Stipendi e rinnovo CCNL scuola: Giorgia Meloni chiarisce le priorità

Rinnovo del contratto scuola: cosa aspettarsi dal Governo di Giorgia Meloni? Ieri nel suo discorso alla Camera, Giorgia Meloni ha un po’ frenato le speranze, rammentando agli italiani che abbiamo emergenze, e quindi priorità a cui dedicarsi immediatamente. Significa che la firma del contratto tarderà ad arrivare? Non è detto.

Meloni: ‘la crisi energetica è la priorità’

Dal discorso di Giorgia Meloni in Parlamento, emerge chiaramente che una parte dei provvedimenti legati alle promesse della campagna elettorale dovranno attendere: adesso l’urgenza è la crisi energetica. La situazione economica è grave sia a livello internazionale, che nazionale. Il primo passo del Governo, quindi, dovrebbe essere una misura contro il caro bollette. Allo stesso tempo, però, la leader di FdI ha pure detto che che la legge di bilancio sarà una legge con tendenza la risparmio. Insomma, soldi non ce ne sono molti e la crisi energetica ha la priorità. Cosa aspettarsi?

Rinnovo contrato scuola: due scenari possibili

A questo punto, se partiamo dal presupposto che soldi per stanziare ulteriori aumenti di stipendio a quanto pare non ce ne sono nell’immediato (come avevano chiesto i sindacati), si aprono due scenari:

  1. Se i sindacati si impuntano ancora sugli aumenti, la firma del contratto potrebbe tardare ancora ed essere rimandata anche al prossimo anno.
  2. Se i sindacati prendono atto che le risorse non ci sono, la trattativa potrebbe anche essere conclusa velocemente. In questo caso, gli importi dovrebbero restare quelli di cui si è già parlato nei mesi scorsi.

Marcello Pacifico (Anief) ha commentato in proposito: “il nuovo Governo comincia a parlare di scuola e di valorizzazione docenti, ma non sembra ancora avere le idee chiare sugli obiettivi da raggiungere: perché si parla genericamente di ringraziare i nostri insegnanti garantendo loro il salario? Il tempo delle pacche sulle spalle è terminato, ora è arrivato quello degli aumenti a tre, anzi a quattro zeri, delle assunzioni dei precari storici, degli organici da aumentare: incontriamoci e parliamone”. 

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PREVIDENZA – Quota 41 o 64 in arrivo? Anief: l’importante è introdurre un pre-pensionamento di 4 anni senza penalizzazioni, nella Scuola è necessario

“Sono due gli interventi che il Governo sta attuando sulle pensioni con la Legge di Bilancio per evitare il ritorno alla Fornero: Quota 41 e Quota 64 anni. L’importante è che l’Italia intraprenda quello che si fa negli altri Paesi economicamente sviluppati: mandare i cittadini lavoratori in pensione a 63 anni con il massimo dei contributi”. A sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, che chiede quindi un pre-pensionamento di almeno quattro anni rispetto alla legge che tornerebbe in vigore dal 1° gennaio prossimo.

 
Intervistato dall’agenzia Teleborsa, il sindacalista autonomo ha detto che se lo Stato ha giustamente deciso che “si deve accedere al lavoro con dei titoli di studio di formazione superiore, allora è giunto il momento di riconoscere gratuitamente il riscatto degli anni di studio”, come ha più volte detto anche il presidente Inps Pasquale Tridico. Secondo Pacifico, si tratterebbe di “due operazioni importanti per svecchiare non solo la Pubblica Amministrazione e tutto il mondo del lavoro, non solo per aprire le porte ai giovani e ringiovanire il personale della scuola, dato che abbiamo la classe docente più vecchia del mondo, ma questa operazione servirebbe a garantire una parità di trattamento tra i lavoratori dei paesi economicamente più sviluppati”.
Secondo il leader dell’Anief, infine, c’è un ultimo punto fondamentale: “le donne che lavorano devono avere qualcosa di riconosciuto, un qualche contributo importante, in particolar modo se hanno dovuto affrontare anche la maternità: se il Governo italiano ha introdotto, giustamente, un Ministero della Natalità, allora bisogna anche intervenire concretamente per garantire il diritto delle donne ad essere pienamente madri e lavoratrici” adeguatamente tutelate delle leggi.
 
Il giovane sindacato chiede, in particolare, che docenti e personale Ata vengano equiparati, a livello di previdenza, ai lavoratori delle forze armate, permettendo così loro di lasciare in ogni caso il lavoro a 62 anni e senza tagli all’assegno di quiescenza. “Non è una concessione – conclude Pacifico – considerando l’alto numero di casi di insegnanti sottoposti a  burnout  e a patologie invalidanti dovute allo stress da lavoro prolungato e senza nemmeno il dovuto riconoscimento del rischio biologico, molto presente tra coloro che operano nei nostri istituti scolastici”.
 
Anief ricorda che, in convenzione con Cedan, anche quest’anno è stato avviato il servizio di consulenza per chi è interessato al pensionamento: è possibile contattare via web la sede sindacale più vicina.
 
 
 
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