“Dal merito al diritto all’istruzione”, relazione di Massimo Baldacci al Convegno nazionale di Proteo Fare Sapere

Dalla critica della meritocrazia al diritto all’istruzione, relazione introduttiva al Convegno Proteo Fare Sapere del 12 aprile 2024

di Massimo Baldacci

Premessa

L’iniziativa di Proteo si propone di sviluppare una critica alla meritocrazia per riaffermare la centralità del diritto all’istruzione.

Criticare la meritocrazia rappresenta un momento necessario, ma se ci si ferma a questo si rischia di restare sul terreno di gioco dell’avversario. È indispensabile opporre alla meritocrazia un’antitesi vigorosa, una diversa prospettiva: quella del diritto all’istruzione. Una Scuola della Costituzione parla il linguaggio dei diritti, non quello meritocratico.

Iniziamo col notare che il termine “merito” è stato usato in modi diversi nel corso del tempo. Nell’immediato Dopoguerra, nella conferenza intitolata Contro il privilegio dell’istruzione (1946), Calamandrei aveva opposto il merito al privilegio, sostenendo che l’istruzione non doveva essere appannaggio delle classi abbienti, bensì degli alunni capaci anche se privi di mezzi. Questa posizione era diffusa tra le forze progressiste, e influenzò la stessa formulazione dell’art. 34 della Costituzione. In questa fase, le diseguaglianze socioeconomiche erano fortemente marcate, così tutelare i ragazzi che avevano buoni risultati scolastici a dispetto delle loro umili origini pareva la frontiera democratica più avanzata. Pertanto, in questa fase, invocare il merito – che veniva concepito in termini di doti naturali – aveva una funzione progressiva. Tuttavia, in questo modo si accettava che la grande maggioranza degli alunni di estrazione popolare fosse destinata a una scolarità breve.

Una ventina d’anni dopo, in Lettera a una professoressa (1967), don Milani –

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