La scuola di Franco Frabboni
Franco ci ha lasciati nella notte di venerdì 17 maggio.
Vi sono studiosi che hanno contribuito in modo fondamentale alla crescita democratica della nostra scuola. L’hanno nutrita di robusti apparati teorici, in grado di legittimare l’insegnamento sotto il profilo epistemologico. L’hanno equipaggiata di un ampio orizzonte di valori e di finalità democratiche. Ne hanno accompagnato le riforme intervenendo in modo fattivo sul versante politico-culturale. Franco Frabboni è stato uno di questi studiosi. Uno dei più incisivi dagli anni Settanta agli inizi del nuovo secolo.
Franco amava sottolineare la propria adesione al Problematicismo pedagogico. E, muovendo dal razionalismo critico di Antonio Banfi e dal problematicismo di Bertin, egli ha saputo dare sviluppi fecondi e originali a questo paradigma pedagogico. Tutta la prima stagione della sua opera è stata nutrita dalla sperimentazione del Problematicismo in relazione a varie questioni socioeducative, scolastiche (la scuola dell’infanzia, il tempo pieno, la scuola aperta, il curricolo ecc.) ed extrascolastiche (il sistema formativo, i servizi educativi del territorio, il tempo libero ecc.). In questo percorso, egli ha elaborato un modello di scuola che ha contribuito in modo significativo al cambiamento del nostro sistema formativo. Un modello “a nuovo indirizzo”, come lo aveva denominato sulla scorta della propria lettura di Ciari.
Una scuola aperta. Aperta sul territorio, sia nel senso dell’uso didattico dell’ambiente, sia in quello dell’ingresso a scuola della gestione sociale. Ma aperta anche al proprio interno, secondo una organizzazione diversificata degli spazi: aule, laboratori, atelier; e una modulazione flessibile dei raggruppamenti