La tigre di Giava è davvero estinta?

In Indonesia vivevano un tempo tre diverse tigri, tre sottospecie (Panthera tigris sumatrae, P. tigris sondaica e P. tigris balica) che, come forse intuirete dai nomi, abitavano in tre isole diverse dell’arcipelago: Sumatra, Giava e Bali. Di queste tre,  solo una non si è ancora estinta: si tratta della tigre di Sumatra, mentre quelle di Giava e Bali sono scomparse nel corso del XX secolo. O almeno così si credeva fino a poco tempo fa: a marzo, sulla rivista Oryx, è comparso uno studio che sostiene che in realtà la tigre di Giava sia ancora presente sull’isola. Per quanto eccitante, però, la notizia non ha convinto appieno il mondo scientifico, e c’è chi ha già espresso ad alta voce i propri dubbi.

Cinquant’anni dopo… La notizia della “de-estinzione” della tigre di Giava, osservata in natura per l’ultima volta nel 1976 e poi dichiarata estinta, arriva grazie a un abitante dell’isola, che ha segnalato l’avvistamento di un grosso felino in una piantagione agli autori dello studio. I quali sono tornati sul luogo del delitto e hanno rinvenuto un singolo pelo della pelliccia di quella che sembrava a tutti gli effetti una tigre. Un’analisi genetica del campione, confrontata con quella di una pelliccia di tigre di Giava presente in un museo, ha all’apparenza confermato l’identità dell’animale. Il problema, però, è che molti esperti del campo hanno avanzato dubbi sulla validità dello studio, sia in termini di metodologie sia di conclusioni.

I dubbi degli esperti. Al Wall Street Journal, per esempio, il genetista esperto di tigri Anubhab Khan ha spiegato che, per quanto interessante, lo studio contiene degli errori, e che ha già contattato gli autori per organizzare una contro-analisi. A Live Science, invece, il genetista Luo Shu-Jin ha affermato di avere rianalizzato la sequenza di DNA presente nello studio e di aver trovato errori e, soprattutto, tracce di contaminazione ambientale, sia nel pelo trovato in natura sia nella pelliccia del museo. Queste potrebbero aver portato a un’identificazione errata della specie. Non abbiamo quindi, per ora, alcuna certezza sul destino della tigre di Giava – almeno fino a quando qualcuno non riuscirà a osservarne una e a identificarla senza alcun dubbio.

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Attori e attrici famosi interpretano 12 animali

Abitiamo tutti nella stessa casa, la Terra. È qui che ci siano evoluti, da quando la vita è comparsa, pur prendendo strade diverse. La nostra specie condivide dunque molto con gli altri animali. L’ambiente e l’origine, ma a volte anche le sembianze, i gesti e le espressioni. È questa l’ispirazione per il progetto fotografico voluto dal Wwf Italia, Il panda siamo noi: un lavoro che invita noi umani a riconoscerci negli altri animali, per ricordarci che tutelando loro proteggiamo anche noi stessi, perché condividiamo lo stesso ambiente e lo stesso futuro.
A ogni volto, una specie. Per il progetto, 12 attrici e attori italiani si sono fatti ritrarre rispecchiando le immagini di 12 specie. Alan Cappelli Goetz, Maria Grazia Cucinotta, Sabrina Ferilli, Stefano Fresi, Caterina Guzzanti, Vinicio Marchioni, Caterina Murino, Giorgio Panariello, Lillo Petrolo, Virginia Raffaele, Maya Sansa e Luca Ward così rappresentano leonessa, leopardo, orso e altri animali.

Le opere sono in mostra a Roma dal 13 al 17 marzo (escluso il 16)

Le opere sono esposte nella mostra Il Panda siamo noi: visitabile, con ingresso gratuito, il 13, 14, 15 e 17 marzo, dalle ore 10:00 alle 19:00, nel Complesso Monumentale dell’Acquario Romano, Casa dell’architettura, in Piazza Manfredo Fanti 47 a Roma. IL GESTO DEL “CUGINO” BONOBO. La sezione centrale è costituita dai 12 dittici composti dai ritratti degli artisti – realizzati da Alessandro Dobici – accostati a quelli degli animali, scattati da Alberto Cambone e Roberto Isotti. Maria Grazia Cucinotta rispecchia il gesto di un bonobo (Pan paniscus): insieme agli scimpanzé, questi primati sono i nostri parenti viventi più prossimi (secondo le analisi, condividono con noi il 98,7% del Dna). Vivono nel bacino del Congo e sono minacciati da bracconaggio e distruzione delle foreste, in un’area del mondo tormentata da conflitti e afflitta dalla povertà. Mai come in questo caso è evidente come risolvere questi problemi alla base sia essenziale per la popolazione quanto per la natura.

