Per un’educazione civica centrata sulla Costituzione
Il Governo Meloni sta procedendo a tambur battente nel tentativo di attuare una trasformazione ideologica della scuola. Le coordinate di questa trasformazione sono almeno tre, coerenti con i dogmi di una destra che all’ispirazione neoliberista aggiunge lo spirito di un populismo nazionalista (e nostalgico). In sintesi: l’economicismo, l’autoritarismo e il nazionalismo.
La prima coordinata (rispetto alla quale l’attuale Governo prosegue un indirizzo iniziato da anni) è quella di rendere la scuola subalterna al mondo economico e alle sue logiche (rinvio a Baldacci, La scuola al bivio. Mercato o democrazia?, 2019; scusandomi per l’autocitazione). A questo scopo, l’istruzione viene piegata alla formazione di produttori docili e competenti, direttamente impiegabili dalle imprese (“chiavi in mano”, si potrebbe dire). E in aggiunta si coltiva un’impostazione meritocratica, volta a socializzare precocemente i giovani alle logiche competitive del mercato del lavoro.
La seconda coordinata è quella del ritorno a una pedagogia autoritaria (a lungo predominante nel nostro Paese; cfr. Borghi, Educazione e autorità nell’Italia moderna, 2021), diffusamente punitiva, che tende a mutare la responsabilità (alla quale i giovani devono essere certamene educati) in mera sottomissione, nella docilità verso il potere. Una pedagogia che va oltre la scuola per estendersi all’intera vita sociale, e che inclina a trasformare i cittadini in sudditi, proni alle decisioni di chi governa.
La terza coordinata è quella nazionalista, che alla dialettica tra appartenenza comunitaria e tensione cosmopolita e universalista, sostituisce un’ossessione identitaria centrata sulla nazione (cfr. Remotti, L’ossessione identitaria, 2017). In questo modo, si contribuisce a seminare la