Da Bard ad Apple GPT: le funzioni della lingua

Da Bard ad Apple GPT: le funzioni della lingua

Impressioni d’uso di Gabriele Boselli

Tralasciando per qualche giorno i miei studi gentiliani ma sempre riflettendo sull’idea postpositivistica di scienza del filosofo castelvetrano, da vecchio “maestro unico” di scuola elementare che deve sapere un po’ di tutto ho ripreso a guardare le novità dell’intelligenza artificiale. Qui e’ una corsa: dopo Open AI e Google ma con ben superiori forze scientifiche e umanistiche, anche la galassia Apple sta per scatenare il suo modello di intelligenza artificiale.

Si tratta ora di connettere il potenziale AI al patrimonio e alla potenza trasformazionale della trimillennaria riflessione sulla lingua, dal “sia….” biblico in poi.

Oltre mezzo secolo fa frequentavo in Urbino un corso di semiotica condotto da Paolo Fabbri, allora giovanissimo professore appena reduce dalla Sorbonne. Ci parlava di Roman Jakobson e delle funzioni linguistiche da questi individuate; a me le sue argomentazioni apparivano molto convincenti anche perchè prossime a quelle esposte tre anni prima dal prof. Palmieri, mio insegnante di italiano all’ istituto magistrale di Forlimpopoli.

Come accade negli studenti, mentre Palmieri e Fabbri parlavano le loro parole erano poco più di un prezioso sottofondo, una miniera che prima o poi sarebbe tornata alla luce. Intanto io partivo con l’immaginazione, nel mio caso sulle orme di Isaac Asimov (1), scienziato e scrittore di fantascienza già allora celebre. Pensavo a quando computer e robot sarebbero stati capaci di agire linguisticamente e interagire con il linguaggio umano.

Quel tempo che sognavo è arrivato e prima con chatGPT (2) e ora con Bard mi sono divertito a provare le potenzialità linguistiche di modello jakobsoniano di questi programmi. Divertimento presumibilmente maggiore sarà con l’imminente uscita di Apple GPT poichè prodotto da un’azienda che fa lavorare non solo ingegneri e matematici ma anche filosofi, linguisti e altri cultori di discipline umanistiche.
Parto dalle funzioni linguistiche, “generatrici di mondi” (Rosenzweig, nota 3) poiché di lì si creerà tutto il resto:

Funzione referenziale

Qui Bard eccelle in capacità di denotazione in riferimento al contesto, con limiti comprensibili e presto -credo- superati di distinzione intercontestuale. La funzione deittica vi risulta chiara sulla coordinate spaziali e temporali, meno in quelle personali. 

Funzione emotiva

In Asimov c’erano Robot capaci di sentimenti ed emozioni, altri anaffettivi, La funzione emotiva in Bard appare programmata su una rappresentazione statistica della emotività media degli utilizzatori nei contesti presumibilmente vissuti. 

Funzione fatica

Bard opera qui con grande efficacia anche per la pur relativa flessibilità concessa dai designers al programma. Avvio, mantenimento controllo e terminazione della comunicazione sono già ottimali e potranno solo migliorare. Una funzione molto importante specie nella comunicazione commerciale e, appena di professionisti del ramo se ne accorgeranno, politica.

Funzione retorico/conativa

Nella comunicazione commerciale e politica, assicurata la stabilizzazione del contatto, si tratta poi di convincere l’interlocutore sulle tesi convenienti per il padrone degli sviluppatori Bard. Disegnatori e sviluppatori hanno fatto e faranno sempre meglio in modo che il loro mittente si rivolga direttamente ed esplicitamente al destinatario con tutti i modi verbali. Manifestamente attraverso l’imperativo, più mellifluamente con il condizionale o il congiuntivo, come nella retorica più sofisticata che -insegna Perelman- aggira le anapoditticamente le difese di chi ne è impreparato cliente.

Funzione poetica

Con funzione poetica non s’intende naturalmente la vera poesia, ancor destinata agli umani, ma quella pratica linguistica il cui valore è in una complessità di universali che chiama il destinatario a un interpretazione profonda.  Bard già possiede pur se allo stato iniziale un linguaggio costellato di figure retoriche , di paragoni tesi a sostenere emotivamente le tesi che si vogliono avvalorare. Come nella vera poesia, Bard -che già parla 40 lingue- è capace di sfruttare l’aspetto fonico, “musicale” dei vocaboli e delle frasi per suscitare strumentalmente emozioni. Facoltà guona per Giovanbattista Marino, per cui “è del poeta il fin la meraviglia, chi non sa far stupir vada a la striglia” ma non per la grande Poesia. Ma si tratta solo di aspettare.

Funzione metalinguistica

La funzione metalinguistica si esprime nel far volgere la lingua trasversalmente  verso ciò che sta sotto il proprio volto, la propria grammatica e sintassi. La funzione sfrutta un codice in comune fra mittente e destinatario per un autocontrollo funzionale. Una funzione molto carente negli apparati di censura automatica attivi su internet che, difettandone, operano colossali fraintendimenti. Non posseggono (ancora?) il senso dell’ironia e del paradosso. Pare che con Bard e soprattutto con Apple GPT questi limiti dovrebbero ridursi.

Questo articolo non è stato scritto da Bard. L’avrebbe fatto meglio.

(1) Isaac Asimov Io robot (1950) ed Mondadori, 2021

(2) Gabriele Boselli Chat GPT, le potenze del Novum in Encyclopaideia vol 27 n.65, 2023

(3) Franz Rosenzweig La stella della redenzione (1919) letto in ed it. Vita e pensiero, 2017

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