Sapiens anticipazioni: quanto sono pericolosi i vulcani italiani?

Sapiens stasera anticipazioni: approfondimento su terremoti e vulcani in Italia

Mario Tozzi e le sue incursioni nel passato nel presente e nel futuro della vita dei Sapiens proseguono con la terza puntata di “Sapiens – Un solo pianeta”, una produzione Rai Cultura, in onda sabato 25 maggio alle 21.45 su Rai3. Cosa accadrebbe se oggi il più pericoloso vulcano d’Italia, il nostro supervulcano, entrasse in eruzione? Quante persone sarebbero a rischio e sarebbe corretto parlare di esodo, invece che di evacuazione? Siamo preparati ad affrontare questo rischio? Da cosa dipendono quei sismi, è il magma che spinge da sotto o sono i gas? Entro il 2050 il 70% della popolazione mondiale vivrà in città, alcune delle quali come Pozzuoli sono a forte rischio sismico e vulcanico.

I sapiens hanno deciso di conviverci: ma a quali costi? I terremoti che si susseguono nei Campi Flegrei sono il segnale di un’eruzione imminente? Questi sono solo alcuni degli interrogativi sui quali si concentrerà il nuovo viaggio di Mario Tozzi che racconterà cause e conseguenze del rischio sismico e vulcanico con i quali siamo e saremo sempre di più costretti a convivere.

Ci sono aree del mondo come il Giappone che hanno imparato a costruire edifici adottando contromisure molto efficaci e scientificamente fondate in previsione di scosse violente. Ma ci sono altre zone spesso più povere come l’Iran o Haiti, in cui questo non avviene. L’Italia appartiene a questa seconda categoria; sebbene tecnologia e conoscenza scientifica non manchino, la pianificazione territoriale non è sufficiente a prevenire conseguenze catastrofiche come testimoniato in occasione dei terremoti de L’Aquila e di Amatrice. Ma la nostra penisola deve affrontare anche da un altro rischio geologico: il rischio vulcanico. Ci sono terremoti, infatti, che non sono prodotti dallo spostamento delle placche, ma da eruzioni vulcaniche: un esempio molto noto è quel terremoto che avvenne a Pompei nel 79 d.C., in prossimità dell’eruzione. 

Nel corso della puntata Mario Tozzi farà un racconto in parallelo tra eventi vulcanici ed eventi sismici da un luogo particolarmente importante per la geologia del nostro Paese: i Campi Flegrei, in provincia di Napoli. L’etimologia del nome “Flegrei”, in greco “campi ardenti”, indica la natura di questo territorio. In questa area si trova un super vulcano, molto diverso dal pur vicinissimo Vesuvio, dalle potenzialità distruttive enormi, la cui esplosione renderebbe inabitabile una larga fetta del territorio Campano.

Ma al momento il fenomeno più visibile e preoccupante è il bradisismo, il “sisma lento”, che ha la sua massima espressione attuale nel comune di Pozzuoli, dove si assiste ad un fenomeno davvero singolare: una parte della città si è sollevata, nel corso dei secoli, di diversi metri, costringendo ad abbandonare interi quartieri, come quello del Rione Terra. Il fenomeno, dovuto all’accumulo di gas e di fluidi di origine vulcanica, produce una forte pressione nel sottosuolo, che quindi si solleva. “Sapiens” racconterà cosa è stato fatto e cosa è ancora da fare per fronteggiare la situazione in caso di emergenza vulcanica, qualora il gigante dovesse risvegliarsi come fece l’ultima volta circa 40.000 anni fa.In apertura di puntata, nello spazio dedicato ai “Dialoghi di Sapiens“, lo scienziato Mario Tozzi converserà con l’umanista Pietrangelo Buttafuoco sui temi della serata.

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Identikit del vulcano più temuto d’Italia

Dopo la scossa di terremoto di magnitudo 4.4 registrata la sera del 20 maggio 2024 nella zona dei Campi Flegrei, vicino Napoli, si torna a parlare di quest’area dalle caratterisitiche geologiche molto peculiari. In molti si chiedono se ci sia da temere un imminente scossa catastrofica o se, invece, gli allarmismi siano persino esagerati. Per farsi un’idea in autonomia, per conoscere le caratteristiche e la storia di questa zona tenuta continuamente sotto osservzione, vi riproponiamo l’articolo di Luigi Bignami “Identikit del vulcano più temuto d’Italia”, tratto dall’archivio di Focus.

