Scuola, insegna e obbedisci

Collettiva.it

Stefano Iucci

Parafrasando la celebre frase dell’attivista femminista americana Carol Hanisch, si potrebbe dire che sempre più in questa fase storica “l’individuale è politico” e dunque collettivo. È la prima considerazione che viene in mente a partire dal “caso Raimo”, l’insegnante, scrittore – e ora candidato alle elezioni europee per Avs – a rischio di provvedimento disciplinare per avere in un post social criticato il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, reo di non averlo difeso dalle ripetute minacce fasciste ricevute.

Una critica che, facendo perno sul “Codice di comportamento nazionale dei dipendenti pubblici”, per il ministero si configurerebbe come illecito disciplinare.

Il “nuovo” Codice nazionale di comportamento dei dipendenti pubblici (il Dpr 150 del 23 giugno 2023 che modifica il precedente del 2023) e rispetto al quale la FLC CGIL ha – come vedremo in seguito – fatto ricorso, recita all’art 11 ter che nell’utilizzo dei propri account di social media il dipendente “è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale”.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE VALORE SUPREMO

Si tratta, come si vede, di indicazioni talmente larghe e fumose che di fatto lasciano uno spazio troppo ampio ad azioni disciplinari totalmente discrezionali che possono arrivare a impedire la libertà di esprimere le proprie idee. “Quello che trovo più scandaloso – commetta Isetta Barsanti Mauceri, avvocatessa esperta di queste tematiche e consulente della FLC CGIL – è che il Consiglio di Stato, tenuto a dare un parere non vincolante ma

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