La vera educazione è sempre antifascista
Di Massimo Baldacci, Presidente nazionale di Proteo Fare Sapere
In questo intervento intendo proporre alcune riflessioni sul rapporto tra scuola e antifascismo. Secondo alcuni, il Fascismo è stata un’esperienza storica situata in un periodo preciso: tra il 1922 (altri partono dal 1919) e il 1945. Pertanto, si tratterebbe di un’esperienza archiviata dal tempo, e non si dovrebbe quindi usare il termine “fascismo” in modo generico, per riferirci a esperienze attuali (cfr. E. Gentile, Il fascismo in tre capitoli; Id., Chi è fascista).
Altri evidenziano però che “fascismo” è anche una categoria etico-politica che individua esperienze tutt’ora in corso (cfr. U. Eco, Il fascismo eterno; L. Canfora, Il fascismo non è mai morto). Da questo punto di vista, esso rappresenta una complessa e contraddittoria ideologia, che si traduce in un insieme di abiti mentali, di modi di pensare, di sentire e di agire (cfr. W. Reich, Psicologia di massa del fascismo). La sua costellazione ideologica è costituita da una serie di elementi (quali: l’irrazionalismo, il culto dell’azione, il nazionalismo, il totalitarismo, l’autoritarismo, il razzismo et al.) che si combinano variamente nelle sue differenti versioni (vedi Eco), anche se forse se ne può individuare un nucleo più stabile del suprematismo razzistico e nazionalistico (vedi Canfora).
In vista della diffusione della sua ideologia, il fascismo ha sempre dato una notevole importanza alla questione formativa. Il fascismo storico voleva realizzare un mutamento antropologico degli italiani, secondo il mito dell’uomo nuovo fascista (cfr. A. Tarquini, Storia della cultura fascista).