La startup che allunga la vita ai macchinari medici riducendo i rifiuti speciali

L’ultima a rinascere, per così dire, è stata una Tac multistrato 64 slice. Dismessa da un ospedale pubblico campano, sembrava destinata al macero. Inesorabilmente. Oggi, invece, è perfettamente funzionante in un centro diagnostico privato nel Lazio, dove aiuta a effettuare diagnosi e controlli in modo molto approfondito. Ed è bastato poco, a quanto pare. Perché qui accade questo, soprattutto: sistemi a risonanza magnetica, TAC, sistemi di radiologia digitale ed ecografi, e in generale tutte le apparecchiature di diagnostica per immagini, vengono recuperati e rigenerati. Spesso a vantaggio di economie più basse o della veterinaria. In un’ottica di economia circolare che consente di risparmiare costi ambientali, riducendo lo smaltimento di potenziali rifiuti speciali.
Castel San Giorgio, nel cuore dell’Agro nocerino sarnese, in provincia di Salerno: ha una storia giovane la Global Biomedical Service (GBS), indicata dal Politecnico
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