“Una spiegazione per tutto”, una riflessione politica sull’Ungheria di oggi
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Il cinema impegnato è protagonista del weekend in sala: “Una spiegazione per tutto” dell’ungherese Gábor Reisz è il titolo da non perdere della settimana e quello in assoluto più capace di offrire numerosi spunti di riflessione.
Al centro della trama c’è un esame di maturità che finisce per diventare un vero e proprio scandalo mediatico: il giovane Abel indossa una coccarda nazionalista, che suscita una domanda del suo professore di storia che genererà una serie di imprevedibili conseguenze.
Oltre al ragazzo protagonista, la pellicola ha numerosi personaggi – dal padre nazionalista all’insegnante liberale – che diventano metafora delle diverse posizioni politiche e sociali dell’Ungheria di ieri e di oggi.Vincitore del premio Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2023, “Una spiegazione per tutto” è una pellicola che parla esplicitamente della storia ungherese e dell’odierna condizione relativa alla politica di Orbán e a una società dominata da situazioni paradossali che vengono sfruttate dai media per generare scandali a buon mercato.Ancora più evidente è però il clima di divisione che si respira in una pellicola tremendamente inquietante per la profonda divisione tra i vari personaggi in scena.
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Oltre alle riflessioni sociopolitiche, si parla anche della distanza tra le generazioni in questo lungometraggio che mette molta carne al fuoco, ma in cui il regista riesce comunque a dosare con un giusto equilibrio tutti ingredienti messi nel piatto.
Un regista di talento
Reisz è un regista ancora poco conosciuto, ma di notevole talento, come aveva già dimostrato nei precedenti “For Some Inexplicable Reasons” (2014) e “Bad Poems” (2018): “Una spiegazione per tutto” è però il suo film della maturità, grazie soprattutto a una sceneggiatura affilata che suscita riflessioni durante la visione.Inizialmente il film fa un po’ fatica a carburare, ma cresce molto nella parte centrale regalando anche una serie di sequenze emozionanti – si vedano quelle del giovane Abel in bicicletta – in cui la musica e le immagini si sposano perfettamente.
La pellicola è certo molto indirizzata a offrire al pubblico una cartolina dell’Ungheria odierna, ma molte delle azioni messe in scena hanno valenza universale e il caso specifico che viene descritto è qualcosa che si potrebbe senz’altro ritrovare in numerose altre nazioni del mondo.Notevole, inoltre, il lavoro di tutto il cast in questa pellicola corale che merita indubbiamente una visione per chiunque sia in cerca di un prodotto incisivo e impegnato al punto giusto.
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