Diritto allo studio: in Italia è difficile accertare ‘merito’ e ‘bisogno’

Di Enzo Martinelli*

Quando a Milano presero avvio le lezioni al Politecnico (1863), la prima Università meneghina, il Comune di Bologna si preparava a celebrare gli otto secoli di vita dell’Alma Mater Studiorum e a Padova, Napoli, Siena e Pavia si discuteva l’ordine di graduatoria per definire l’anzianità dei rispettivi atenei, istituiti nei primi decenni del 1200.

Oggi all’ombra della Madonnina ferve un’operosa attività di una dozzina di Accademie che dopo aver recuperato nel secolo scorso il tempo perduto sulla frontiera dell’Istruzione Superiore, accolgono circa 250.000 studenti, una delle nuove risorse vitali della città. Già Capitale della finanza, dell’editoria, della pubblicità, della moda, del “pallone” (qualcuno dice anche della televisione), Milano insidia il primato di Roma (che ha il doppio di abitanti) per numero di studenti iscritti agli atenei pubblici e privati, alle Accademie di Alta qualificazione Artistica, Musicale, Design e agli Istituti Tecnici Superiori.

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