblica”: una legge, s’intende, a costo zero.
Non si conoscono le materie del triennio
I problemi del liceo forzato e di ispirazione sovranista sono svariati. Innanzitutto, il decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale non è riuscito a chiarire, come ha denunciato la Flc Cgil, se l’istituto del Made in Italy sia un indirizzo a se stante o un’opzione del Liceo delle scienze umane. E, poi, sono ancora avvolte nella nebbia le materie che si studieranno nel corso del triennio.
“Con questa fretta e il posticipo continuo delle date”, spiegano i docenti che si sono riuniti in comitato a difesa del Liceo economico sociale, suo diretto antagonista, “oggi non abbiamo le basilari informazioni per proporre un orientamento minimamente sensato, conosciamo solo il numero di ore per materia del primo biennio”. Luciana Rossotti, preside del Liceo paritario Pascal di Voghera, dice: “L’organizzazione della nostra scuola rimane quella attuale, abbiamo preferito non stravolgerla, dedicandoci a riorganizzare l’indirizzo economico sociale”.
Gli studenti iscritti affrettatamente al LmiI per la stagione 2024-’25 sono stati davvero pochi: 375 in tutta Italia, lo 0,08 per cento della platea delle matricole per il primo anno superiore. Sarebbero quindici classi di