Giorgio Panariello con un allocco di Lapponia.
© Alessandro Dobici, Alberto Cambone e Roberto Isotti – Homo ambiens

Giorgio Panariello (foto sopra) invece “imita” l’allocco di Lapponia (Strix nebulosa): una specie che per ora gode di buona salute ed è diffusa in un ampio areale nel grande Nord, dalla Russia all’America, ma rischia di pagare il prezzo della crisi climatica. Pulcini a rischio. Le temperature più miti costringono questa e altre specie a spostarsi verso nord e gli incendi più frequenti nella tundra possono mettere a rischio i pulcini, che non sono ancora in grado di volare via dal fuoco.
E Virginia Raffaele (foto sotto) si rispecchia nel camaleonte bifido (Furcifer bifidus): una delle specie endemiche di quell’hot spot di biodiversità che è il Madagascar.

Come per altri camaleonti, la minaccia per questo animale è la distruzione delle foreste per la produzione di legname e per ricavare terre.

Virginia Raffaele con un camaleonte bifido
© Alessandro Dobici, Alberto Cambone e Roberto Isotti – Homo ambiens

Questi rettili, però, sono anche vittime di un mercato senza controllo alimentato dalle richieste di chi, nei Paesi ricchi, compra animali esotici da tenere in casa. In mostra si possono vedere gli altri nove “ritratti doppi”: come Sabrina Ferilli accanto al sifaka dal diadema (Propithecus diadema), lemure che vive nelle foreste del Madagascar e come i camaleonti di cui abbiamo parlato risente della loro riduzione, oppure Lillo Petrolo che si rispecchia nell’orso bruno (Ursus arctos). Per il pubblico, un invito a riconoscersi nella natura per proteggerla.

Un’iguana marina (Amblyrhynchus cristatus)
© Alberto Cambone e Roberto Isotti– Homo ambiens

La mostra ha anche una seconda sezione, intititolata Vanishing Beauty: la bellezza che scompare, la biodiversità minacciata. Sono qui esposti 32 ritratti di animali tratti dal progetto Homo ambiens di Alberto Cambone e Roberto Isotti. Ancora una volta, si rimanda alla simmetria tra uomo e (altri) animali: la perdita della natura mette a rischio direttamente la sopravvivenza di molte specie, ma sappiamo che l’impoverirsi degli habitat ha conseguenze anche sull’umanità e sulle sue attività.
Tra le specie in mostra, l’iguana marina (Amblyrhynchus cristatus), delle Galapagos: si immerge nelle acque dell’oceano in cerca di alghe ed è tra gli animali che popolano queste isole dell’Ecuador note per custodire specie uniche al mondo.

Con queste immagini il Wwf ci ricorda che dobbiamo ridurre la nostra impronta e tutelare le specie a rischio

La tigre (Panthera tigris).
© Foto di Alberto Cambone e Roberto Isotti – Homo ambiens

L’otocione (Otocyon megalotis) è una volpe di savane e zone aride dell’Africa sub-sahariana. Le sue grandi orecchie sono essenziali per regolare la temperatura; si nutre di insetti (soprattutto termiti), in parte di bacche e semi, e dalla dieta ricava l’acqua necessaria alla sopravvivenza. Infine la tigre (Panthera tigris): pur avendo avuto un recupero negli ultimi anni, dimostrando l’efficacia delle misure di protezione e conservazione, resta a rischio per la perdita del suo habitat (le giungle asiatiche) e delle sue prede, ma anche per il bracconaggio alimentato dalla richiesta di parti del corpo di tigre sul mercato asiatico.
Promemoria. La tigre è una delle specie per cui il Wwf ha specifici progetti di conservazione. Con queste immagini, appunto, l’organizzazione ambientalista ricorda gli obiettivi da perseguire: fermare la perdita di habitat, promuovendo anche forme di utilizzo sostenibile; fermare le estinzioni dovute all’attività umana, tutelando le popolazioni più a rischio; ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e l’impronta ecologica delle attività umane, dalla produzione al consumo.

Un otocione (Otocyon megalotis)
© Alberto Cambone e Roberto Isotti – Homo ambiens

Emergenza Coronavirus COVID-19: notizie e provvedimenti

Ordinanza del 2 giugno 2021 Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. 

Ordinanza 29 maggio 2021 Ai fini del contenimento della diffusione del virus Sars-Cov-2, le attività economiche e sociali devono svolgersi nel rispetto delle “Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali”, elaborate dalla Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome, come definitivamente integrate e approvate dal Comitato tecnico scientifico, che costituiscono parte integrante della presente ordinanza

Ordinanza 21 maggio 2021 Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-Cov-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro.

Ordinanza 21 maggio 2021 Linee guida per la gestione in sicurezza di attivita’ educative non formali e informali, e ricreative, volte al benessere dei minori durante l’emergenza COVID-19.

Ordinanza 21 maggio 2021 Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

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