Un Salone non solo di libri

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È la mela della conoscenza a condizionare, o meglio, a silenziare l’istinto dell’essere umano. La mai appagata sete di curiosità è stata testimoniata nel fine settimana dall’affluenza al trentaseiesimo Salone del Libro di Torino. La manifestazione si è conclusa ieri con un aumento di ingressi a duecentoventiduemila, nonostante il calo costante dei lettori: il 21,8% degli italiani legge almeno tre libri l’anno e il 39% un libro soltanto (dati Istat). La trentasettesima edizione si terrà la prossima primavera, dal 15 al 19 maggio.
È stata proprio a sete di navigare di navigare oltre le Colonne d’Ercole, secondo il pensiero cristiano, a renderci fragili, mortali, e persino stranieri all’assoluto dell’Eden. E quasi per contrappasso in un giardino artefatto, nel bosco degli scrittori allestito da Aboca, Vasco Brondi ha ammesso a Sandro Veronesi che nei brani dell’album Un segno di vita le citazioni non siano sfoggio di conoscenza, bensì uno strumento per conoscersi. Con la conquista del fuoco e la conseguente custodia della fiamma, la mitologia quanto le scienze antropologiche – senza tralasciare L’isola (1962) di Huxley – hanno delineato il passaggio da una concezione naturale a una culturale dell’esistenza. L’incendio domato ha mutato il corpo stesso dell’homo sapiens e i denti hanno lasciato spazio alla scatola cranica, ma con la tensione evolutiva e le debite scintille del vivere sapendo di farlo.

Attenzione alla retorica

Non si tratta più della solita retorica, condannata all’accezione negativa di una forma opaca, o peggio, sprovvista di un contenuto; bensì di un significante che si adatti al significato correlato e lo veicoli nel modo più efficace, più “definitivo” possibile: questa è la funzione del ritmo musicale che permea i testi di Brondi, come quelli di Fabi o di Bersani, per rendere memorabile la parola annunciata e rilanciarla di bocca in bocca, come una chanson de geste a misura di un intramontabile uomo senza qualità. In Viva la retorica sempre (Piemme, 2024, pp. 256, euro 13), di Flavia Trupia, è indispensabile prestare attenzione all’uso che viene fatto della retorica per dialogare con consapevolezza: distinguere i meccanismi di manipolazione, al di là del dibattito pubblico, consente all’individuo di difendersi dalle strategie ambigue nelle dinamiche lavorative e pure in famiglia.

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Non a caso, l’attenzione è il concetto che lega tutte le manifestazioni dell’anno corrente organizzate dalla Rete Pym per la piccola e media editoria indipendente: “Siamo sempre più numerosi a connetterci alla rete per avviare nuovi discorsi – ha argomentato Eleonora Carta allo stand di Argonautilus – ma sempre meno a coglierne il senso. I media digitali mettono a dura prova la nostra capacità di concentrazione, trasportandoci da un canale all’altro, fino a sacrificare l’origine stessa di un’informazione”.

D’altronde, nel saggio Attenzione e potere (Luiss University Press, 2024, pp. 224, euro 17), Emanuele Bevilacqua sottolinea la deriva consumistica del web, in cui il tempo è diventato la valuta dominante. Tuttavia riuscire a trattenere l’attenzione del fruitore si scontra con una quantità incalcolabile di distrazioni dietro le interfacce più disparate, spesso travestite da domande personali.

Contro le fake news

La scuola può preparare i ragazzi a riconoscere e contrastare le fake news? Le cosiddette notizie “false” e il commercio dilagante di mezze verità che corroborano qualsivoglia campagna elettorale, si sono rivelati un problema irreversibile dopo l’exploit del primo Trump, nel 2017, che scelse Facebook e Twitter quali scenari di engagement per ammaliare gli sprovveduti e irretire i dubbiosi. “Escape Fake” è lo strumento didattico innovativo, sviluppato da La Fabbrica, che intende supportare il rapporto tra studenti e docenti di fronte al tracollo valoriale della verità; sebbene senza verità venga meno persino il concetto di passato. Il fulcro del progetto è l’omonimo escape game in realtà aumentata: un gioco gratuito, utilizzabile su tablet o smartphone, in piccoli gruppi o individualmente, in cui i partecipanti sono chiamati a risolvere quesiti ed enigmi sulla disinformazione. Tre stanze con trame coinvolgenti trattano i seguenti temi: contraffazione delle immagini (deepfake e cheapfake), tattiche per la diffusione delle fake news e modalità per riconoscerle, approcci e comportamenti online, sicurezza e privacy, phishing, manomissione degli algoritmi. Favorendo l’apprendimento attraverso il gioco, “Escape Fake” sostiene l’insegnamento dell’educazione civica poiché offre agli studenti l’opportunità di visionare in maniera critico i dati multimediali, potenziando le competenze di cittadinanza digitale e media literacy.

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