I Campi Flegrei sono un campo vulcanico che occupa un’area di circa 450 km2, dall’isola di Procida a buona parte della città di Napoli. Sono composti perlopiù da vulcani “monogenici”, cioè la cui formazione è dovuta all’accumulo di materiale di un singolo evento eruttivo. Ne sono esempi il Monte Nuovo, la Solfatara e Astroni. I Campi Flegrei comprendono anche Pozzuoli, nota per il fenomeno del “bradisismo”, un lento sollevamento e abbassamento del suolo, fenomeno che può essere accompagnato da attività sismica. Le rocce più antiche della zona sono state rilevate nell’area urbana napoletana e risalgono a circa 78.000 anni fa, anche se è probabile che le prime eruzioni siano avvenute in tempi precedenti.

Adriatico sotto gli Appennini. Come gli altri vulcani dell’area campana, i Campi Flegrei si sono formati perché si trovano in un’area caratterizzata da distensione della crosta terrestre. La crosta si sta allargando e crea una decompressione in profondità, con fusione delle rocce. «Questi vulcani sono l’espressione più meridionale di un vulcanismo molto ampio che inizia dalla Toscana e scende fino alla Campania. È un’area dove l’Adriatico scorre sotto gli Appennini e il Tirreno si apre. Così si creano fusioni nel mantello che sta sotto la crosta con produzione di magma che sale in superficie», spiega Guido Ventura dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).

L’eruzione più antica dei Campi Flegrei di cui si hanno chiare testimonianze risale a 40-39.000 anni fa e ha dato origine all’Ignimbrite campana (l’ignimbrite è un tipo di deposito vulcanico originatosi da una forte esplosione). «È stata l’eruzione più violenta dell’area mediterranea negli ultimi 200.000 anni. I materiali emessi sono presenti in tutta la zona con spessori di decine di metri, ma ceneri sono state ritrovate anche in Bulgaria e in alcune aree della Russia», racconta Roberto Isaia dell’Ingv. «È stata proprio l’eruzione dell’Ignimbrite campana a generare la caldera dei Campi Flegrei.

Nei mesi che hanno precedeuto la scossa di magnitudo 4.4 del 20 maggio 2024 si sono verificati vari sciami sismici, come quelli del 18 agosto 2023, del 7 settembre e del 2 ottobre, con decine di eventi la cui magnitudo massima è stata di 4,0. L’area interessata, già dagli anni ’80, è compresa tra Pozzuoli, Solfatara, Pisciarelli e Agnano, con eventi che dal 2018 si verificano anche nel Golfo di Pozzuoli. La profondità degli ipocentri raramente supera i 4 km. I sismi sono legati all’area che si solleva, centrata sul Rione Terra (nella parte storica di Pozzuoli) o poco più a sud.

Le analisi dei gas che fuoriescono dal terreno mostrano poi che sotto la superficie vi è un aumento di pressione dei gas e dei fluidi concentrato nell’area di Solfatara-Pisciarelli, dove, in media, si ha una fuoriuscita di oltre 3.000 tonnellate di anidride carbonica al giorno. Questo movimento di gas e fluidi in pressione può dare origine a sismi fino a magnitudo 5.
Sollevamento. Cosa faccia aumentare la pressione non è semplice da determinare. I dati, tuttavia, indicano che il sollevamento potrebbe essere prodotto da una risalita di fluidi e gas che si trovano a profondità probabilmente superiori a 6-8 km, all’interno di una vasta e articolata camera magmatica profonda.
Campi Flegrei, Vesuvio, Procida, Ischia e altri vulcani della zona hanno un’origine comune. «Tutta l’area è caratterizzata da ciò che si trova 20-25 km di profondità, dove le condizioni determinano la formazione di roccia fusa. Questa risale lungo condotti separati; a un certo punto il materiale in risalita si ferma e staziona nella crosta formando le camere magmatiche. Queste ultime, a loro volta, diventano i sistemi di alimentazione dei diversi vulcani campani. Si può dire quindi che i vulcani campani abbiano una comune area di formazione del magma ma anche camere magmatiche indipendenti, che non si parlano tra loro e danno origine a una storia eruttiva diversa», precisa Guido Ventura.

