Nuove fasce di complessità delle istituzioni scolastiche. La FLC CGIL chiede il ritiro dei decreti ed è pronta a tutelare i dirigenti scolastici
A dieci giorni dalla pubblicazione dei decreti di revisione dei criteri delle fasce di complessità, di fronte alle prevedibili e comprensibili proteste dei dirigenti scolastici che hanno subito un inaspettato declassamento di fascia, non giustificabile con la riorganizzazione della rete scolastica né derivante da contrazioni di organico ma determinato dalla modifica dei punteggi attribuiti agli indicatori di complessità, l’organizzazione sindacale che avrebbe dovuto assumersi la completa responsabilità delle scelte imposte all’amministrazione e spiegarne le ragioni ai dirigenti scolastici, ha invece preferito avviare una stucchevole campagna di mistificazione dei fatti e delegittimazione delle altre organizzazioni sindacali, bollate come Robin Hood al contrario che vogliono “dare ai ricchi togliendo ai poveri”.
Tralasciando ogni commento sulla discutibile e inappropriata applicazione di tali categorie alla dirigenza scolastica, riteniamo che l’affermazione sia oltretutto sbagliata e fuorviante per una serie di motivi di seguito illustrati.
Non si considera che la proposta di una diminuzione della FASCIA A dall’attuale 22 al 16% e l’aumento dal 14 al 20% della Fascia C avrebbe causato la diminuzione della retribuzione di circa 800 dirigenti e che i cosiddetti “risparmi” sarebbero stati utilizzati prevalentemente per garantire agli stessi la clausola di salvaguardia e per finanziare l’aumento delle posizioni di fascia C.
Si omette inoltre di precisare che la proposta è stata alternativa a quella presentata dall’amministrazione nell’incontro del 20 maggio scorso con la quale si garantiva alle 7.599 scuole funzionanti nel 24/25 il mantenimento degli stessi importi del 23/24, con un aumento consistente delle scuole