I tre scenari possibili. Le ricerche permettono di ipotizzare eruzioni di “taglia” piccola, media e grande. «I tre scenari fanno riferimento a eruzioni del passato», spiega Francesca Bianco. Da uno studio probabilistico, che ha considerato gli ultimi 5.000 anni di attività, è emerso che in caso di riattivazione si avrebbe circa il 95% di probabilità che si verifichi un’eruzione di taglia media o minore. In base a questi scenari, la Protezione Civile ha messo a punto un piano di emergenza e conseguenti piani di evacuazione. Sono state definite due zone: rossa e gialla. Per la rossa, che verrebbe distrutta, si prevede un’evacuazione preventiva in caso di allarme; comprende circa 500.000 abitanti nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto per intero e parte dei comuni di Giugliano in Campania, Marano di Napoli e alcune zone di Napoli. La zona gialla sarebbe esposta a una ricaduta significativa di ceneri vulcaniche ma potrebbe essere evacuata solo temporaneamente.
Nonostante i pericoli, nell’area dei Campi Flegrei si continua a costruire seguendo i piani regolatori dei sei comuni che vi gravitano.

«Dal 1972 – ossia dal primo fenomeno di bradisismo intenso del secolo scorso – a oggi, della popolazione che è andata a insediarsi nella zona di Napoli, metà lo ha fatto nella grande caldera; in pratica vi è stato un aumento di circa 140.000 persone», spiega l’architetta Anna Savarese, Direttore regionale di Legambiente Campania. Molte di loro sono andate in case preesistenti, ma un buon numero è entrato in case nuove. «Si può dire comunque che circa il 20% delle abitazioni sono abusive», continua.
L’area rossa c’è, ma… Tutto questo è andato a scapito delle vie di fuga che, pur essendoci sulla carta, sono insufficienti a far scorrere il traffico nel caso di eruzione imminente. Legambiente e, recentemente, anche alcuni gruppi politici hanno chiesto di bloccare del tutto le costruzioni e di trovare il modo di delocalizzare la popolazione a partire da chi vive nella “zona rossa”. Sul Vesuvio, che fa parte del medesimo mondo magmatico, sono circa 20 anni che c’è una legge che vieta nuove costruzioni nell’area rossa, anche se una serie di successivi regolamenti (come la possibilità di aumentare il volume delle abitazioni o il bonus casa, cui si aggiunge anche qui l’abusivismo) ha visto una riduzione delle nuove costruzioni, ma non un blocco totale.

Le crepe nella strada vicino al porto causate dal sollevamento del terreno a causa del bradisismo il 23 ottobre 2023 a Pozzuoli, Italia. I Campi Flegrei, un grande vulcano dormiente vicino a Napoli, hanno una storia di eruzioni, con l’ultima avvenuta nel 1538. Recentemente, l’aumento dell’attività sismica e il sollevamento del livello del suolo hanno destato preoccupazione tra i residenti locali. Esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) affermano che questi sono segnali tipici dell’attività del vulcano, ma stanno monitorando la situazione attentamente perché quest’area ha una storia di grandi eruzioni.
© Ivan Romano/Getty Images

Emergenza Coronavirus COVID-19: notizie e provvedimenti

Ordinanza del 2 giugno 2021 Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. 

Ordinanza 29 maggio 2021 Ai fini del contenimento della diffusione del virus Sars-Cov-2, le attività economiche e sociali devono svolgersi nel rispetto delle “Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali”, elaborate dalla Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome, come definitivamente integrate e approvate dal Comitato tecnico scientifico, che costituiscono parte integrante della presente ordinanza

Ordinanza 21 maggio 2021 Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-Cov-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro.

Ordinanza 21 maggio 2021 Linee guida per la gestione in sicurezza di attivita’ educative non formali e informali, e ricreative, volte al benessere dei minori durante l’emergenza COVID-19.

Ordinanza 21 maggio 2021 Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

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